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Caso Epstein. Arrestato l’ex ministro britannico Mandelson

today24 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Si allarga sempre più l’inchiesta sui file del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. E’ stato arrestato Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico a Washington scelto dall’attuale premier Keir Starmer ed ex ministro del governo di Sua Maestà.

La polizia è entrata nella sua casa di Camden, nella zona nord di Londra. Come già avvenuto per il principe Andrea, Mandelson è sotto inchiesta per la stessa accusa: condivisione di documenti governativi segreti e riservati con Epstein. Nominato ambasciatore a Washington a febbraio 2025, Mandelson era stato licenziato soltanto sette mesi dopo dopo a causa delle numerose sue email, emerse negli Epstein Files, in cui mostra di avere un rapporto molto stretto con il finanziere, ma sembra passare a quest’ultimo documenti segreti e riservati dell’esecutivo britannico.

Il mistero della fuga lussuosa di Sarah Ferguson

Secondo il Daily Mail, Sarah Ferguson, ex moglie ma da sempre convivente dell’ex principe Andrea, avrebbe passato quasi tutto il mese di gennaio in una clinica di benessere svizzera, la Paracelsus Recovery Clinic di Zurigo. Costo: 13 mila sterline al giorno, circa 15mila euro. Sempre secondo il giornale, Ferguson sarebbe “assolutamente distrutta” dalla pubblicazione degli scambi di email con Jeffrey Epstein, da parte del Dipartimento di Giustizia Usa. Dopo il soggiorno presso la clinica svizzera, Ferguson avrebbe trascorso del tempo nelle Alpi francesi e negli Emirati Arabi Uniti, secondo il Mail on Sunday.

Ma come ha fatto Ferguson a pagarsi questo esorbitante soggiorno, visto che lo stesso ex marito Andrea ha dovuto farsi prestare dalla regina Elisabetta e dal resto della famiglia circa 15 milioni di euro per comprare il silenzio della sua accusatrice Virginia Giuffre? Andrew Lownie, biografo dell’ex principe Andrea, ritiene che diversi milionari di Dubai, Bahrain e Qatar, stiano probabilmente già finanziando “Fergie”.

Epstein Files e critiche

I documenti sono una massa enorme di dati giudiziari, investigativi e amministrativi legati all’indagine sul finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, rilasciati dopo l’approvazione dell’Epstein Files Transparency Act negli Stati Uniti, che ha imposto la loro divulgazione pubblica. Questi file includono corrispondenze e registri elettronici, ma anche registri di indagini dell’FBI, annotazioni, flight log dei jet privati di Epstein, contatti, diari e prove raccolte attraverso sequestri e processi.

La mole di documenti supera i 300 gigabyte di dati, e la sua struttura è tale che spesso non esiste un testo narrativo compiuto: si tratta piuttosto di “pezzi di un puzzle” che richiedono un lavoro di analisi approfondito per essere compresi nel loro contesto legale e investigativo. Proprio questa enorme quantità di materiale ha sollevato gravi critiche sulla trasparenza e sulla selezione dei contenuti resi pubblici.

Alcuni parlamentari americani, tra cui figure di entrambi gli schieramenti, hanno denunciato che la versione resa disponibile al pubblico è pesantemente censurata (“redacted”) e in certi casi proteggerebbe più i sospettati che le vittime. Secondo questi critici, nomi di potenziali co-conspiratori sarebbero stati oscurati in modo ingiustificato, mentre altre parti del dossier mostrano dati sensibili delle vittime pubblicati senza adeguate protezioni.

Ciò ha suscitato un dibattito acceso non solo sulla libertà di informazione e sul diritto del pubblico alla verità, ma anche su come bilanciare trasparenza e tutela delle indagini in corso. I detrattori dicono che le censure potrebbero rappresentare un insabbiamento politico mirato, o comunque un modo per controllare quali versioni dei fatti diventino di dominio pubblico, mentre altri sostengono che molte esclusioni siano necessarie per evitare di compromettere processi o mettere a rischio la privacy delle vittime e la sicurezza delle indagini.

Il nodo (quanto e come sia stato reso pubblico il materiale, e quali parti restano secretate o oscurate) è fondamentale per capire perché nomi come quello di Peter Mandelson e altri personaggi di rilievo emergano solo adesso, e perché la portata dello scandalo stia travalicando i confini delle accuse di pedofilia per entrare nel terreno della sicurezza nazionale, dei segreti di stato e della politica internazionale.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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