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Il Corsivo
today8 Aprile 2026
Dopo oltre due settimane dalla sconfitta al referendum sulla giustizia, Giorgia Meloni si presenta in Parlamento per delineare le nuove strategie del suo Governo. Nel frattempo ha deciso l’allontanamento del sottosegretario Delmastro, travolto dall’inchiesta sui suoi contatti con la famiglia mafiosa dei Carroccia, il siluramento del capo Gabinetto del ministero di Grazia e Giustizia Bartolozzi, lasciando però al suo posto il ministro Nordio, uno dei principali responsabili della debacle referendaria.
E ancora ha cacciato dal dicastero del Turismo l’ex amica Santanchè, avviando una stagione di ripulitura di facciata, ma, a parte il breve video diffuso poco dopo la vittoria del no, Meloni non ha ancora spiegato perché ha perso il referendum.
In un paese normale, una premier che si spende in prima persona per una battaglia referendaria e viene sconfitta senza alcun appello dovrebbe rassegnare le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, come fece l’allora presidente del Consiglio Renzi all’indomani dell’esito disastroso di un analogo referendum costituzionale. Ma l’Italia non è un paese normale. Giorgia Meloni ha inaugurato una tecnica nuova.
Nessuna spiegazione sulle ragioni della sconfitta, fuga dal Parlamento, caccia ai responsabili, qualche decisione politica come la mancata autorizzazione dell’atterraggio di un velivolo americano nella base di Sigonella impegnato in una azione di guerra contro l’Iran e il viaggio in Arabia Saudita con lo scopo di tentare di risolvere la questione energetica. Nulla di più. Domani si potrebbe passare ad una fase differente delle relazioni tra maggioranza e opposizione oppure in Parlamento torneranno i toni da bar sport a cui siamo stati abituati fino ad oggi?
Scritto da: Daniele Biacchessi
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