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Iran: a che punto siamo arrivati?

today22 Marzo 2026

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Scritto da Giornale Radio

A cura di Ferruccio Bovio

A che punto siamo arrivati nella guerra in Iran ad ormai tre settimane dal primo attacco israelo – americano? Ce lo domandiamo cercando di attenerci alla cruda realtà dei fatti e senza farci troppo suggestionare dalle roboanti dichiarazioni trumpiane e da quelle altrettanto campate per aria del regime di Teheran.

Di certo, sappiamo che, fino al 28 febbraio, una sciagura così devastante la repubblica islamica non l’aveva mai vissuta, con migliaia di obbiettivi distrutti, decine di altissimi esponenti uccisi e con l’affondamento pressoché totale della sua flotta militare. Pertanto, quando i bombardamenti dei jet nemici – che, attualmente, sorvolano del tutto indisturbati i cieli persiani – saranno terminati, l’Iran sarà, indiscutibilmente, un Paese molto più in difficoltà di prima e, probabilmente, anche sull’orlo del collasso economico.
Tuttavia, appare anche piuttosto evidente come il regime sciita – anche per la sua struttura compatta e articolata – non stia, al momento, dando alcun cenno di cedimento interno. E questo succede anche perché – come non ci siamo ancora stancati di ripetere – Washington e Gerusalemme si trovano, oggi, a dover fare i conti con una realtà che si fonda, essenzialmente, su incrollabili presupposti religiosi, che danno un senso di sacralità alla sua missione rivoluzionaria. Una realtà che – per quanto a noi possa apparire davvero strana – trova, dunque, le sue motivazioni in un oltranzismo fanatico, che la induce a combattere una sorta di battaglia definitiva e dai tratti apocalittici.
Non è il caso, quindi, di farsi troppe illusioni circa gli eventuali tempi rapidi in cui potrebbe terminare il conflitto, perché ben difficilmente l’Iran accetterà di abbassare la guardia: e la richiesta di resa incondizionata, più volte avanzata da Trump, rivela solamente la sua scarsa conoscenza di chi sia, veramente, il suo avverso interlocutore.
Un regime di questa natura, potrebbe, infatti, cadere solo attraverso una invasione di terra (particolarmente rischiosa sul piano delle perdite di soldati statunitensi), oppure a seguito di una molto ipotetica ribellione interna, che fosse adeguatamente armata e pronta al sacrificio.
E francamente, allo stato attuale delle cose, non ci pare affatto che queste due condizioni abbiano, seriamente, qualche possibilità di assumere un minimo di concretezza.

L’epilogo più probabile di tutta questa vicenda bellica sarà, quindi, quello che – una volta finiti, in un modo o nell’altro, i bombardamenti – il regime di Teheran continuerà a sopravvivere anche se avrà, indubbiamente, pagato un prezzo enorme.
Di conseguenza, solo trasformandosi improvvisamente in George Bush junior, Trump potrebbe, credibilmente, sperare di riuscire ad abbattere quel sistema di potere islamico che, dal 1979 ad oggi, ha seminato la morte ed il terrore in tutto il Medio Oriente. Ma che tale mutazione avvenga sul serio, ci sembra altamente improbabile.

22 Marzo 2026

Scritto da: Giornale Radio

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