Il Corsivo

Il ministero di Grazia e Giustizia chiede all’Anm i nomi dei donatori del Comitato per il no

today17 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Scontro istituzionale sul referendum: il ministero di Grazia e Giustizia guidato da Carlo Nordio sollecita all’Anm l’elenco dei finanziatori del Comitato per il No, tra accuse di “schedature” e timori di violazione della privacy.

La campagna referendaria diventa sempre più terreno di scontro tra poteri dello Stato, politico e giudiziario. Dopo le dichiarazioni di Nordio che ipotizza un Csm paramafioso e le repliche sdegnate dei componenti del massimo organo di autogoverno della magistratura, presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, il capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusy Bartolozzi, in un documento di dieci righe indirizzato al presidente dell’Anm, Cesare Parodi, chiede di rendere noti gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato del no da parte di privati cittadini e magistrati. “Siamo alle schedature”, commentano in chat i magistrati, mentre si coglie stupore ai vertici del sindacato delle toghe.

Le opposizioni parlano di liste di proscrizione

“Un atto molto grave che sa tanto di liste di proscrizione”, sostiene il Pd. “Una intimidazione”, secondo Avs. Per il governo, intervenuto all’esito di una interrogazione del parlamentare di FI Enrico Costa, si tratta di una semplice richiesta di chiarezza, per evitare potenziali conflitti di interessi. Il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, ricorda che il comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo.

Ma la richiesta del ministero di Grazia e Giustizia resta anomala, mai avvenuta nel passato nella storia italiana, anche nei momenti di maggiore frizione tra politica e magistratura, probabilmente incostituzionale, e potrebbe essere anche impugnata perché viola la legge sulla privacy. E se dovesse passare, dovrebbe valere anche per il Comitato per il sì, a cui nessuno ha chiesto i nomi dei donatori, nonostante alcuni magistrati attualmente in servizio figurino tra i fondatori.

Implicazioni e i presupposti giuridici

La lettera inviata dal capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi, al presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) solleva una questione che va oltre la semplice trasparenza dei finanziamenti: si tratta di capire se e in che misura un’autorità amministrativa possa sollecitare dati personali relativi a donazioni a un comitato referendario, soprattutto quando quel comitato ha una relazione con un’associazione di magistrati.

Secondo quanto riportato nelle fonti, l’iniziativa nasce da un’interrogazione parlamentare del deputato di Forza Italia Enrico Costa, in cui si ipotizza che le donazioni private raccolte dal Comitato “Giusto dire No” possano configurare una forma di “finanziamento indiretto” dell’Anm e potenzialmente generare un conflitto tra magistrati in servizio e cittadini donatori. Tale argomentazione solleva un nodo giuridico non banale: la distinzione tra trasparenza delle donazioni a fini politici e tutela dei dati personali sotto la legge sulla privacy e la Costituzione italiana.

In Italia, infatti, la legge sulla privacy protegge i dati sensibili dei cittadini, inclusi quelli relativi a contributi economici a campagne o iniziative politiche, a meno che non sussista un obbligo di legge che imponga la pubblicazione di tali informazioni per specifiche categorie (ad esempio i partiti politici soggetti a normativa sulla trasparenza dei finanziamenti). I partiti politici, per legge, devono pubblicare nomi e importi dei donatori sopra certe soglie, proprio per garantire trasparenza e prevenire abusi. Tuttavia, i comitati referendari – e ancor più se considerati soggetti giuridici autonomi – non sono automaticamente sottoposti a tali obblighi di pubblicazione, a meno che non lo preveda una norma specifica, cosa che nel caso in esame non sembra sussistere.

Da parte sua, l’Anm ha sottolineato che il Comitato “Giusto dire No”, pur essendo stato promosso dall’associazione, è un soggetto giuridico distinto e autonomo, con propri statuti e regole di gestione dei fondi, e che rendere pubblico l’elenco dei donatori potrebbe violare diritti fondamentali dei cittadini, tra cui il diritto alla riservatezza e alla libera partecipazione a iniziative civiche senza timori di ritorsioni. Il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, ha infatti ricordato che ogni informazione utile sul comitato è già pubblicata sul sito dell’organismo, aggiungendo che l’ulteriore richiesta di dati personali non può essere soddisfatta dall’associazione per assenza di basi giuridiche precise.

La discussione assume così una valenza più ampia, poiché tocca temi quali l’equilibrio tra trasparenza e tutela della privacy, l’autonomia delle organizzazioni civiche nel contesto della partecipazione politica, e il ruolo di un ministro o di un’autorità pubblica nell’influenzare o sollecitare comportamenti di soggetti terzi. Mentre l’opposizione parla di intimidazione e possibili pressioni, altri commentatori si interrogano su quale possa essere il presupposto normativo che legittima una richiesta di questo tipo, e se non sia più corretto che eventuali obblighi di trasparenza sulle donazioni siano disciplinati direttamente da una riforma normativa piuttosto che da iniziative ad hoc della burocrazia ministeriale.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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