Economia

Iran e caro bollette, Confcommercio: “Rischio rincari elettricità fino al 13% e 43% del gas”

today14 Marzo 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Un eventuale aggravarsi delle tensioni nell’area del Golfo e possibili restrizioni nei transiti energetici attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbero determinare ulteriori rincari per le imprese del terziario. A lanciare l’allarme è Confcommercio, secondo cui “in uno scenario prudenziale, le bollette potrebbero aumentare mediamente del 4,3% per l’energia elettrica e del 3% per il gas, mentre nello scenario più critico gli aumenti potrebbero superare il 13% per l’elettricità e il 43% per il gas“. In quest’ultimo caso, “per gli alberghi l’incremento della spesa mensile sarebbe pari a 900 euro per l’energia elettrica e a 1000 euro per il gas, per i grandi supermercati a 700 euro per l’energia elettrica e a 400 per il gas, mentre per bar, ristoranti e negozi, alimentari e non, i rincari potrebbero variare dai 100 ai 300 euro per l’energia elettrica e dai 200 ai 500 euro per il gas”.

Il presidente Carlo Sangalli ha affermato che “di fronte all’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente è prioritario evitare al nostro sistema imprenditoriale un nuovo choc energetico. In particolare alle micro, piccole e medie imprese che sono le più esposte alla volatilità dei prezzi. Servono, dunque, misure rapide per contenere i costi dell’energia, a partire, subito, dall’ulteriore riduzione degli oneri generali di sistema”.

Cgia: “Possibili aumenti importanti a Roma, Milano e Napoli”

Imercati delle principali materie prime “mostrano una tenuta complessivamente solida, senza quelle impennate generalizzate dei prezzi che spesso accompagnano fasi di forte tensione geopolitica”. Ma il ‘caro bollette’, per le famiglie italiane, segnala l’Ufficio Studi della Cgia, potrebbe toccare un rincaro complessivo di 9,3 miliardi, con aumenti particolarmente “importanti” a Roma, Milano e Napoli. A segnalarlo è l’Ufficio studi della Cgia.

Nel complesso, tuttavia, “i dati delle prime due settimane suggeriscono che l’impatto del conflitto sui mercati delle materie prime è stato, almeno fino ad ora, circoscritto. L’assenza di rialzi diffusi rappresenta un segnale incoraggiante per l’economia internazionale e per il sistema produttivo europeo, che almeno in questa fase non sembra esposto a una nuova ondata generalizzata di rincari delle materie prime”.

L’impatto sugli automobilisti

La guerra in Medio Oriente costa oggi agli italiani ben 16,5 milioni di euro in più al giorno solo a titolo di rifornimenti di carburante al distributore” afferma il Codacons, che ha realizzato uno studio per analizzare l’impatto della crisi sulle tasche dei cittadini. “Dal 27 febbraio, prima dello scoppio del conflitto, alla data del 14 marzo il prezzo medio del gasolio alla pompa è aumentato del +18,5%, + 32,2 centesimi al litro, pari ad una maggiore spesa da +16 euro a pieno – analizza il Codacons –. La benzina è rincarata del +9,1% (+15,3 centesimi al litro), con una maggiore spesa sul pieno da +7,6 euro”.

“Un incremento dei listini che, considerando solo le vendite giornaliere di carburanti sulla rete ordinaria (strade e autostrade), costa ogni giorno agli italiani ben 16,5 milioni di euro in più rispetto al periodo pre-conflitto. In media infatti sulla rete ordinaria italiana vengono venduti 40,1 milioni di litri di gasolio e 23,9 milioni di litri di benzina al giorno, per un totale di oltre 64 milioni di litri di carburante al giorno”, aggiunge il Codacons. Una maggiore spesa che, tuttavia, “equivale anche a maggiori entrate per le casse statali: considerando che le tasse su benzina e gasolio pesano circa per il 58% sul prezzo finale alla pompa, lo Stato incamera oggi a titolo di Iva e accise 9,5 milioni di euro in più al giorno rispetto a fine febbraio grazie ai rincari dei carburanti sulla rete ordinaria”. Il Codacons ha inoltre realizzato delle proiezioni sulle conseguenze dei rialzi generalizzati di tariffe e prezzi al dettaglio legati alla crisi del Medio Oriente: “qualora la situazione in corso dovesse portare l’attuale inflazione in Italia ad un livello pari al +2%, la spesa della famiglia tipo, a parità di consumi, salirebbe di +661 euro annui, con un impatto sulla collettività da +17 miliardi di euro. Ma se l’inflazione dovesse salire al +5%, la maggiore spesa per la stessa famiglia sarebbe di +1.653 euro annui, con una stangata complessiva sugli italiani da 42,6 miliardi di euro su base annua”.

Scritto da: Giornale Radio

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