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Il discorso di Mattarella apre le celebrazioni degli 80 anni della Repubblica e dell’Assemblea Costituente

today2 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Mattarella richiama allo spirito dell’Assemblea Costituente e invita a difendere le conquiste democratiche nate dal dopoguerra.

Nel 2026 celebreremo gli 80 anni della Repubblica italiana sancita dal referendum che mise in soffitta la monarchia e dell’Assemblea Costituente dove uomini e donne, provenienti da pensieri differenti ed esperienze in partiti spesso contrapposti, si misero insieme per concordare le regole dell’ordinamento politico, amministrativo, economico, sociale del nostro paese, le norme fondamentali di uno Stato democratico.

Tutti i partiti risorti al termine della Seconda guerra mondiale erano rappresentati dai 556 membri della Costituente: Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Partito Comunista, Partito Liberale, Partito Repubblicano, Uomo Qualunque, Blocco nazionale della Libertà, Partito democratico del lavoro.  C’erano tutti, tranne gli eredi del fascismo.

Il monito di Mattarella per la difesa della Costituzione

Nel suo discorso di fine anno, l’undicesimo, Sergio Mattarella ha tracciato ottant’anni della nostra storia repubblicana: il voto alle donne, la riforma agraria, il Piano casa, lo Statuto dei lavoratori, il servizio sanitario nazionale, il sistema previdenziale esteso a tutti, il servizio pubblico radiotelevisivo. Il ragionamento del Presidente del Capo dello Stato parte proprio dallo spirito dell’Assemblea Costituente, e invita tutti, cittadini e sistema dei partiti, a difendere i risultati ottenuti.

“Nessun bene è mai stato acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità. La Repubblica siamo noi”. In quei quindici minuti del suo discorso alla nazione, Mattarella invia un messaggio alla politica, alla sua classe dirigente. L’invito a comporre insieme le grandi riforme, non a colpi di maggioranza. E’ l’auspicio per un 2026 alla ricerca del Bene comune, non di una parte o l’altra della società dei partiti.

Andamento dell’economia nazionale

L’Italia, pur restando tra le principali economie europee, affronta nel 2026 un quadro di crescita modesta, pressioni fiscali e un dibattito pubblico intenso sulle politiche di sviluppo e coesione sociale. Secondo le più recenti proiezioni della Commissione europea, il prodotto interno lordo italiano è atteso in crescita contenuta (intorno allo 0,8 % sia nel 2026 sia nel 2027), con dinamiche di consumo privato in lenta accelerazione ma ancora influenzate dall’incertezza economica e dall’alto risparmio precoce delle famiglie.

La modesta espansione si inserisce in un contesto fiscale complesso: l’Italia ha uno dei livelli di debito pubblico più elevati d’Europa, vicino al 137 % del PIL, e il Governo di Giorgia Meloni ha varato il bilancio 2026 con misure volte a ridurre il deficit al 2,8 % del PIL, in linea con le regole europee, ma non senza tensioni interne e critiche da parte dell’opposizione. L’obiettivo di contenere il disavanzo riflette uno sforzo per stabilizzare i conti pubblici, ma solleva interrogativi sulle politiche di sostegno ai redditi più bassi, sulle risorse per i servizi pubblici e sul ruolo delle imposte, dove alcune misure, come aumenti su determinate categorie, sono state giudicate insufficienti per affrontare le pressioni sulla spesa delle famiglie.

Accanto a queste tensioni economiche, la questione del lavoro e della disuguaglianza sociale resta centrale. L’Italia è impegnata da anni a contenere la disoccupazione e a migliorare la produttività, ma ancora persistono disparità territoriali e settoriali: aree come il Mezzogiorno soffrono di più alte percentuali di disoccupazione giovanile e di livelli di investimento inferiori rispetto al Nord. I bassi tassi di crescita della produttività e l’impiego di manodopera qualificata sono spesso indicati come freni strutturali all’espansione economica.

Parallelamente, fenomeni sociali come la povertà e l’esclusione economica restano problemi profondi. Dati statistici indicano che milioni di cittadini italiani vivono in condizioni di “povertà assoluta” o faticano ad arrivare alla fine del mese, con un’incidenza significativa soprattutto tra le famiglie con più figli e nelle regioni meridionali. Questa realtà economica difficoltosa alimenta malcontento e richieste di politiche più incisive da parte dei sindacati e della società civile, come dimostrato dalle ampie proteste e scioperi che si sono tenuti nel 2025 su questioni come il costo della vita e la politica estera legata al conflitto in Medio Oriente, con manifestazioni che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone in diverse città italiane.

Oltre all’economia e alla povertà, i diritti civili e le riforme normative sociali sono argomenti di acceso dibattito nel Paese. L’Italia ha recentemente affrontato evoluzioni normative sul riconoscimento dei diritti LGBTQ+, inclusi sviluppi in materia di adozioni per persone singole, mentre altre politiche come la criminalizzazione della gestazione per altri (surrogacy) hanno sollevato critiche circa la limitazione delle libertà individuali e il rispetto dei diritti delle coppie omosessuali. Inoltre, rapporti internazionali hanno evidenziato preoccupazioni su diritti umani, spazi civici e libertà di espressione, indicando un crescente scrutinio anche da parte di osservatori esterni sul quadro delle libertà in Italia.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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