Il Corsivo

La rivolta dei giornalisti Rai contro Petrecca: servizi senza firma durante le Olimpiadi

today10 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

I giornalisti di RaiSport ritirano le firme per difendere credibilità e autonomia editoriale, denunciando la gestione Petrecca e la lottizzazione politica della Rai.

Non era mai accaduto che i giornalisti del servizio pubblico togliessero le firme dei loro servizi durante un evento internazionale come le Olimpiadi. La protesta riguarda la permanenza in Rai del pluri sfiduciato direttore di Rai Sport Paolo Petrecca, la cui imbarazzante cronaca dell’apertura dei giochi olimpici ha fatto salire la tensione e ha indotto l’amministratore delegato dell’azienda Giampaolo Rossi a prendere una decisione drastica ma giusta: l’esonero di Petrecca dalla conduzione della cerimonia conclusiva delle Olimpiadi.

Nella sostanza il vertice Rai vuole evitare un’altra figura negativa a livello internazionale. Ma Petrecca, meloniano di ferro, tira dritto, dice di avere le spalle coperte, protezioni dall’alto.

Lo sciopero delle firme

Per difendere immagine e dignità della categoria, è scattata l’inedita protesta dei giornalisti di RaiSport.”Fino alla fine dei giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda coscienza del danno che il direttore di Raisport ha recato ai telespettatori, alla Rai come azienda e a tutta la redazione”.

Hanno ragione da vendere i colleghi sportivi, anche se la loro battaglia andrebbe finalmente estesa all’intero servizio pubblico, diventato ormai un luogo occupato dai partiti e, nel caso di Petrecca, direttamente dal partito di maggioranza relativa e da palazzo Chigi. Il tema è dunque più vasto, in quanto una Rai depurata dalla lottizzazione selvaggia dei partiti, favorisce la professionalità dei giornalisti e la libertà di stampa, garantisce ai telespettatori un’informazione verificata e indipendente ed evita casi di censura politica.

Precedenti conflitti interni Rai

Nel corso del 2025, la redazione di RaiSport ha più volte espresso dubbi sulla gestione del direttore e sui suoi piani per la testata. A maggio dello scorso anno, durante la votazione per l’approvazione del piano editoriale proposto da Petrecca, una maggioranza di giornalisti ha bocciato il documento, con 51 voti contrari su 104 aventi diritto, a fronte di soli 36 voti a favore e otto schede bianche. Questo segno di disapprovazione è stato visto come un avvertimento formale sulla scarsa fiducia della redazione nei confronti della visione e delle strategie proposte dal direttore.

Non solo: già a luglio 2025 il Comitato di redazione (Cdr) di RaiSport aveva proclamato uno stato di agitazione e aveva ribadito la propria sfiducia verso Petrecca, evidenziando come l’azienda stesse ignorando il sentimento della redazione. In quella occasione, i giornalisti sottolinearono che il direttore aveva fallito nel costruire un progetto condiviso, incapace di ottenere un consenso significativo all’interno della testata, e sollevarono preoccupazioni sul potenziale impatto negativo sulla qualità del lavoro giornalistico di RaiSport, soprattutto in vista di eventi di portata strategica per l’azienda come i Mondiali di calcio e le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

Questa cronica mancanza di sintonia tra la direzione e i giornalisti ha agito come una sorta di tensione sotterranea, che si è protratta per mesi e ha indebolito progressivamente la percezione di autorevolezza di Petrecca all’interno della testata. Più che una semplice critica a singole scelte, quello che si era venuto a creare è stato un problema di legittimazione professionale: la leadership editoriale non è riuscita a consolidare un progetto condiviso, né a ottenere un sostegno significativo dalla propria redazione.

Il clima di sfiducia preesistente ha quindi reso ancora più esplosiva la reazione dei giornalisti alla telecronaca contestata delle Olimpiadi, non tanto come episodio isolato di incompetenza, ma come culmine di un conflitto più profondo sulla direzione generale della testata sportiva pubblica. La protesta attuale con il ritiro delle firme e l’annuncio dello sciopero, può essere letta non solo come una reazione alla figuraccia mediatica, ma anche come una forma di richiamo più ampio alla necessità di garantire autonomia professionale, condivisione editoriale e rispetto per la funzione giornalistica all’interno dell’azienda pubblica, temi che erano già emersi con forza nelle precedenti consultazioni interne e che oggi esplodono alla luce del grande evento olimpico.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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