Il Corsivo

Il ciclone Vannacci si abbatte sul centrodestra

today5 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Tra scissioni storiche, sondaggi incerti e timori nella maggioranza: il nuovo progetto di Vannacci mette alla prova la tenuta della Lega e gli equilibri del centrodestra.

L’uscita di Roberto Vannacci dalla Lega non è il primo abbandono di leader. Nel tempo se ne andarono Franco Castellazzi, l’ideologo Gianfranco Miglio, l’ex ministro Guardasigilli Roberto Castelli, Flavio Tosi, Paolo Grimoldi, Gianantonio Da Re, Davide Bellomo e Attilio Pierro passati a Forza Italia, Davide Bergamini passato al Gruppo misto, l’ex sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi.

Pure Roberto Maroni, senza uscire dal partito, visse momenti di forte distacco prima di tornare ai vertici, come nel 1994-95, quando rimase nel governo Berlusconi contro il parere di Bossi. Nessuno di questi scissionisti ha avuto fortuna politica fuori dalla Lega che è un’aggregazione politica di tipo piramidale che si muove intorno alle scelte del segretario. Era accaduto nel passato con Bossi, è così anche con Salvini. Gli esempi del passato non portano bene a Vannacci, almeno sulla carta.

La maggioranza teme l’indebolimento della Lega e l’erosione dei voti da destra

Quanto valgono l’ex generale Vannacci e la sua nuova formazione Futuro nazionale nel mercato politico italiano? Certamente molto meno di quei 530 mila voti ottenuti alle elezioni europee. Allora Vannacci era stato il candidato più votato della Lega in tutte le circoscrizioni in cui era presente, con exploit significativi nel Nord-Ovest (186.000 voti) e nel Centro (110.000 voti).

Nelle recenti regionali in Toscana, la Lega affidò a Vannacci la responsabilità politica e organizzativa della campagna con un risultato disastroso, il 4,38 dei voti. Oggi i sondaggisti attribuiscono a Vannacci tra il 3 e il 4%, grazie al drenaggio di voti da Fdi e dai leghisti. Viene considerato alto il rischio di una Lega indebolita, che non arrivi neppure alla soglia di sbarramento del 4% ipotizzata nelle ultime settimane per la nuova legge elettorale. Vannacci annuncia di portare con sé un pacchetto di parlamentari, in Italia e in Europa, ma non sarà facile neanche per lui mettere insieme le tante sigle che compongono la galassia della destra radicale.

Controversie e le posizioni di Roberto Vannacci

Roberto Vannacci non è un politico tradizionale: prima di entrare in Parlamento europeo è stato un alto ufficiale dell’Esercito italiano, con una carriera lunga e complessa che lo ha portato a comandare reparti speciali e a partecipare a missioni in teatri di guerra come Afghanistan, Iraq e Libano, oltre ad aver servito come addetto militare a Mosca.

Il suo passaggio dalla carriera militare alla ribalta pubblica è avvenuto principalmente grazie alla pubblicazione di Il mondo al contrario, un libro autoprodotto che è diventato un fenomeno editoriale per certi ambienti conservatori e sovranisti. Il volume critica apertamente temi come immigrazione, diritti LGBTQ+, politiche climatiche e multiculturismo, e lo fa con un tono provocatorio tale da suscitare dibattiti e polemiche anche all’interno del governo italiano di allora. La sua pubblicazione portò persino a una procedura disciplinare da parte dell’Esercito, alimentando l’immagine mediatica dell’autore “contro il sistema”.

Oltre alle idee espresse nel libro, ci sono posizioni e dichiarazioni che hanno accentuato la sua fama di figura estremista: in passato ha rilasciato interviste in cui si è espresso in modi molto controversi su argomenti sociali, dall’immigrazione all’identità nazionale, e su questioni sensibili legate alla diversità e ai diritti civili. Alcuni suoi commenti — ad esempio sull’identità etnica o sulla gestione delle disabilità nelle scuole — hanno attirato critiche da più fronti, contribuendo a consolidare la percezione di un personaggio oltre i limiti del dibattito politico convenzionale.

Un altro elemento chiave della sua biografia riguarda le relazioni internazionali e le posizioni geopolitiche, in particolare nei confronti della Russia. Durante il suo periodo come militare a Mosca, alcune sue espressioni favorevoli alla cultura russa e critiche verso la gestione occidentale della guerra in Ucraina furono fonte di polemiche, tanto da sollevare interrogativi pubblici sul suo ruolo diplomatico e sulle eventuali simpatie filo-russe. Pur avendo lui negato posizioni filoputiniane esplicite, tali affermazioni hanno contribuito a delineare un profilo politico fortemente euroscettico e critico nei confronti delle principali linee atlantiste, in contrasto con le scelte istituzionali italiane su politica estera.

Le controversie che lo hanno visto coinvolto includono anche indagini giudiziarie: secondo alcune fonti, Vannacci è stato oggetto di accertamenti per presunte irregolarità in rimborsi e indennità percepite durante il periodo in cui prestava servizio all’estero, con contestazioni relative a rimborsi non dovuti e spese per eventi mai organizzati. Sebbene questi procedimenti non siano necessariamente correlati alla sua attività politica, essi contribuiscono a un quadro pubblico complesso di un personaggio non solo polarizzante sul piano ideologico, ma anche al centro di questioni legali non banali.

Tutti questi elementi, il passato militare non convenzionale, le posizioni culturali forti, le dichiarazioni polemiche e le controversie giudiziarie, spiegano perché Vannacci sia riuscito a costruire attorno a sé una base di sostenitori affezionati, ma anche perché molti esponenti tradizionali della destra italiana (dalla Lega a Fratelli d’Italia) lo vedano con sospetto o addirittura con ostilità. Il suo progetto di Futuro Nazionale punta quindi non solo a intercettare un elettorato scontento dei partiti esistenti, ma anche a ridefinire i confini culturali e valoriali della destra italiana.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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