Il Corsivo

Gli agenti dell’Ice uccidono una cittadina americana

today9 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

A Minneapolis una donna disarmata viene uccisa durante un’operazione federale: la città torna a rivoltarsi contro l’amministrazione Trump e contro gli abusi dell’Ice, in un clima che riapre la ferita mai rimarginata del caso Floyd.

E’ accaduto a Minneapolis, non lontano dal luogo in cui il 5 maggio 2020 la polizia aveva soffocato a morte George Floyd, provocando le proteste del movimento Black live matter e un moto di indignazione internazionale. Renee Nicole Good, 37 anni, bianca, poetessa, madre di tre figli, attivista dei diritti civili, è stata uccisa con tre colpi di pistola dagli agenti federali anti immigrazione dell’Ice. Dal video che riprende l’omicidio si vede un’auto parcheggiata in mezzo alla strada per ostacolare il passaggio.

Un agente si avvicina e prova ad aprire la portiera. La donna urla. Poi compie una marcia indietro e accelera, nella direzione opposta da quella degli uomini dell’Ice. Un agente estrae la pistola e spara tre colpi. L’auto finisce la sua corsa andando a sbattere contro un altro veicolo parcheggiato a pochi metri di distanza.

Minneapolis e Minnesota insorgono contro Trump

La notizia si sparge nella città e nello stato del Minnesota. La storia si ripete meno di sei anni dopo il caso Floyd e scoppia una vera e propria rivolta, politica e di piazza. In migliaia protestano contro gli abusi di potere dell’Ice. “Da settimane avvertiamo che le operazioni pericolose e sensazionalistiche dell’amministrazione Trump rappresentano una minaccia per la nostra sicurezza pubblica, che qualcuno si sarebbe fatto male”. dice il governatore del Minnesota Walz.

“Quello che stiamo vedendo sono le conseguenze di un governo progettato per generare paura, e governare attraverso i reality show”, sostiene il governatore. Non sappiamo fin dove si spingerà questa ondata di protesta, ma è certo che le azioni di questo gruppo specializzato nell’arresto di immigrati creato da Donald Trump vanno ben al di là delle regole dello stato di diritto dei cittadini americani.

Criticità strutturali e legali 

Negli ultimi anni, organizzazioni per i diritti civili come l’American Civil Liberties Union (ACLU) hanno documentato come alcune delle tattiche di ICE, soprattutto quelle connesse all’arresto, alla detenzione e alla deportazione, sollevino seri dubbi rispetto alle garanzie costituzionali fondamentali. Secondo questi gruppi, le pratiche di enforcement in uso possono comportare violazioni del Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che protegge i cittadini e le persone presenti nel paese da perquisizioni e sequestri irragionevoli, così come dai diritti al giusto processo e alla parità di trattamento.

In pratica, secondo le critiche, ICE e le forze federali tendono a operare in modo tale da “spingere” determinati gruppi di persone attraverso procedure di espulsione senza consentire adeguate udienze legali o difese individuali. Questo approccio, che velocizza gli arresti e le rimozioni, è stato accusato di ignorare le circostanze specifiche dei singoli casi, riducendo la possibilità di un giusto processo. La detenzione amministrativa, inoltre, ha un impatto umano enorme: famiglie vengono separate, spesso senza chiare prospettive legali, e persone che vivono negli Stati Uniti da anni si trovano improvvisamente prese in custodia federale.

Sul piano delle tutela dei diritti umani, l’ICE non è solo criticata per le operazioni sul campo ma anche per ciò che accade all’interno delle strutture di detenzione. Studi giuridici e rapporti di monitoraggio segnalano condizioni carcerarie difficili, con problemi di sovraffollamento, negligenza medica, alimentazione inadeguata e mancanza di supervisione efficace dei diritti dei detenuti. In alcuni casi, i tribunali hanno mostrato riluttanza ad intervenire per correggere queste condizioni, mettendo in luce una sorta di “vuoto giuridico” nella protezione delle persone sotto custodia federale.

Tutti questi fattori hanno portato molti critici a descrivere il sistema di immigrazione statunitense come quello con il più grande sistema di detenzione di migranti nel mondo, dove spesso le persone possono essere trattenute per lunghi periodi prima di affrontare un giudice o un’avvocato.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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