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Allarme a Niscemi, in Sicilia: l’intera collina sta crollando dopo le tempeste

today28 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Evacuati interi quartieri e centinaia di famiglie, zona rossa fino a 150 metri: Protezione civile avverte che molte case non saranno più abitabili. Schlein chiede di usare i fondi Pnrr per l’emergenza.

Allarme del capo della protezione civile nazionale Fabio Ciciliano, dopo il sopralluogo aereo sulle zone della frana a Niscemi in provincia di Caltanissetta. “L’intera collina sta crollando sulla piana di Gela”, sostiene Ciciliano secondo cui lo smottamento ha reso inagibili decine di immobili, imponendo la creazione di una zona rossa che arriva a 150 metri dall’inizio della “nicchia di distacco”, cioè dalla zona asfaltata non crollata.

“Situazione particolarmente complessa dopo un primo sopralluogo che abbiamo fatto e bisogna essere onesti che anche le case integre prospicienti sull’orlo della frana non potranno più essere popolate”, afferma Ciciliano. Infatti, il fronte della frana si è allargato. Interi quartieri, Sante Croci, Trappeto e via Popolo, sono stati evacuati. Sono circa trecento le famiglie – circa un migliaio di persone – trasferite in altre abitazioni e in un palazzetto dello sport.

Sono state chiuse le arterie viarie principali, le strade provinciali 10 e 12. L’unica via di collegamento praticabile è la strada provinciale 11. Nella piazza di Niscemi, decine di persone si sono messe in coda per lasciare il loro nome ai vigili del fuoco sperando di poter rientrare a casa almeno per recuperare i generi di prima necessità. “Deve essere chiaro a tutti – ha puntualizzato Ciciliano – che tanta gente non potrà mai più rientrare a casa, neppure per recuperare gli effetti personali. Le case ancora integre sull’orlo della frana sono comunque impraticabili. La situazione è davvero critica”.

Schlein: usiamo i soldi del Pnrr

Anche la segretaria dem Elly Schlein si è recata in Sicilia sui luoghi della frana. “È impressionante, è una violenza brutale quella con cui il ciclone Harry si è abbattuto su questi territori. Bisogna trovare le risorse perché i danni stimati nelle tre regioni più colpite sono stati di circa 2 miliardi. Noi abbiamo proposto di dirottare immediatamente un miliardo che era stato messo sul progetto del Ponte di Messina per il 2026, che chiaramente non potrà essere usato per effetto dello stock della Corte dei Conti. Perché non darlo immediatamente in disponibilità a questi territori, a queste comunità, per dare subito un segnale?”, dice Elly Schlein.

Caratteristiche geologiche di Niscemi

La collina di Niscemi su cui si affacciano quartieri e abitazioni non è un terreno stabile e uniforme, ma è composta da strati di argille e sedimenti arenacei-sabbiosi la cui resistenza meccanica varia moltissimo in funzione della presenza di acqua nel sottosuolo. Le argille, in particolare, quando vengono imbibite d’acqua perdono gran parte della loro coesione e capacità di sostenere carichi: questo significa che periodi prolungati di pioggia intensa saturano gli strati inferiori, riducono la loro resistenza e possono avviare lo scivolamento verso valle della massa di terreno soprastante.

Proprio questo meccanismo è stato indicato dagli esperti come una causa chiave dell’attivazione del movimento franoso a Niscemi: l’acqua piovana, derivante dalle precipitazioni eccezionali legate al ciclone Harry, ha indebolito progressivamente gli strati argillosi sottostanti la collina, facendo “scalzare” la base del piastrone superficiale più granulare e spingendo l’intero versante a muoversi in discesa con crescente rapidità e ampiezza.

Questa dinamica è aggravata dal fatto che la frana di Niscemi non è del tutto nuova: si tratta di un fenomeno già noto agli esperti e inserito nel Piano di Assetto Idrogeologico della Sicilia sin dal 2006, con una classificazione di rischio molto elevato (pericolosità P4 e rischio R3-R4 per edifici e infrastrutture). Ciò significa che la fragilità di quel pendio era riconosciuta da tempo, ma — come spesso accade in molte aree italiane — non è stato possibile intervenire con opere di consolidamento, drenaggio o rinforzo sufficienti per prevenire un movimento di questa magnitudine quando le condizioni climatiche diventano estreme.

Dal punto di vista geologico, aree come quella di Niscemi, con prevalenza di argille e sedimenti poco cementati, sono particolarmente suscettibili a fenomeni di dissesto quando il regime delle precipitazioni supera certi livelli critici, perché la capacità del terreno di evacuare l’acqua è limitata e la pressione interstiziale dell’acqua nei pori può aumentare rapidamente, diminuendo la resistenza al taglio del terreno stesso. In termini pratici, ciò si traduce in una progressiva perdita di stabilità delle pendici, con fratture e deformazioni che possono evolvere in ampi movimenti di massa come quello che ha interessato la collina di Niscemi.

Una componente spesso trascurata è l’interazione tra fattori naturali e attività umane. La costruzione di edifici, strade o l’alterazione della copertura vegetale possono modificare il regime idrico superficiale e profondo del terreno e, nei casi peggiori, accelerare o favorire l’attivazione di frane laddove la fragilità geologica è già alta. Questo non significa necessariamente che la frana sia “colpa” di una singola decisione edilizia, ma che la compresenza di vulnerabilità geologica e eventi climatici estremi richiede politiche di pianificazione territoriale e prevenzione molto attente per ridurre il rischio complessivo.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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