Il Corsivo

La sfida europea di Davos contro le pretese espansionistiche di Trump

today21 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Dazi, Artico e Stato di diritto: a Davos l’Europa prova a reagire alla pressione di Washington e alla sfida delle autocrazie.

Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale l’Europa si trova a fronteggiare un nemico militare ed economico come gli Stati Uniti, un paese alleato, alla guida dell’Alleanza atlantica, che ha liberato gran parte del territorio dalla dittatura nazifascista. Il paradosso fa capire come la Storia in 81 anni si sia ribaltata. Il luogo in cui si incrociano guerra e pace è Davos, la cittadina svizzera che ospita i lavori del World Economic Forum.

L’Europa a un bivio

Secondo la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, Davos deve rappresentare un’occasione per il continente per costruire una nuova forma di indipendenza dagli Stati Uniti. Assai più duro Emmanuel Macron, in risposta alla promessa americana di dazi al 200% sui vini francesi, secondo cui l’Europa deve rimanere leale alle regole del gioco, in primis allo Stato di diritto. Per Macron, i paesi europei devono mettere in campo una forza tale da arginare la “deriva autocratica” del mondo, cioè Trump e Putin.

In queste settimane, l’Ue lavora a un pacchetto di misure a sostegno della sicurezza nell’Artico, nella convinzione che spetti al popolo sovrano decidere del proprio futuro. Ma il tema vero è se l’Europa riuscirà a trovare a Davos una unità di intenti che possa superare le molte divisioni e una politica estera comune. Non sarà facile. In quelle pieghe e contraddizioni si sta infilando il bullismo di Trump.

Dipendenza strutturale dell’Europa dagli Stati Uniti

Per molti decenni, la sicurezza europea è stata garantita quasi esclusivamente dall’ombrello difensivo degli Stati Uniti, nell’ambito della NATO. Questo modello si è basato sulla predominanza militare statunitense: Washington ha mantenuto capacità tecnologiche e operative superiori nella maggior parte dei settori chiave – dall’aviazione strategica alla deterrenza nucleare – e ha posizionato forze sul territorio europeo come primo scudo contro minacce come l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda e, più recentemente, la Russia post-2014.

Ma la dipendenza strutturale ha progressivamente messo in luce alcune vulnerabilità. Molti Paesi europei storicamente hanno speso molto meno in difesa rispetto agli Stati Uniti (che investono cifre nettamente superiori in budget militari), lasciando all’industria europea delle armi un mercato frammentato e poco competitivo. Secondo fonti di analisi strategica, la spesa militare aggregata europea rimane significativamente inferiore a quella americana pur con una crescente consapevolezza della necessità di investire nella propria sicurezza.

Proprio per colmare tali lacune, l’Unione Europea ha lanciato in anni recenti iniziative come “Readiness 2030” (originariamente noto come ReArm Europe), un piano che mira a rafforzare le capacità militari dell’UE attraverso investimenti di lungo periodo, potenzialmente per centinaia di miliardi di euro. Questa strategia non si limita alla semplice spesa: punta anche a integrare meglio le industrie di difesa europee, favorire la produzione comune di equipaggiamenti e ridurre la dipendenza da fornitori transatlantici per sistemi d’arma e tecnologie critiche.

La spinta verso una difesa europea più autonoma nasce, in parte, dalla percezione di un’alleanza transatlantica sempre più incerta. Negli ultimi mandati presidenziali negli Stati Uniti, inclusa l’attuale amministrazione, la NATO è stata oggetto di critiche periodiche da parte di Washington, con richiami agli alleati a incrementare la spesa per la difesa e persino dubbi pubblici sull’impegno automatico in caso di aggressione. Tutto ciò ha generato un sentimento diffuso nei circoli politici europei secondo cui, se la sicurezza dovesse essere usata come leva di pressione politica (come nel caso dei dazi o delle minacce commerciali), l’Europa rischierebbe di trovarsi penalizzata.

Un’autonomia strategica piena non significa isolarsi dagli Stati Uniti, anzi, i leader europei spesso sostengono il valore della cooperazione transatlantica in settori come il controllo delle esportazioni, la ricerca tecnologica e la deterrenza contro attori autoritari, ma comporta un equilibrio più forte tra cooperazione e autodeterminazione. Senza un’industria di difesa robusta, senza interoperabilità tra eserciti europei e senza capacità autonome di proiezione militare, l’Unione rischierebbe di non poter decidere da sola come reagire in scenari di crisi internazionale.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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