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today4 Aprile 2025
(Adnkronos)
I dazi di Donald Trump colpiranno anche l’Italia, con le tariffe del 20% applicate all’Unione Europea, e costeranno ad ogni famiglia fino a 160 euro. Una stangata americana su cui accende i riflettori il centro studi di Unimpresa, che valuta l’impatto del provvedimento del presidente degli Stati Uniti: complessivamente, si tratta di un”operazione’ che può pesare tra 2,5 e 4,2 miliardi di euro in un anno.
Secondo l’associazione ci saranno degli ”effetti a catena sull’intera economia nazionale, andando oltre le imprese esportatrici e colpendo direttamente i bilanci delle famiglie italiane. La stretta imposta dall’amministrazione americana comporta, infatti, una serie di rincari che potrebbero tradursi in un aumento dell’inflazione tra lo 0,3% e lo 0,5% su base annua”.
L’impatto dei dazi sulle imprese italiane ”si preannuncia pesante: secondo le prime stime, le esportazioni verso il mercato statunitense (il terzo per volumi, con 68 miliardi di euro nel 2024) potrebbero ridursi tra 5,6 e 8 miliardi di euro nel 2025, pari a un calo dell’8-12%, con una contrazione del Pil stimata tra lo 0,28% e lo 0,4%”.
A soffrire maggiormente saranno le piccole e medie imprese, che rappresentano il 60% delle 23mila aziende italiane esportatrici verso gli Usa. Le Pmi rischiano di subire fino al 70% delle perdite totali, per un ammontare compreso tra 3,9 e 5,6 miliardi di euro, a causa della limitata capacità di assorbire i maggiori costi o spostare la produzione.
In Italia ci sono circa 25,8 milioni di famiglie residenti, l’impatto medio su ciascun nucleo può variare tra i 97 e i 163 euro annui. I settori maggiormente coinvolti sono quelli già in parte colpiti dall’inflazione nei mesi scorsi: in particolare l’agroalimentare, che subirà una crescita dei prezzi al dettaglio stimata fino all’1%. Il solo comparto alimentare, sommando l’effetto diretto sui beni importati dagli Stati Uniti e quello indiretto dei dazi sull’export italiano, può comportare un aggravio di spesa per le famiglie di circa 1,6 miliardi di euro, pari a circa 62 euro annui a famiglia.
Gli effetti, ovviamente, rischiano di essere sensibili sui vari settori dell’export.
Agroalimentare: nel 2024 ha esportato verso gli Stati Uniti per 7 miliardi di euro. Con i dazi, nel 2025 si prevede una perdita di circa 742 milioni di euro (-10,6%). A lungo termine, il calo potrebbe arrivare a 2,3 miliardi (-33%). I settori più colpiti sono il vino (rischio di perdita di 660 milioni e 900 cantine a rischio) e i formaggi (danno stimato in 380 milioni).
Meccanica e macchinari: l’export nel 2024 è stato di 12,5 miliardi di euro. Le tariffe potrebbero ridurre le vendite del 15,8% già nel 2025, pari a 2 miliardi in meno. Entro il 2028, la perdita potenziale potrebbe salire fino a 5,8 miliardi. Le circa 4.500 aziende del settore, che impiegano 180mila persone, vedranno anche un aumento dei costi per l’importazione di componenti dagli Usa.
Moda e abbigliamento: si tratta di un comparto da 3 miliardi di euro nel 2024. L’impatto stimato per il 2025 è una riduzione dell’export dell’11,9%, pari a 357 milioni. Entro il 2027, le perdite potrebbero toccare quota 1,2 miliardi. Saranno colpiti in particolare i distretti calzaturieri marchigiani e la pelletteria toscana.
Automotive: le esportazioni di auto e componenti nel 2024 sono state pari a 6,1 miliardi di euro. I nuovi dazi del 25% potrebbero provocare un crollo delle vendite verso gli Usa del 19,8% nel 2025 (1,2 miliardi di euro), con un impatto che, entro il 2030, potrebbe arrivare a 3,6 miliardi.
Chimica e farmaceutica: nel 2024 ha esportato per 5,2 miliardi. Le perdite previste per il 2025 sono di circa 411 milioni di euro, che potrebbero salire a 1,2 miliardi entro il 2027. Le 900 aziende del settore dovranno affrontare anche un aumento dei costi delle materie prime importate dagli Usa.
Metallurgia e prodotti in metallo: con 4,8 miliardi di euro esportati nel 2024, il settore potrebbe perdere il 13,2% nel 2025, pari a 634 milioni di euro. La zona più colpita sarà quella dell’acciaio bresciano, che da sola rischia perdite per 444 milioni e vede a rischio 120 aziende.
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Scritto da: Giornale Radio
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