Il Corsivo

Trump muove forti critiche alla Nato e annuncia il disimpegno degli Stati Uniti nell’Alleanza Atlantica

today2 Aprile 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Cosa resta della Nato senza l’impegno degli Stati Uniti? Trump annuncia il disimpegno americano nell’Alleanza Atlantica, la cui fondazione e sviluppo ha avuto nella Storia il centro nevralgico, politico e militare, a Washington, e la sponda strategica in Europa. Trump non esclude la possibilità di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato, e nel suo discorso alla nazione di stanotte, ha espresso il proprio «disgusto» nei confronti dell’Alleanza. Il presidente americano sostiene dall’inizio della guerra che i partner europei lo hanno lasciato solo.

Nato, dalle origini allo strappo di Trump

Lo strappo era nell’aria da molto tempo. Dal 1949 al 1991, l’Alleanza atlantica è stata l’architrave della relazione di sicurezza fra Europa e Stati Uniti. Oltre a fare da deterrente contro la vecchia Unione Sovietica sovietica, la Nato è stata il foro di consultazione privilegiato fra Washington e gli alleati europei. Con la caduta del muro di Berlino, la sua funzione militare è andata incontro a una progressiva trasformazione. L’intervento nella ex Jugoslavia ha rappresentato un punto di svolta importante, segnando il primo intervento armato della NATO e la sua prima proiezione fuori dall’ambito geografico definito dall’articolo 5 del trattato Nord Atlantico.

Gli attentati dell’11 settembre 2001 e l’avvio della missione ISAF in Afghanistan hanno consolidato l’immagine di una NATO sempre più ‘globale’ e meno ancorata alle esigenze della difesa europea. Lo spostamento a est dei confini della NATO ha portato alla luce divergenze che in precedenza tendevano a rimanere sottotraccia. Già durante la campagna elettorale del 2016 Trump aveva rivolto pesanti attacchi all’Alleanza atlantica, definendola ‘obsoleta’ e non più in grado di contrastare le ‘vere’ minacce poste dall’attuale scenario internazionale.

Ora siamo arrivati al capolinea con il rifiuto di numerosi leader europei di avviare azioni di guerra per proteggere le navi petroliere nello stretto di Hormuz. La verità è che Trump si è cacciato in questo conflitto, affiancando le operazioni di Israele contro Teheran fuori da ogni diritto internazionale. E ora Trump vuole uscire dalla guerra, ma non sa proprio come fare, e si scaglia contro gli alleati, gli stessi a cui è stata violata la sovranità dagli Stati Uniti in cambio di una pace relativa.

Trump vs NATO: frattura crescente

In questo quadro di frattura crescente, la questione centrale non è soltanto cosa resti formalmente della NATO senza gli Stati Uniti, ma quale forma possa assumere un sistema di sicurezza europeo improvvisamente privato del suo perno strategico. Senza il contributo americano, l’Alleanza perderebbe infatti non solo la sua principale potenza militare, ma anche la struttura di comando, le capacità di proiezione globale e soprattutto la credibilità della deterrenza nucleare estesa, che per decenni ha rappresentato il vero collante politico dell’organizzazione.

Gli Stati europei, pur avendo aumentato negli ultimi anni la spesa per la difesa, restano fortemente dipendenti dagli assetti statunitensi in termini di intelligence, trasporto strategico, difesa antimissile e coordinamento operativo. Un eventuale disimpegno di Washington aprirebbe dunque una fase di transizione incerta, in cui si moltiplicherebbero le ipotesi: da una NATO “ridotta”, più regionale e meno ambiziosa, fino alla costruzione di un pilastro europeo autonomo, ipotesi discussa da tempo ma mai realmente realizzata. Allo stesso tempo, la crisi attuale nasce anche da una divergenza politica profonda: mentre gli Stati Uniti hanno intrapreso azioni militari contro l’Iran senza un chiaro mandato condiviso, diversi alleati europei hanno rifiutato il coinvolgimento diretto, rivendicando una distinzione tra difesa collettiva e operazioni unilaterali.

Questo nodo mette in evidenza una fragilità strutturale dell’Alleanza, già emersa negli anni precedenti: l’assenza di una visione strategica comune sulle minacce e sulle priorità geopolitiche. Se durante la Guerra fredda il nemico era chiaramente identificato, oggi la molteplicità dei teatri, dall’Est europeo al Medio Oriente, fino all’Indo-Pacifico, rende più difficile mantenere coesione. In questo senso, le parole di Trump, che definisce la NATO una “tigre di carta” e accusa gli alleati di non condividere il peso dei conflitti, si inseriscono in una crisi più ampia e non rappresentano soltanto una rottura improvvisa.

Il rischio maggiore, tuttavia, non è tanto lo scioglimento formale dell’Alleanza, reso complesso anche da vincoli giuridici interni agli Stati Uniti, quanto il suo svuotamento progressivo, attraverso il venir meno dell’impegno politico e militare americano. In tale scenario, l’Europa si troverebbe davanti a una scelta storica: accettare una condizione di maggiore vulnerabilità oppure accelerare un processo di integrazione militare che finora è rimasto incompiuto.

Ma questa seconda opzione richiede volontà politica, risorse economiche e soprattutto una leadership condivisa che oggi appare ancora fragile. Così, più che una fine improvvisa, ciò che si profila è una lenta trasformazione della NATO in qualcosa di radicalmente diverso da ciò che è stata nel Novecento: non più il pilastro indiscusso dell’Occidente, ma un’alleanza in cerca di identità, attraversata da tensioni interne e sempre più esposta agli equilibri mutevoli della politica globale.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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