Il Corsivo

Trump chiede agli alleati un intervento nello stretto di Hormuz

today17 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Donald Trump chiede agli alleati uno sforzo nello stretto di Hormuz per proteggere e accompagnare le petroliere bloccate dal tiro incrociato iraniano, ma Londra e Berlino si rifiutano di procedere con le azioni militari.

Trump ha accusato Gran Bretagna e Germania di non essere stati sufficientemente leali verso gli Stati Uniti dopo aver ricevuto sostegno in materia di sicurezza per decenni. In particolare il presidente americano si dice stupito dall’atteggiamento di Londra, storico alleato degli Stati Uniti In tutti i conflitti del Novecento e degli anni Duemila.

“E’ da anni che dico che se mai dovessimo aver bisogno di loro, non ci saranno”, dice sconfortato Trump, ma la guerra che ha ingaggiato a fianco di Israele contro l’Iran si pone totalmente fuori da ogni diritto internazionale, non ha ricevuto alcuna autorizzazione dalle Nazioni Uniti, e non può pretendere dai paesi europei, pur membri della Nato, un servilismo sciocco e controproducente. Ormai, dall’inizio del suo secondo mandato, Europa e Stati Uniti perseguono obiettivi economici e politici differenti.

L’Italia non cambia la missione Aspides

L’Italia è timorosa, prudente. Non vuole abbandonare completamente lo storico alleato americano, ma al contempo non intende rischiare di entrare in guerra. La linea l’ha dettata Bruxelles quando afferma che quello in corso non è il nostro conflitto , ma gli interessi dell’Europa sono a rischio. Al consiglio c’è stata una discussione su come proteggere le navi: gli europei proseguono la missione Aspides ma i 27 non non intendono inviare le navi sopra la linea di Muscat, perché nessuno vuole entrare attivamente in questa guerra. Trump andrà avanti certamente nel suo disegno scellerato, ma questa volta senza il grosso dei paesi del Vecchio Continente.

Stretto di Hormuz

Al di là dello scontro politico tra Stati Uniti ed Europa, la crisi nello Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più critici dell’intero conflitto mediorientale, perché coinvolge direttamente gli equilibri economici globali. Questo stretto, largo poche decine di chilometri, è infatti uno dei principali “colli di bottiglia” del commercio mondiale: da qui transita circa un quinto del petrolio globale e una quota significativa di gas naturale liquefatto.

La sua chiusura, anche parziale, ha effetti immediati sui prezzi dell’energia, sulle catene di approvvigionamento e, di conseguenza, sulle economie europee e asiatiche. Non è quindi solo una questione militare, ma una crisi sistemica che mette in discussione la sicurezza economica globale. La richiesta di Donald Trump agli alleati di intervenire militarmente per garantire la sicurezza delle petroliere si inserisce in una strategia più ampia: trasformare un conflitto regionale in una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti.

Tuttavia, a differenza di quanto accaduto in passato questa volta gli alleati europei mostrano una forte riluttanza. Il motivo non è soltanto politico, ma anche giuridico e strategico: l’assenza di un mandato esplicito delle Nazioni Unite rende qualsiasi intervento militare più controverso dal punto di vista del diritto internazionale, mentre il rischio di escalation diretta con l’Iran viene percepito come estremamente elevato.

In questo contesto si inserisce il ruolo della missione europea Aspides, spesso citata nel dibattito ma raramente spiegata nel dettaglio. Si tratta di un’operazione navale dell’Unione Europea nata nel 2024 con un obiettivo dichiaratamente difensivo: proteggere le navi mercantili e garantire la libertà di navigazione nelle rotte tra Mar Rosso, Golfo Persico e aree limitrofe. La missione non è concepita per operazioni offensive o per entrare in guerra contro attori statali, ma per scortare e difendere il traffico commerciale da minacce come attacchi missilistici o droni. Tale impostazione spiega perché molti Paesi europei, tra cui Italia e Germania, siano contrari a estenderne il mandato allo Stretto di Hormuz: significherebbe trasformare una missione difensiva in un’operazione potenzialmente bellica.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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