Il Corsivo

Manovra. Nuove risorse per le imprese, riprogrammati i finanziamenti per il Ponte sullo stretto

today16 Dicembre 2025

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Scritto da Daniele Biacchessi

Giorgetti annuncia 3,5 miliardi per sostenere investimenti e Zes: stop temporaneo alle risorse per il Ponte mentre la manovra resta in bilico tra critiche della Bce e ritardi parlamentari.

La manovra economica del Governo, finita per diversi giorni nel pantano della Commissione Bilancio del Senato, riaccende i motori con alcune mosse a sorpresa annunciate dal ministro Giancarlo Giorgetti. Si tratta di nuove risorse per le imprese che ammontano a 3,5 miliardi.

Sono compensazioni di misure che non sono riuscite a coprire le richieste come Transizione 5.0 e i crediti di imposta per gli investimenti nella Zes, la zona economica speciale. Questo nuovo rimescolamento di priorità porta a riprogrammare i finanziamenti destinati al Ponte sullo Stretto dopo i vari stop della Corte dei conti su questioni determinanti per la realizzazione dell’opera.

I nodi ancora da sciogliere

Qualcosa si è sbloccato, ma i nodi da sciogliere restano ancora molti. Il governo deve gestire le critiche della Bce, concentrate sui provvedimenti che colpiscono il comparto del credito italiano. Infatti l’Eurotower prevede che i provvedimenti della legge di bilancio aumentino il carico fiscale effettivo sul settore bancario.

Almeno sulla carta, Giorgetti assicura di essersi chiarito con la presidente della Bce, Christine Lagarde sulla nuova dicitura dell’emendamento sull’oro degli italiani che assegna la detenzione e la gestione delle riserve auree a Bankitalia. Intanto mancano quindici giorni dall’esercizio provvisorio e sulla manovra ancora non è stato impresso neanche un voto parlamentare.

Governo e maggioranza continuano a riscrivere la legge di bilancio con emendamenti che arrivano a singhiozzo in commissione. Assisteremo all’assalto alla diligenza e alla maratona finale. Come ogni anno in un brutto cinepanettone di Natale.

Scelte della manovra economica

Negli ultimi anni, l’Italia ha affrontato una crescita economica moderata e persistenti difficoltà strutturali che influenzano tanto la qualità del prodotto interno lordo quanto la competitività delle imprese. Secondo i report economici ufficiali, la crescita reale del Pil italiano è rimasta contenuta negli ultimi periodi, con il contributo dell’investimento privato frenato da domanda interna debole e da condizioni di credito non pienamente favorevoli alle imprese, soprattutto alle piccole e medie imprese che costituiscono la spina dorsale dell’economia nazionale.

La lentezza nel ritmo di crescita si intreccia con sfide di lungo periodo come l’invecchiamento demografico, la rigidità della struttura produttiva e la difficoltà di innalzare i livelli di produttività. In risposta, la politica economica nazionale e le politiche europee di coesione e ripresa, tra cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), sono state orientate a stimolare investimenti, digitalizzazione e transizione energetica. Il PNRR, parte integrante degli sforzi post-pandemia, ha l’obiettivo di sostenere innovazione, competitività e sostenibilità, mettendo a disposizione consistenti risorse per riforme e investimenti nei prossimi anni.

Così le misure come Transizione 5.0 e gli incentivi per gli investimenti nelle Zone Economiche Speciali (ZES) assumono un ruolo strategico, e diventano cioè strumenti che mirano a spingere le imprese italiane verso una maggiore innovazione tecnologica e sostenibilità energetica, due fattori considerati cruciali per migliorare la produttività e la competitività sui mercati internazionali.

La Transizione 5.0, ad esempio, prevede crediti d’imposta per investimenti in tecnologie verdi e digitali, favorendo la trasformazione dei processi produttivi e la riduzione dell’impatto ambientale. Allo stesso modo, le ZES, specialmente quelle nel Mezzogiorno, cercano di stimolare l’attrazione di investimenti nelle aree più svantaggiate, contribuendo alla coesione territoriale e alla nascita di nuove opportunità di lavoro e sviluppo.

Ma, tali politiche industriali di incentivazione fiscale si confrontano con un quadro finanziario generale che resta molto complesso. Ad esempio, la Banca Centrale Europea (BCE) ha espresso preoccupazioni specifiche su come alcune misure della manovra possano influenzare la liquidità e il comportamento delle banche italiane, segnalando che l’aumento del carico fiscale sui settori finanziari potrebbe ridurre l’offerta di credito all’economia reale. L’ingresso della BCE nel dibattito evidenzia l’equilibrio difficile tra incentivi fiscali pro-crescita e vincoli di bilancio, oltre alla sensibilità delle istituzioni europee verso la sostenibilità finanziaria complessiva degli Stati membri.

Un altro tema spesso trascurato ma centrale è la struttura del credito alle imprese italiane. Pur beneficiando di strumenti di garanzia statale e di misure di rafforzamento patrimoniale dopo la crisi pandemica, molte imprese italiane, in particolare le Pmi, continuano a segnalare difficoltà nell’accesso a condizioni di credito favorevoli, soprattutto per progetti di lungo periodo. Questo fenomeno è radicato in un sistema bancario che ha storicamente mantenuto livelli di prestito inferiori a quelli di altri paesi europei, riflettendo un approccio prudente verso il rischio e la struttura patrimoniale delle imprese stesse.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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