Il Corsivo

Caso Epstein. Clinton testimonia al Congresso

today27 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il caso Epstein continua a produrre movimenti tellurici inimmaginabili. L’ex segretaria di Stato americana ed ex first lady Hillary Clinton ha testimoniato a porte chiuse davanti a una commissione del Congresso che indaga su Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019.

E oggi tocca all’ex presidente Bill Clinton, apparso in una serie di foto in compagnia di Epstein e di alcune ragazze. E poi c’è il presidente Donald Trump, il cui nome, secondo i democratici, è citato più di un milione di volte nei file del caso Epstein, parte dei quali sono stati desecretati dal dipartimento di Giustizia e parte oscurati senza un apparente chiaro motivo. L’opposizione parla apertamente di tentativo di insabbiare il coinvolgimento del presidente nella rete di pedofili.

Si dimettono Summers e Brende, Gates ammette le sue colpe

Non solo i Clinton. Dopo l’ammissione del fondatore di Microsoft Bill Gates di aver commesso un grave errore frequentando il finanziere Epstein, è la volta di Borge Brende e Lawrence Summers. Al World Economic Forum, il presidente e amministratore delegato Brende si dimette in seguito all’avvio di un’indagine indipendente.

Secondo quanto emerso dai documenti diffusi dal Dipartimento della Giustizia, il manager norvegese avrebbe preso parte a tre cene di lavoro con il finanziere e avrebbe intrattenuto con lui scambi via email e messaggi di testo. L’economista Summers, già segretario al Tesoro e presidente dell’Università di Harvard, lascia l’insegnamento al termine dell’anno accademico. Il rapporto tra Summers ed Epstein era noto da tempo, ma le email hanno portato alla luce una relazione più stretta e personale di quanto fosse emerso in precedenza.

Lo scandalo dimostra che la rete intorno a Epstein aveva radici lontane, stratificate in ogni ramo del potere degli Stati Uniti, Gran Bretagna, consolidate più in generale a livello internazionale. Ora servirà il coraggio della politica per accertare tutta la verità di cui il mondo avrebbe diritto di ottenere, e la giustizia delle molte vittime della rete.

Il caso Epstein test di trasparenza istituzionale e politico-diplomatico globale

Innanzitutto, la vicenda non si limita più agli Stati Uniti: la recente richiesta della Commissione europea a indagare su Peter Mandelson, ex politico britannico ed ex commissario europeo, per i suoi legami con Jeffrey Epstein rappresenta un salto di scala significativo. Le autorità di Bruxelles hanno deferito Mandelson all’ufficio antifrode dell’Unione (OLAF) per verificare potenziali violazioni delle norme comunitarie dopo emersi documenti pubblici che suggerirebbero che avrebbe fornito a Epstein informazioni sensibili su piani economici europei.

Parallelamente, nel Regno Unito la situazione ha coinvolto direttamente l’establishment monarchico: l’ex principe Andrea è stato arrestato e poi rilasciato su cauzione con l’accusa di aver passato informazioni riservate al finanziere, mentre anche Mandelson è stato fermato dalla polizia britannica con la stessa imputazione. Questi sviluppi hanno riacceso il dibattito sulla responsabilità di figure pubbliche di alto profilo e sulla potenziale influenza indebita esercitata da Epstein attraverso relazioni formali e informali.

Tali dinamiche hanno scatenato reazioni istituzionali e politiche nei diversi Paesi: in Gran Bretagna si discute addirittura di leggi ad hoc per escludere Andrew dalla linea di successione al trono, segnale della pressione politica che l’indagine sta esercitando sull’assetto costituzionale del Regno Unito.

In Europa, oltre alla richiesta di indagine dell’UE su Mandelson, ci sono state interrogazioni parlamentari sul possibile coinvolgimento di ambienti istituzionali continentali o di personalità legate alle istituzioni comunitarie, generando un dibattito su come gestire e prevenire rapporti impropri tra funzionari europei e attori con passato criminale.

A livello transatlantico, il rilascio dei cosiddetti Epstein Files ha generato pressioni politiche anche per andare oltre i confini nazionali. La legge che ha regolato questa pubblicazione, la Epstein Files Transparency Act, richiede la piena divulgazione dei materiali, ma la controversia sull’entità dei documenti ancora oscurati ha alimentato accuse di insabbiamento e di protezione di figure politiche di alto rango.

L’effetto complessivo di questo processo di apertura e di interrogazione pubblica sta mettendo in luce crisi di credibilità nelle istituzioni democratiche e nei sistemi di responsabilità pubblica.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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