Il Corsivo

Cuba affamata e senza carburante dall’ultimo embargo di Trump

today11 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

A Cuba l’energia è sempre più limitata. Da dicembre 2025, l’embargo inasprito da Donald Trump impedisce l’arrivo di petrolio.

L’unica via accessibile per Cuba era l’oro nero venezuelano, ormai nelle mani americane. Le casse dello Stato sono quasi estinte, per la stessa ammissione del presidente Miguel Diaz-Canel. Lungo il Malecon della capitale, gli autobus che da quelle parti si chiamano in gergo Guagua marciano singhiozzando e a volte si bloccano in mezzo al traffico.

Nelle provincie contadine e agricole che producono canne da zucchero e tabacco i trasporti sono semi paralizzati e il carico di beni di consumo giace abbandonato nei campi. I turisti diventati nel tempo portatori di valuta straniera, non frequentano più la «movida» dell’Avana e le bianchissime spiagge dei Cayos. I canadesi, i maggiori frequentatori dell’isola, cancellano le prenotazioni dopo lo stop ai voli deciso dalle quattro principali aerolinee nazionali. Anche russi ed europei disdicono i viaggi nonostante i prezzi siano bassissimi.

Il rischio di disordini è sempre più alto

L’obiettivo di Washington è quello di sempre: colpire Cuba sul piano economico, isolarla dal resto del mondo, farla ritornare un protettorato americano come prima della rivoluzione castrista. A Cuba, in questi giorni, sono vuoti anche i negozi e deserte le strade. E aumenta il rischio di una vera e propria esplosione sociale, come accadde nel luglio del 2021, con scontri di piazza contro l’esercito e migliaia di arresti.

Il governo cubano pensa all’opzione zero, immaginata da Fidel Castro: un piano di razionamento estremo, autosufficienza alimentare, uso di risorse alternative per il trasporto e la cottura del cibo. La sensazione è che la situazione possa crollare da un momento all’altro, con una contrazione del pil del 5% nel 2025, aiuti promessi da Russia, Cina e Messico mai arrivati.

Impulso verso la transizione energetica interna a Cuba

 Mentre l’attenzione principale dei media è spesso rivolta ai blackout, ai trasporti fermi e alla mancanza di petrolio importato, il governo cubano e alcuni settori della società stanno lavorando, pur tra enormi difficoltà, a lungo termine per ridurre la dipendenza da idrocarburi importati, una sfida che potrebbe ridefinire l’economia dell’isola nel prossimo decennio.

Nel febbraio 2025 il governo cubano ha emanato un decreto che mira a una svolta significativa: entro il 2028, i grandi consumatori di energia pubblici e privati dovranno generare almeno il 50% dell’elettricità di punta da fonti rinnovabili come solare ed eolico. Questo non è solo un piano teorico, ma una strategia normativa con scadenze precise e conseguenze per chi non si adegua: le autorità possono addirittura interrompere la fornitura di energia per tre giorni a chi non rispetta gli obiettivi.

L’iniziativa non nasce dal nulla. Cuba è già stata sotto costanti interruzioni di corrente per anni, con deficit di produzione che in alcune giornate superano il 50% del fabbisogno di picco. A fronte di centrali termoelettriche datate, frequenti guasti e un sistema elettrico sotto stress, le rinnovabili rappresentano uno dei pochi strumenti credibili per mitigare l’instabilità energetica. Il governo ha annunciato l’installazione di decine di impianti solari fotovoltaici, con una capacità programmata di oltre 2.000 MW entro il 2028, e ha identificato diverse aree idonee anche per parchi eolici.

Questa transizione è importante per diversificare un mix energetico che oggi dipende per oltre l’80% dagli idrocarburi importati, soprattutto petrolio grezzo e prodotti derivati, e per ridurre vulnerabilità acute come quelle attuali, in cui l’interruzione di forniture da Venezuela e Messico può paralizzare interi settori sociali ed economici.

Se la realizzazione di questi progetti darà i frutti sperati, potrebbero derivarne benefici non solo in termini di continuità elettrica, ma anche di resilienza economica e sociale. Ad esempio, fonti rinnovabili localmente prodotte potrebbero alleggerire la pressione sulle finanze statali, che altrimenti spendono valuta estera in carburanti, e creare opportunità di impiego nel settore delle tecnologie verdi, un campo finora poco sviluppato nell’economia cubana.

La sfida rimane enorme: oltre agli ostacoli tecnici e agli investimenti necessari, l’implementazione delle rinnovabili deve affrontare un contesto di scarsità di capitali, limitazioni alle importazioni di componenti specializzati e la necessità di know-how internazionale. Inoltre, questi progetti si inseriscono in un quadro più ampio di riforme economiche che includono trasformazioni nella gestione delle imprese statali, incentivi per investimenti stranieri e possibili revisioni del sistema valutario.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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