Economia

Guida autonoma a Milano, al via i test: “Ma privacy e libertà sono a rischio”. Parla il legale

today18 Settembre 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Milano avvia la sperimentazione su strada aperta di veicoli a guida autonoma di livello 4 e 5. Ma insieme alle opportunità emergono interrogativi importanti sulla protezione dei dati personali, sulla cybersicurezza e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La città si prepara a diventare uno dei laboratori italiani per la mobilità autonoma. Sono infatti al via i primi test su strada aperta di veicoli a guida autonoma di livello 4 e 5, sistemi progettati per muoversi senza un intervento umano diretto. L’obiettivo non riguarda soltanto i cosiddetti robotaxi a chiamata. Tra le applicazioni allo studio ci sono anche navette dedicate verso ospedali, scuole e luoghi culturali, con particolare attenzione ad anziani, persone con disabilità e altre categorie fragili.

Proprio queste applicazioni, però, pongono una serie di questioni giuridiche e di tutela dei dati personali. A sottolinearlo all’AdnKronos, è l’avvocato Francesco Conti, Partner di Solving, che richiama l’attenzione non soltanto sulle norme che disciplinano la circolazione dei veicoli autonomi, ma soprattutto sulle conseguenze legate alla quantità e alla tipologia di dati che questi sistemi possono raccogliere ed elaborare. “Al di là delle norme relative alla circolazione di tali veicoli su strada, in quanto giuristi i temi che ci interessano più da vicino però sono altri”, osserva Conti. Il problema, spiega il giurista, è legato alla capacità dei veicoli di acquisire continuamente informazioni sull’ambiente e sulle persone che trasportano.

“Questi veicoli non solo raccoglieranno in modo continuo dati di geolocalizzazione, immagini e informazioni sui passeggeri, spesso pazienti o minori, ma saranno anche in grado di dedurre molti altri dati, quali abitudini di vita o addirittura eventuali patologie più o meno croniche”, sottolinea. Un patrimonio informativo particolarmente delicato, soprattutto quando le navette saranno utilizzate per collegare strutture sanitarie o per trasportare minori e persone vulnerabili. “Il tutto, con un notevolissimo rischio per la vita e le libertà delle persone”, avverte Conti, indicando tra i principali pericoli “l’eventuale sottrazione fraudolenta di questi dati, o il loro uso distorto e ultroneo”.

Da qui la necessità, secondo l’avvocato, di affrontare la protezione dei dati fin dalle prime fasi della sperimentazione e non soltanto quando il servizio sarà diventato operativo su larga scala. “Servirà quindi una molto solida e dettagliata valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, una base giuridica solida, criteri di minimizzazione e una chiara individuazione del titolare del trattamento tra Comune, gestore e fornitore tecnologico”, spiega.

Un altro tema riguarda il rapporto con il Garante per la protezione dei dati personali. Per Conti, potrebbe essere opportuno valutare anche un confronto preventivo con l’Autorità. “Probabilmente interessante da valutare anche un’eventuale richiesta di parere preventivo al Garante, cosa sempre consigliabile in situazioni molto complesse e soprattutto di nuova elaborazione”, afferma.

A complicare ulteriormente il quadro c’è poi la disciplina europea sull’intelligenza artificiale. I sistemi impiegati nei veicoli autonomi potrebbero infatti rientrare, a seconda della specifica applicazione e configurazione, nell’ambito dei sistemi soggetti agli obblighi previsti dall’AI Act. “A questo, si aggiunga la qualificazione, molto probabile, di questi sistemi come IA ad alto rischio secondo l’AI Act, vista la loro applicazione nella sicurezza dei trasporti e nei confronti di categorie vulnerabili”, osserva Conti.

Una qualificazione che, secondo il giurista, comporterebbe “obblighi stringenti di trasparenza, sorveglianza umana e gestione del rischio anche cibernetico”. Il punto, dunque, non è soltanto capire se un veicolo autonomo sia tecnicamente in grado di muoversi senza conducente. La vera sfida sarà stabilire chi controlla i dati, chi risponde del loro trattamento, quali informazioni possono essere raccolte e per quanto tempo, come vengono protette e quali garanzie vengono offerte alle persone trasportate.

Un tema particolarmente sensibile proprio nei servizi destinati a ospedali, scuole e categorie fragili, dove le informazioni raccolte potrebbero essere associate a spostamenti, condizioni personali e abitudini quotidiane. “La sfida, per Milano e per chi si occuperà di questi progetti, sarà tenere insieme innovazione e presidio giuridico fin dalla fase di test, prima che diventi prassi diffusa”, conclude Conti. E aggiunge: “Non ho dubbi che la nostra città riuscirà ancora una volta ad essere un punto di riferimento all’avanguardia per tutto il resto della Nazione”.

Scritto da: Giornale Radio

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