Il Corsivo

A due mesi dall’inizio del conflitto, tra Stati Uniti e Iran non ci sono vincitori

today4 Maggio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Quando il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato la guerra contro l’Iran, aveva promesso una vittoria rapida e decisiva. A soli dieci giorni dall’inizio del conflitto, aveva tentato di convincere il mondo che gli Stati Uniti erano i veri vincitori della guerra. Due mesi dopo abbiamo le prove che le cose non stanno così.

I combattimenti sono stati sospesi, ma una fine definitiva della guerra è ancora lontana. Washington non ha ancora ottenuto chiari vantaggi strategici, mentre un conflitto un tempo considerato circoscritto sta ora trascinando gran parte del mondo in un pantano sempre più ampio, senza uno sbocco diplomatico certo, nonostante gli sforzi di pakistani, egiziani, turchi e cinesi. Non ci sono veri vincitori in questa guerra, ma alcuni Paesi sono in una posizione relativamente migliore per gestirne gli effetti.

I perdenti

In qualsiasi conflitto, in ogni parte del mondo, sono sempre le persone comuni ad avere di gran lunga più da perdere in una guerra. Il popolo iraniano si trova sotto attacco dall’esterno e dall’interno. Gli Stati Uniti e Israele hanno colpito migliaia di obiettivi in ​​Iran, compresi alcuni attacchi contro infrastrutture civili, uccidendo più di 3.600 persone, tra cui oltre 1.700 civili. Trump si è spinto fino a minacciare di distruggere “l’intera civiltà” iraniana se i governanti del Paese non cederanno alle sue richieste. Il popolo libanese è coinvolto da decenni nel conflitto tra Hezbollah, il gruppo militante libanese sostenuto dall’Iran, e Israele.

Un fragile cessate il fuoco era in vigore fino a febbraio, quando, dopo l’uccisione da parte di Israele della Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei, Hezbollah ha ripreso a sparare contro Israele. Il popolo libanese è in mezzo alla più grave crisi umanitaria degli ultimi anni, nel silenzio delle maggiori istituzioni internazionali. I paesi del Golfo si sono ritrovati profondamente colpiti da una guerra che non volevano e che avevano cercato con tutte le loro forze di prevenire.

Infine, la guerra si è rivelata un duro colpo per gli americani e per le loro tasche. Stanno già pagando di più per benzina e biglietti aerei, così come per alcuni servizi, dato che sempre più aziende hanno iniziato ad aggiungere un sovrapprezzo per il carburante ai loro prezzi. L’inflazione annua è salita al 3,3% a marzo, rispetto al 2,4% di febbraio. La fiducia dei consumatori è in picchiata. Il consenso di Trump e in picchuata. I futuro non e roseo.

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Scritto da: Daniele Biacchessi


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