Economia

AI, dai selfie delle celebrità alle persone comuni, 19enne italiano lancia startup innovativa negli Usa

today7 Settembre 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

07 settembre 2026 | 18.13

LETTURA: 5 minuti

I budget pubblicitari si stanno spostando dai selfie delle celebrità ai test scientifici generati dall’IA sui dati estrapolati da centinaia di video realizzati da persone comuni. Parola di un diciannovenne italiano che dagli Usa sta rivoluzionando il modo di fare pubblicità digitale con Ugc Roster, una neonata piattaforma software B2B basata sull’intelligenza artificiale che automatizza l’intera catena di montaggio della creatività pubblicitaria umana collegandosi direttamente agli account di Meta e TikTok. Lui si chiama Gabriele Muratori ed è di Como dove ha frequentato il Pontificio Collegio Gallo, la scuola più antica d’Europa. Istituto che ha scelto però di abbandonare definitivamente, in seguito ad un exchange program in Ohio ad appena 15 anni, per terminare negli Usa, lontano dalla famiglia, sia gli studi scolastici che quelli universitari.

Genitori contenti della fuga oltreoceano? “Erano molto preoccupati – risponde raggiunto telefonicamente a San Francisco dall’Adnkronos – Apprezzo che mi abbiano lasciato libero sacrificando la loro felicità”. Un sacrificio di cui pare sia valsa la pena dal momento che le recenti tesi di Gabriele Muratori sul superamento dell’influencer marketing tradizionale a favore dei contenuti scalabili e guidati dai dati Ugc (User Generated Content), realizzati cioè dai cosiddetti creator (persone comuni che sanno registrare video fatti in casa con il telefono), hanno trovato spazio su importanti testate tecnologiche internazionali e la piattaforma Roster, ultima iniziativa imprenditoriale che il teenager ha fondato poco meno di un anno fa, “ha raggiunto 400mila dollari di Arr (fatturato annuo ricorrente), con un trend di crescita mensile del 100 per cento. Lo scorso agosto la revenue è stata di 35mila dollari, il mese prossimo prevediamo di fatturarne 70mila e di arrivare nel mese di dicembre a 250mila”, ci racconta.

Come ti è venuta l’idea di questa start up? “Da un esperimento imprenditoriale precedente tentato con un collega universitario – risponde Gabriele che ha conseguito il bachelor in Computer Science al New Jersey Institute of Technology – Avevamo fondato ‘App studio’, una start up che realizzava app su ‘App Store’. Avevamo il prodotto ma ci mancava il marketing, senza cui nulla funziona. Dai consumer hot spot a New York, avevamo compreso che l’era degli influencer era giunta al capolinea e che prendeva piede la figura dei creator marketing. Ci siamo rivolti a loro ma facevamo fatica a gestirli perché mancava l’infrastruttura attraverso cui comunicare convogliando dati e strategie. Quindi ho creato Roster, la piattaforma per il marketing Ugc. Indispensabile, perché oggi creare un prodotto non è difficile, la differenza la fanno marketing e distribution”.

Dalla tua esperienza, è veramente in atto un cambio di fase in cui i grandi brand abbandonano le celebrità per volumi enormi di video autentici realizzati dall’uomo di strada? “Non c’è bisogno di credere alla parola di un teenager – risponde umilmente Gabriele che si cimenta in iniziative imprenditoriali nel mondo informatico da quando aveva 12 anni – Basta osservare come si muovono i budget pubblicitari. Si stanno orientando verso tutto ciò che aiuta un brand a capire rapidamente cosa convince davvero i propri clienti e questo non è certo il selfie di una web star – rimarca – Dal mio punto di vista infatti l’errore marketing più grande è volere pubblicità perfette, non capire il valore della autenticità. Un video fatto su un divano avrà molto più successo di uno realizzato da professionisti in giacca e cravatta”.

Come funziona Roster? “Abbiamo una piattaforma su cui operano 30mila creator i cui video sono gestiti da agenti IA. Il brand che vuole pubblicizzare un proprio prodotto si connette alla nostra piattaforma con il proprio store/sito e la propria richiesta. Chiede ad esempio che siano prodotti 10 video di successo. La piattaforma automatizza l’intera catena di montaggio: gestisce i contratti con i creator, a cui fornisce format di riferimento dopo aver analizzato tutti i possibili video esistenti relati. I creator quindi si attivano producendo nuovi video originali. La scala di produzione è enorme: se il brand ingaggia 50 creator per la produzione di 30 video a testa mensili, in una settimana ha 350 video immessi sui social”.

Questa automazione non rischia di penalizzare i creatori di contenuti? “Ho creato una piattaforma per creator umani, non per creator IA – precisa Gabriele senza esitazioni – Io ho messo l’IA a servizio della creatività umana. Noi non rimpiazziamo il creativo, rimpiazziamo l’uomo con la IA sull’analisi dei dati”.

E’ attraverso l’analisi dei dati che capite se la campagna marketing sta funzionando e come continuare? “Sì. La piattaforma ti mostra chi è il creator migliore e chi è il creator peggiore. Lo fa controllando le visualizzazioni sui social. Quando i creator postano i video salvano infatti il loro account su Roster che attraverso il relativo codice recupera i dati. Il brand quindi apprende che spendendo X ha ottenuto tot visualizzazioni; inoltre gli agenti IA, identificando i contenuti più efficaci e meno efficaci sulla piattaforma, ottimizzano progressivamente le campagne successive, perché il marketing è un loop continuo”. Quanto costa a un brand avviare su Roster una campagna ad esempio con 10 creator? “7000 dollari. Ogni creator è pagato 700 dollari al mese per circa 30 video”. Quindi Roster è pensato solo per business già avviati? “Credo ci sia spazio per provare a ‘marketizzare’ anche prodotti di individui o piccole società, gratuitamente. Vorrei capire se riescono a guadagnare e a impiantarsi nel mercato attraverso questa piattaforma. Questa potrebbe essere la mia prossima sfida”, ipotizza cogliendo al volo opportunità in altri segmenti di mercato.

Il successo attuale di Roster non deve nascondere comunque un panorama competitivo affollato nel settore. Il software del teenager italiano deve confrontarsi con giganti della ‘creator economy’ come SideShift (operativa dal 2024, 20 milioni di dollari fatturato nel 2025, stima di 100 milioni di fatturato entro un anno e un esercito di un milione di creator al fronte) il cui core business è nelle consumer app, in una sfida aperta all’ultima funzionalità che chissà come andrà a finire. Ma Gabriele non ha paura. “Negli Usa se fallisci la gente ti incoraggia, è quasi un ‘badge’, un dire ‘ha avuto il coraggio di provare senza timore di fallire’. Se dovessi ritrovarmi con il conto in rosso a – 100mila dollari, avrò tanti anni per rimettermi in piedi. Non bisogna buttarsi giù quando si riparte da zero”. Quindi guarda all’Italia: “Vorrei dire ai miei coetanei italiani non abbiate paura di sperimentare, di sbagliare, di esplorare i vostri interessi, anche se non sono condivisi da altri. Se avete curiosità, non aspettate conferme. Provate. Per mia esperienza le cose di cui sono più fiero sono proprio quelle che ho scelto di fare nonostante tutti mi dicessero di avere sbagliato”.

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