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Il Corsivo
today13 Aprile 2026
In molti erano consapevoli che la trattativa di Islamabad tra Stati Uniti e Iran, promossa dal Pakistan, e dalla Cina rimasta nell’ombra, era una disperata mossa diplomatica per avvicinare la fine della guerra attraverso un cessate il fuoco duraturo. I temi rimasti inesplorati sul tavolo dei negoziati erano troppi, tanto che su dieci punti elencati dai pakistani nessuno aveva trovato almeno un vago punto d’incontro.
Così Stati Uniti e Iran restano sulle loro posizioni iniziali, Netanyahu alleato di Trump continua a bombardare il Libano collezionando un trofeo dell’orrore composto da 2mila morti dallo scorso 2 marzo. Gli Hezbollah colpiscono Israele, e a sua volta lo stato ebraico prende di mira le città iraniane con 2 mila bambini uccisi dall’inizio delle ostilità. Lo Stretto di Hormuz diventa ancora più sospeso, e il conflitto va avanti, nonostante l’indignazione del Papa, delle Nazioni Unite e dei leader europei.
Il vice di Trump, J.D Vance, se ne va da Islamabad dimostrando tutta l’arroganza di chi viola ogni diritto internazionale, impone una guerra militare ed economica al mondo intero, infischiandosene delle regole. “Non è stato raggiunto nessun accordo – dice il vicepresidente americano con il sorriso sulle labbra – Non hanno accettato le nostre condizioni”. In particolare cita quello sullo sviluppo del nucleare. “Devono capire che questa era la nostra offerta finale”.
E poi è ripartito per gli Usa. Per la tv di Stato di Teheran si trattava in realtà di “proposte irricevibili”. Ora, come avvenuto per il Venezuela, Trump potrebbe imporre un blocco navale all’Iran qualora Teheran non accettasse le richieste statunitensi. In teoria, il blocco soffocherebbe l’economia iraniana e metterebbe sotto pressione gli alleati dell’Iran, Cina e India, che dipendono dalle esportazioni di petrolio iraniano. Ma l’Iran non è il Venezuela, e questo Trump lo sa, così come i mercati.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi marittimi più importanti e strategici del mondo, situato tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman. Questo stretto separa le coste dell’Iran, a nord, dalla penisola arabica, in particolare dall’Oman e dagli Emirati Arabi Uniti, a sud, ed è lungo circa 60 chilometri e largo mediamente 30 chilometri nel suo punto più ristretto . Nonostante le dimensioni relativamente ridotte, esso svolge un ruolo cruciale nel commercio internazionale e negli equilibri geopolitici globali.
Dal punto di vista geografico, lo Stretto di Hormuz rappresenta un “chokepoint”, cioè un passaggio obbligato per il traffico marittimo. Le rotte di navigazione al suo interno sono molto limitate, con corsie di transito larghe solo pochi chilometri, il che rende il traffico particolarmente delicato e soggetto a rischi . Questo stretto è attraversato ogni giorno da centinaia di navi, tra cui numerose petroliere, che trasportano risorse energetiche verso i principali mercati mondiali.
L’importanza dello Stretto di Hormuz è legata soprattutto al trasporto di petrolio e gas naturale. Si stima che circa il 20% del petrolio mondiale passi attraverso questo stretto, pari a milioni di barili al giorno . Paesi come Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti dipendono fortemente da questa via per esportare le proprie risorse energetiche. Allo stesso tempo, molte economie asiatiche, come Cina, India, Giappone e Corea del Sud, dipendono da queste forniture, rendendo lo stretto fondamentale per l’economia globale .
Dal punto di vista storico e politico, lo Stretto di Hormuz è stato spesso al centro di tensioni internazionali. La sua posizione strategica lo rende un punto sensibile in caso di conflitti nella regione del Medio Oriente. Negli anni, diversi episodi di crisi hanno portato a minacce di blocco dello stretto, con conseguenze potenzialmente devastanti per il commercio mondiale e per i prezzi dell’energia. Anche recentemente, tensioni geopolitiche e attacchi a navi commerciali hanno dimostrato quanto sia vulnerabile questo passaggio .
Scritto da: Daniele Biacchessi
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