Il Corsivo

Trump caccia la procuratrice generale Pam Bondi

today3 Aprile 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Dopo mille titubanze e discussioni, alla fine Trump ha licenziato la ministra della Giustizia, procuratrice generale Usa, Pam Bondi. Al suo posto arriva il vice procuratore generale ed ex legale personale di Trump Todd Blanche. Non è una novità che l’incarico della Bondi stesse traballando. Infatti, Trump aveva discusso con i suoi collaboratori l’ipotesi di licenziare Bondi. Poi, dopo un durissimo faccia a faccia, Trump ha confermato che il mandato della Bondi sarebbe stato di breve durata e che l’avrebbe sostituita.

Così è avvenuto. Secondo il New York Times, Trump ha criticato la sua gestione del dipartimento di Giustizia, soprattutto la gestione dei dossier su Epstein. Il presidente avrebbe inoltre lamentato le carenze comunicative della Bondi e ha sfogato la propria frustrazione per quella che percepisce come una mancanza di aggressività da parte del dipartimento nel perseguire i suoi avversari politici.

Chi è la pasionaria dell’amministrazione americana

“Passerà a un nuovo incarico molto importante e necessario nel settore privato, che verrà annunciato a breve”, dice Trump dopo averla rimossa dal delicato incarico di ministra della Giustizia. Pam Bondi è stata fino ad oggi la fedele alleata di Trump, la pasionaria dell’amministrazione americana. L’improvvisa uscita di Bondi pone fine a un mandato durato un anno, segnato dalla rapidissima erosione del muro di separazione tra le decisioni della procura e i capricci di un presidente intenzionato a punire i suoi nemici.

L’addio giunge in un momento di massima turbolenza per il Dipartimento di Giustizia, che ha visto l’esodo di procuratori veterani presi di mira per la loro presunta slealtà nei confronti di Trump, il crollo della fiducia dei giudici federali, il cedimento sotto il peso della campagna di deportazioni di massa di Trump e le intense critiche per la gestione fallimentare della vicenda Epstein. Bondi, ex procuratrice generale della Florida e portavoce di Trump durante la sua battaglia contro molteplici accuse penali, non ha mai goduto della piena fiducia della base MAGA . Ed è proprio qui che si cela il vero motivo del suo allontanamento.

Rimozione di Pam Bondi

La rimozione di Pam Bondi segna in realtà un passaggio politico più profondo di quanto appaia a prima vista, perché non riguarda soltanto un avvicendamento ai vertici del Dipartimento di Giustizia, ma riflette un modello di governo sempre più centrato sulla fedeltà personale e sulla capacità di interpretare le priorità politiche del presidente. Nonostante Bondi fosse considerata una delle figure più leali a Donald Trump, la sua uscita dimostra come, all’interno dell’amministrazione, la lealtà non sia più sufficiente se non accompagnata da risultati concreti in termini di conflitto politico.

Secondo diverse ricostruzioni, infatti, uno degli elementi decisivi sarebbe stata la percezione di una scarsa incisività nell’utilizzo del Dipartimento di Giustizia come strumento di pressione contro gli avversari politici, un aspetto che Trump considera centrale nella sua azione di governo. In questo senso, la nomina ad interim di Todd Blanche, già avvocato personale del presidente, rafforza ulteriormente l’idea di una progressiva sovrapposizione tra difesa legale privata e funzione pubblica, un confine che negli Stati Uniti è tradizionalmente considerato cruciale per garantire l’indipendenza della giustizia.

Il caso Bondi evidenzia anche un altro elemento chiave: la crescente instabilità interna all’amministrazione Trump, dove le sostituzioni ai vertici avvengono con rapidità e spesso senza una chiara strategia di lungo periodo, alimentando incertezza sia a livello istituzionale che internazionale. Il Dipartimento di Giustizia, in particolare, appare sempre più esposto a dinamiche politiche, con un turnover elevato e una perdita progressiva di figure tecniche esperte, fenomeno che rischia di compromettere la continuità dell’azione giudiziaria.

Allo stesso tempo, la vicenda Epstein ha rappresentato un punto di rottura simbolico: la gestione dei documenti e delle indagini ha suscitato critiche bipartisan e ha contribuito a erodere la credibilità dell’intero dipartimento . In un sistema come quello americano, dove la fiducia nelle istituzioni giudiziarie è un pilastro fondamentale, questo tipo di controversie può avere effetti duraturi, andando ben oltre il destino politico dei singoli protagonisti. Inoltre, l’allontanamento di Bondi suggerisce che Trump stia cercando di ridefinire l’equilibrio tra controllo politico e autonomia delle istituzioni, spingendosi verso un modello in cui la giustizia diventa sempre più uno strumento diretto dell’esecutivo.

Una trasformazione che, se consolidata, potrebbe modificare in modo significativo il funzionamento dello Stato di diritto negli Stati Uniti, accentuando la polarizzazione e riducendo gli spazi di mediazione istituzionale. In definitiva, più che un semplice cambio di poltrona, il licenziamento di Bondi appare come un tassello di una strategia più ampia, in cui la priorità non è tanto la gestione tecnica della giustizia, quanto la sua capacità di incidere direttamente nello scontro politico interno, segnando un ulteriore passo verso una concezione sempre più personalistica del potere.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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