IL CORSIVO

Una situazione imbarazzante

today17 Luglio 2026

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Scritto da Ferruccio Bovio

Ad un mese esatto – sarà domani – dall’accordo preliminare raggiunto tra Stati Uniti e Iran, si concretizza sempre di più il ritorno di uno scenario di guerra aperta. Un conto sono, infatti, gli attacchi – limitati nel tempo e nell’estensione – cui Americani ed Iraniani hanno fatto ricorso per consolidare, nelle ultime settimane, le loro rispettive posizioni negoziali. Un altro è, invece, riconoscere a chiare lettere il fallimento del Memorandum di intesa che le parti avevano, appunto, siglato lo scorso 18 giugno. Per la verità, ci era parso, fin da subito, che il suddetto Memorandum – frutto dell’ormai consueta diplomazia dell’improvvisazione statunitense – presentasse un vizio d’origine (difficilmente sanabile) in quell’articolo 5 che, sorprendentemente, ha riconosciuto all’Iran il diritto di “definire la futura amministrazione ed i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz”. E’ ovvio che Teheran, avendo ricevuto su un piatto d’argento un regalo così insperato, adesso si rifiuti assolutamente di restituirlo all’incauto mittente…

L’Iran non ha, quindi, ormai alcuna intenzione di rinunciare al controllo dello Stretto, ben conscio del fatto che, per quanto Donald Trump minacci fuoco e fiamme, la situazione in cui è andato a cacciarsi è una di quelle che consentono poche vie d’uscita dignitose. Infatti, dei tre obbiettivi fondamentali che avevano dato lo start ai bombardamenti del 28 febbraio, neanche uno – almeno finora – è stato raggiunto: né lo stop al programma dei missili balistici iraniani, né la fine del sostegno alle milizie alleate nella Regione e tanto meno l’abbandono dell’arricchimento del combustibile nucleare. Anzi, l’attacco ha prodotto, al contrario, l’imbarazzante risultato di creare uno stato di cose addirittura più favorevole alla repubblica islamica, la quale, da un giorno all’altro, si è, infatti, accorta di poter disporre di un’arma di pressione formidabile e della quale, in passato, non era neanche mai stata consapevole.

Tanto è vero che, fino a pochi mesi fa, a nessun iraniano era mai venuto in mente di interdire la libera navigazione nello Stretto. Di conseguenza, dopo mesi di morte e di distruzione -che, tra l’altro, hanno coinvolto non solo il territorio iraniano, ma anche i Paesi del Golfo e le stesse basi americane situate in quella tormentata area – per la Casa Bianca, a meno che non decida sul serio di rilanciare su larghissima scala i suoi bombardamenti, risulta adesso quasi impossibile costringere Teheran ad abbassare sue le pretese: anche perchè la fazione che, al momento, detiene il potere in Iran, è quella più cinica e radicale del regime. Una fazione pronta a tutto – anche ad affrontare una nuova guerra – pur di consolidare la propria leadership, confidando nel fatto che tanto la soglia di sofferenza interna con cui deve fare i conti Washington sarà sempre molto più bassa rispetto a quella che una spietata dittatura è in grado di imporre alla sua sventurata popolazione.

Scritto da: Ferruccio Bovio


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