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Stefanini: ”Ritiro truppe è un segnale politico, preoccupa se la difesa dell’Europa non è più priorità Usa’

today2 Maggio 2026

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(Adnkronos)

Scritto da Giornale Radio

Quello che ”preoccupa” è ”il segnale politico” che arriva dalla decisione del presidente americano Donald Trump di ridurre le truppe in Germania, così come la minaccia di fare altrettanto in Italia e Spagna. Perché si tratta di una decisione legata a una ”insoddisfazione” di Trump per il comportamento degli alleati, ma se diventa che ”la difesa dell’Europa non è più una priorità per gli Stati Uniti, allora certo quello è un messaggio preoccupante” che va ”a tutto vantaggio della Russia”. Così Stefano Stefanini, senior advisor dell’Ispi ed ex ambasciatore alla Nato, analizza con l’Adnkronos la decisione di Trump, confermata dal Pentagono, di ridurre di cinquemila uomini la presenza militare americana in Germania. E la minaccia, ”ancora in fase di pre allarme e senza annunci specifici”, di fare altrettanto con Italia e Spagna. Certo, con le dovute differenze, perché come nota Stefanini ”con l’Italia non c’è quella polemica diretta che Trump ha adottato con Merz o con Sanchez”.

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”Quello che preoccupa non è tanto il ritiro in sé, sicuramente non quello dalla Germania dove rimangono più di 30mila truppe americane e dove si torna ai livelli del 2022”, spiega Stefanini, che riflette sul ”segnale politico dato dal Pentagono quando afferma che questo ritiro è causato dall’insoddisfazione americana per la linea tedesca sull’Iran”.

Il ritiro delle truppe segna quindi ”una rottura” tra Stati Uniti e Germania, mentre ”per quanto riguarda Italia e Spagna, aspettiamo e vedremo”. In ogni caso, prosegue Stefanini, ”va sottolineato che una riduzione di effettivi è una cosa ben diversa dalla chiusura di basi”, di cui ”per il momento non si parla”. Di ”insoddisfazione”, Trump ha parlato anche rispetto a Italia e Spagna, ma ”è inutile fasciarci la testa fino a che l’annuncio non si sarà e non sappiamo l’entità”.

In ogni caso emerge che ”Trump dimostra di interpretare la presenza di truppe americane in Europa, in Paesi come la Germania, la Spagna e l’Italia, come un beneficio netto ai Paesi dove sono dispiegate” perché ”li proteggono”. E non ”come o anche come una difesa degli interessi americani in una posizione esterna”, analizza Stefanini. Ma ”se il messaggio politico diventa che la difesa rappresentata dalle truppe americane e dalle basi americane in Europa non è più una priorità per gli Stati Uniti, allora quello è preoccupante”. Si tratterebbe, aggiunge Stefanini, di ”una frattura all’interno dell’Alleanza atlantica” che va ”a tutto beneficio della Russia”. Perché ”più debole è l’Alleanza atlantica, più la Russia si sente imbaldanzita e quindi capace di tentare nuove avventure, oltre a quella già in corso con l’Ucraina”.

Ma, sottolinea Stefanini, ”per il momento siamo a livello di segnali politici e geopolitici, non di cambiamenti nell’equazione, nel rapporto di forze fra Russia e Nato” perché ”non sono cinquemila uomini che fanno la differenza. E non ne farebbero altri cinquemila ritirati dall’Italia e dalla Spagna”. Sulle conseguenze che avranno le decisioni di Trump, Stefanini spiega che ”da un punto di vista strategico e militare sono minime” e rimanda ”a metà luglio, c’è un vertice Nato. Vedremo”.

Scritto da: Giornale Radio

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