Il Corsivo

A Niscemi la linea della frana avanza

today30 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Niscemi: una catastrofe annunciata tra inerzia istituzionale e responsabilità politiche: l’area rossa si espande, monta lo scontro sul ruolo del governo.

A Niscemi, la realtà drammatica è quella di una frana che avanza senza sosta, che guadagna terreno e si sposta verso il resto del paese. Da quello che si vede il fenomeno è irreversibile, dunque può solo peggiorare. Il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci e il capo dipartimento della stessa Protezione civile, Fabio Ciciliano certificano che la linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato e l’area rossa è destinata ad allargarsi.

Si tratta di un movimento franoso di 350 milioni di metri cubi, molti di più dei 263 milioni mossi dalla frana del Monte Toc, nel Vajont, il 6 ottobre 1963. Oggi, esattamente come allora, stiamo osservando da giorni un disastro ambientale ampiamente prevedibile. A Niscemi lo era almeno dal 12 ottobre 1997 quando a Niscemi ci fu la prima frana e nel 2026 con l’intera zona definita ad alta pericolosità idrogeologica.

Musumeci travolto dalle polemiche. Le opposizioni chiedono le sue dimissioni

Sono stati 29 anni di assoluto immobilismo. In Sicilia i soldi contro il dissesto idrogeologico sono arrivati, ma non per Niscemi: quasi cento milioni di euro per 46 interventi. In 29 anni, Comune e Regione non hanno chiesto finanziamenti per il consolidamento del territorio. L’unico intervento strutturale arriva nel 2019 con 1,2 milioni per un tratto del versante ovest e per la strada provinciale 12. Praticamente nulla.

È mancata la volontà politica e amministrativa, progettuale e di prevenzione. Intanto, si sono succeduti governi, presidenti del Consiglio, giunte regionali. Abbiamo assistito a passerelle istituzionali, commissari straordinari nominati, stati di emergenza prorogati, fondi annunciati e mai arrivati perché non richiesti. Il ministro Musumeci sarà in Aula alla Camera il 4 febbraio, ma le opposizioni chiedono le sue immediate dimissioni. Qualcuno avrà il coraggio di assumersi la responsabilità politica e amministrativa di ciò che accade a Niscemi o, ancora una volta, andrà in scena lo scaricabarile?

Cause geologiche e climatiche profonde

Analizzando dati scientifici e rilievi geologici emerge un quadro che aiuta a comprendere perché la collina si sia mossa così facilmente e perché non si tratti di un evento isolato ma di un problema sistemico radicato nel territorio. La conformazione geologica su cui sorge Niscemi è caratterizzata da strati di sedimenti molto diversi tra loro, con sabbie e arenarie permeabili sovrastanti strati di argille più impermeabili e plastiche.

Questo tipo di stratigrafia è particolarmente suscettibile allo scivolamento in condizioni di forte presenza d’acqua: il terreno superficiale, costituito da arenarie e sabbie, assorbe rapidamente l’acqua meteorica, che poi si accumula sopra strati più compatti di argilla che non la lasciano defluire facilmente. Questo accumulo di umidità riduce la coesione delle particelle di terreno e aumenta la pressione interstiziale dell’acqua, indebolendo progressivamente la stabilità del versante. Quando il terreno raggiunge un livello critico di saturazione, la resistenza meccanica si riduce drasticamente, facilitando il distacco e lo scivolamento di grandi masse di terra.

Questo processo è aggravato dalle forti piogge persistenti legate a eventi estremi come il ciclone Harry, che ha scaricato quantitativi eccezionali di precipitazioni in breve tempo. La saturazione rapida del terreno non ha lasciato al suolo il tempo di drenare l’acqua, contribuendo così all’innesco del movimento franoso. In aree con suoli argillosi o mista sabbia-argilla questo tipo di evento climatico può trasformarsi rapidamente in una crisi idrogeologica, proprio perché la combinazione di pioggia intensa e terreno già vulnerabile è una delle condizioni di rischio più critiche per le frane.

Dal punto di vista storico-geologico, inoltre, Niscemi non è nuova a questo tipo di fenomeni: l’area era già stata mappata come a pericolosità molto elevata (P4) nel Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico della Sicilia e da decenni si segnalano smottamenti e cedimenti del terreno. La presenza di dissesti già noti e documentati testimonia che non si è trattato di un evento completamente imprevisto, ma di un fenomeno predisposto da condizioni geomorfologiche intrinseche e accentuato da fattori esterni come il cambiamento climatico e la gestione del territorio.

Un altro elemento spesso trascurato è la relazione tra uso del suolo e stabilità dei versanti. Zone agricole intensamente sfruttate o urbanizzate senza una corretta considerazione delle caratteristiche geologiche e idrologiche possono alterare i naturali processi di equilibrio del terreno: la rimozione della vegetazione, la costruzione di infrastrutture e la modifica delle naturali vie di deflusso dell’acqua superficiale influenzano la capacità del terreno di reagire alle piogge intense. Questo significa che anche senza cambiamenti estremi del clima, la fragilità intrinseca del suolo può diventare un fattore decisivo nel favorire eventi franosi di grande portata.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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