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Il punto della settimana
today1 Febbraio 2026
A cura di Ferruccio Bovio
Il tema del povero infermiere di Minneapolis, immobilizzato e poi crivellato di colpi in mezzo alla strada, con il pretesto – poi smentito da numerosi video – che impugnasse una pistola contro gli agenti dell’ICE, ha animato il dibattito politico nostrano in una misura che, nell’ambito del centro- destra, a noi è parsa lacunosa. La vittima una pistola l’aveva effettivamente con sé: solo che non la teneva in mano, ma nel suo zaino, come lo fanno tanti altri cittadini statunitensi…Una cosa che, per fortuna, in Europa pare inaccettabile, ma che in America è, invece, purtroppo considerata nell’ordine naturale delle cose e, quindi, di conseguenza come un fatto certamente non sanzionabile: tanto meno con la pena di morte… Non possiamo, infatti, giudicare quello che è avvenuto a Minneapolis – oltre tutto per la seconda volta in pochissimi giorni – diversamente da un chiaro esempio di esecuzione sommaria, effettuata da una milizia che si sente, evidentemente, autorizzata ad uccidere impunemente chiunque: persino un normale cittadino statunitense, autoctono, bianco e senza precedenti penali di alcun genere. Così come era stato, la settimana precedente, anche per la donna freddata senza pietà e colpevole solamente di essersi trovata al volante della sua auto mentre era in corso di svolgimento una manifestazione di protesta. L’indignazione per questi episodi – suscitata anche all’interno del Partito Repubblicano – ha indotto, nelle ultime ore, l’Amministrazione Trump a smussare un tantino gli angoli del suo brutale approccio iniziale al problema dell’immigrazione irregolare: tuttavia, resta indiscutibile il fatto che la prima reazione della Casa Bianca agli eventi di Minneapolis era stata quella di descrivere le vittime come dei fanatici e pericolosissimi aggressori.
La deriva di questa seconda Amministrazione Trump, che assomiglia sempre meno alla prima, appare, quindi, in tutta la sua allarmante evidenza a chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale per riconoscerla. Spiace, pertanto, dover constatare le difficoltà che, in Italia, certe forze politiche incontrano nel prendere apertamente le distanze da eccessi che stanno ormai segnando un solco quasi invalicabile tra i modelli istituzionali e sociali che – guarda caso, anche grazie all’aiuto degli Stati Uniti – avevamo saputo costruire nel Dopo Guerra e quel caotico mix di fandonie e di prevaricazioni che rischia adesso di affermarsi stabilmente Oltreoceano. In altre parole, ci pare che, pur restando assolutamente lontani da quel campo che il sociologo Luca Ricolfi definisce come il “follemente corretto” (e che – a nostro avviso – con il suo velleitario estremismo ideologico ha poi finito per favorire proprio la rielezione di Trump), sia comunque egualmente possibile smettere di giustificare, acriticamente, tutto quello che si decide a Washington, senza per questo doversi sentire, per forza e colpevolmente, schierati dalla parte di Maduro o di Xi Jinping.
01 Febbraio 2026
Scritto da: Giornale Radio
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