Il Corsivo

La crisi della Rai diventa un articolo del New York Times

today12 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

La figuraccia olimpica finita sul New York Times e la perdita delle Atp Finals della Rai: errori, scioperi e scontro politico portano la tv pubblica sotto accusa anche in Parlamento.

Qualcuno pensava che l’infausta cronaca dell’apertura delle Olimpiadi firmata dal direttore di RaiSport Paolo Petrecca fosse circoscritta intorno ai patrii confini. Si sbagliava di grosso, al punto che la pessima figura ha raggiunto le pagine del New York Times. Scrive il quotidiano americano.

“Ha aperto la trasmissione chiamando San Siro, storico stadio milanese, Stadio Olimpico; ha descritto Kirsty Coventry, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, come la figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella; non ha riconosciuto due tedofori della nazionale femminile italiana di pallavolo e non è riuscito a distinguere la diva pop americana Mariah Carey dall’attrice Matilda De Angelis”. Il giornale americano evidenzia come la redazione di Rai Sport abbia annunciato tre giorni di sciopero al termine dei Giochi “non per protestare contro i bassi salari o le cattive condizioni di lavoro ma per gli errori commessi dal direttore“.

Il caso Atp Finals a Mediaset va in Parlamento

Non solo Petrecca. Un altro duro colpo per la tv pubblica. Le Atp Finals, dominate negli ultimi due anni da Jannik Sinner, lasciano la Rai e finiscono su Mediaset e la vicenda arriva dritta in Parlamento. Il Pd chiede “dimissioni imprescindibili” del direttore di Rai Sport. “Rai al collasso”, rincara il M5S.

“Uno smacco per TeleMeloni”, aggiunge Italia viva con il suo leader Matteo Renzi. L’unico organo di controllo parlamentare sarebbe la Commissione di Vigilanza Rai, i cui lavori sono nei fatti bloccati a causa dell’assenza della maggioranza. In una democrazia matura, fatti di questa entità dovrebbero essere discussi, nella pluralità delle posizioni, soprattutto in rispetto delle regole parlamentari. In Italia non è così, purtroppo.

Modello di finanziamento della Rai

Storicamente, la Rai si finanzia attraverso un modello misto: il principale canale di entrate è rappresentato dal canone, integrato da ricavi pubblicitari e da altre fonti commerciali. Ma, negli ultimi anni questo modello è stato seriamente messo sotto pressione. Nel 2023 il canone annuo è stato ridotto da 90 a 70 euro, con una diminuzione dei proventi complessivi destinata a pesare sui bilanci e sulla capacità dell’azienda di investire in programmi e personale.

La riduzione del canone, che rappresenta una fetta significativa del budget, ha spinto Rai a ridefinire le proprie strategie di raccolta pubblicitaria e a cercare nuove fonti di ricavo. La sfida non è semplice: il mercato media è sempre più frammentato, con la concorrenza dell’online, delle piattaforme in streaming e delle emittenti private che catturano attenzione e investimenti pubblicitari. Secondo alcuni osservatori, la diminuzione delle entrate da canone potrebbe costringere Rai a fare ulteriori tagli o a rivedere produzioni e investimenti, proprio mentre le spese per eventi di grande richiamo come le Olimpiadi o i Campionati Europei di calcio restano elevate.

Nel frattempo, l’approvazione della legge di bilancio 2026 in Italia ha introdotto ulteriori tagli diretti al settore audiovisivo, con una riduzione di 10 milioni di euro annui destinati alla Rai e ulteriori risorse tolte alle televisioni locali. Il governo ha però aumentato un fondo per il pluralismo e l’innovazione digitale, ma in molti nel settore ritengono che questo non sia sufficiente per compensare la perdita complessiva di risorse e sostenere la produzione di contenuti di qualità.

Tali trasformazioni incidono sulla capacità della Rai di pianificare con stabilità a medio e lungo termine, di investire in nuove tecnologie, di affrontare costi crescenti (inclusi i diritti per grandi eventi o le infrastrutture digitali) e di mantenere un’offerta che possa competere con i principali broadcaster nazionali e internazionali. La pressione finanziaria si riflette anche nelle dinamiche interne: in un contesto di risorse limitate, ogni scelta di allocazione, dal personale alla produzione, diventa più politicizzata e più suscettibile di critiche da parte delle redazioni, dei sindacati e degli osservatori esterni.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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