Il Corsivo

Gli Stati Uniti sequestrano due petroliere legate al Venezuela. Mosca: abbordaggio illegale

today8 Gennaio 2026

Sfondo
share close
Scritto da Daniele Biacchessi

Gli Stati Uniti intensificano la campagna contro le esportazioni di greggio venezuelano: due petroliere collegate a Caracas sequestrate in alto mare, mentre Mosca parla di azione illegale e “pirateria”.

Quella ingaggiata nelle ultime settimane da Donald Trump contro il Venezuela è una guerra commerciale per il controllo globale della produzione del petrolio. Lo si è visto anche nelle ultime ore nel bel mezzo dell’Oceano Atlantico con il sequestro della nave petroliera M/T Sophia, che secondo gli americani operava in acque internazionali svolgendo attività illecite nel Mar dei Caraibi, e la M/V Bella 1, bloccata in base a un mandato emesso da un tribunale federale degli Stati Uniti.

La petroliera Bella-1, poi ribattezzata Marinera, è stata fermata dopo un inseguimento durato oltre due settimane. Il sequestro sta già alimentando le tensioni con Mosca che giudica l’avvenuto abbordaggio come illegale. Navi militari russe si trovavano nelle vicinanze al momento dell’operazione, incluso un sottomarino.

Il controllo del mercato del petrolio fino a tempo indefinito

L’operazione militare a Caracas con l’arresto di Maduro nascondeva in realtà una mossa commerciale ben più ampia e globale. Infatti, il segretario Usa all’Energia, Chris Wright, ha annunciato che Washington controllerà le vendite di petrolio venezuelano “a tempo indefinito”, dopo l’annuncio di Trump secondo cui i leader ad interim del Venezuela avrebbero accettato una commercializzazione del greggio gestita dagli Stati Uniti per 30-50 milioni di barili.

Le sanzioni degli Usa contro il Venezuela saranno revocate selettivamente per consentire il trasporto e la vendita del petrolio sui mercati internazionali. Non è però chiaro quale base giuridica avrebbero gli Stati Uniti per rivendicare il petrolio in mancanza di una conferma da parte di Caracas.

Sequestro Stati Uniti: quadro giuridico internazionale

Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) del 1982, gli Stati devono rispettare determinati principi nella conduzione di operazioni navali in acque internazionali, incluse la libertà di navigazione e il divieto di uso della forza contro navi civili non armate, salvo casi di legittima autodifesa o autorizzazione esplicita del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Nel caso del sequestro di petroliere come la Marinera (ex Bella 1) e la Sophia, gli Stati Uniti hanno giustificato l’azione citando mandati emessi da tribunali federali e l’applicazione delle loro sanzioni economiche. Tuttavia, critici e giuristi internazionali hanno sottolineato come l’applicazione extraterritoriale di sanzioni interne e la forza fisica in alto mare contro navi battenti bandiera straniera creino un precedente potenzialmente pericoloso per l’ordine costituito dalle norme marittime. Secondo fonti europee, l’azione di Washington rischierebbe di “frammentare l’ordine giuridico internazionale che regola i mari”, poiché altri Stati potrebbero sentirsi autorizzati a intraprendere operazioni simili, minando la certezza del diritto in alto mare.

La Russia, che ha denunciato l’abbordaggio come “pirateria” e una violazione della UNCLOS, rappresenta un caso emblematico. Oltre a chiedere la protezione dei propri cittadini e un trattamento umano dell’equipaggio, Mosca ha sostanzialmente messo in discussione la legittimità del sequestro sul piano del diritto internazionale, richiamando il principio secondo cui la forza non può essere usata contro navi che navigano sotto una bandiera diversa senza autorizzazione internazionale. Questo tipo di contestazione non è semplicemente retorico: esso si inserisce in un confronto più ampio sul ruolo delle sanzioni e sull’autorità delle potenze statali di estendere il proprio diritto oltre i confini territoriali.

L’azione degli Stati Uniti, pur basata su una combinazione di legislazione domestica e sanzioni, ha già suscitato reazioni diplomatiche da parte di diversi Paesi e organismi multilaterali. Alcuni governi europei hanno espresso sostegno alla necessità di far rispettare le sanzioni, ma al tempo stesso hanno richiamato alla necessità di operare nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e di trovare soluzioni diplomatiche piuttosto che ricorrere a misure potenzialmente destabilizzanti. Organismi come le Nazioni Unite hanno invitato tutte le parti a utilizzare mezzi pacifici e legali per risolvere le controversie, ribadendo l’importanza della libertà di navigazione come principio cardine per il commercio internazionale e la sicurezza marittima.

Un altro aspetto giuridico rilevante riguarda l’interazione tra le sanzioni unilaterali e il diritto marittimo internazionale. Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, mentre sono vincolanti per gli operatori statunitensi e soggetti che operano sotto giurisdizione statunitense, non hanno automaticamente validità universale se non ratificate o riconosciute da organismi come l’ONU. Per questo motivo, quando un paese applica le proprie sanzioni con forze di polizia o militari in acque internazionali, entra in tensione con altri Stati che non riconoscono quelle sanzioni e vedono tali azioni come interferenze nella libertà di commercio e di navigazione.

Scritto da: Daniele Biacchessi


GIORNALE RADIO

Giornale Radio, la radio libera di informare.

Notizie del giorno: notizie di cronaca, di politica,notizie dal mondo, notizie sportive, di economia, di salute e tecnologia. Notizie di oggi in radio streaming, in WEB TV e in podcast.

AD
AD
AD