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Chiara Ferragni assolta per estinzione del reato nel processo Pandoro Gate.

today15 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il Tribunale di Milano dichiara improcedibile la truffa aggravata: cade l’accusa per mancanza di querela. Per Chiara Ferragni finisce l’incubo.

La terza sezione del Tribunale di Milano del processo Pandoro Gate ha assolto la influencer Chiara Ferragni perché il reato di presunta truffa è estinto. Il giudice ha dunque ritenuto improcedibile l’aggravante della difesa dei consumatori, e il reato viene rubricato a truffa semplice, il cui processo può sarebbe potuto proseguire solo con querela di parte.

La Ferragni era accusata di truffa aggravata per i casi di beneficenza legata alle vendite del pandoro “Pink Christmas” di Balocco del Natale 2022 e delle Uova di Pasqua negli anni 2021-2022 di Dolci Preziosi prodotto da Cerealitalia. Secondo il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Milano, le due operazioni commerciali avrebbero garantito a Ferragni un “ingiusto profitto” di due milioni 225 mila euro, oltre a un “profitto non patrimoniale derivante dal ritorno di immagine legato alla prospettata iniziativa benefica”.

“Finito un incubo”, commenta la Ferragni

È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”, dice commossa l’influencer dopo l’assoluzione. “Chiara Ferragni è innocente, abbiamo sviluppato gli argomenti per rassegnare l’innocenza all’attenzione del Tribunale” aveva detto l’avvocato Giuseppe Iannaccone, lo scorso dicembre al termine delle arringhe difensive. La stessa Ferragni sempre presente nelle varie udienze, si è sempre dichiarata “serena, tranquilla e fiduciosa”, e così si è detta anche all’arrivo nell’aula della terza sezione penale del palazzo di giustizia milanese in attesa della sentenza. Ad attenderla, c’era un muro di giornalisti e tv, anche stranieri.

Il Pandoro Gate

La vicenda trae origine da due operazioni commerciali promosse dall’influencer tra il 2021 e il 2022, che combinavano attività di marketing con iniziative apparentemente benefiche, e che furono poi oggetto di contestazioni legali per presunta pubblicità ingannevole e truffa aggravata.

Tutto iniziò con la vendita di un pandoro di Natale 2022 in edizione limitata, il “Pandoro Balocco Pink Christmas”, un prodotto co-brandizzato tra Ferragni e l’azienda dolciaria Balocco. La comunicazione intorno al prodotto aveva lasciato intendere che una parte dei proventi sarebbe stata destinata in beneficenza all’ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino, con l’obiettivo di finanziare iniziative a favore dei bambini. Tuttavia, emerse che la donazione effettiva legata alle vendite del pandoro era significativamente inferiore rispetto ai numeri e ai messaggi diffusi, e in alcuni casi non direttamente collegata agli acquisti da parte dei consumatori.

Parallelamente, Ferragni fu coinvolta in un’altra operazione simile riguardante uova di Pasqua prodotte da Dolci Preziosi, promosse con l’argomento benefico a favore di progetti per ragazzi con autismo (“I Bambini delle Fate”). Anche qui, secondo l’accusa, la narrazione sociale aveva enfatizzato un legame tra acquisto del prodotto e supporto di iniziative benefiche che nei fatti non corrispondeva a quanto percepito dai consumatori.

Le prime ripercussioni legali arrivarono già nel dicembre 2023, quando l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) multò Ferragni per oltre 1 milione di euro per pratiche commerciali ritenute ingannevoli, contestando che la comunicazione dei prodotti lasciasse intendere donazioni ben più consistenti di quelle realmente effettuate. In risposta alla multa, Ferragni ammise un “errore di comunicazione” e si impegnò a versare ulteriori importi in donazioni, arrivando in totale a circa 3,4 milioni di euro tra multa, donazioni al Regina Margherita e contributi ad altre associazioni.

Nonostante tali risoluzioni sul piano amministrativo, la Procura di Milano decise di procedere penalmente, ritenendo che le operazioni avessero configurato un’ipotesi di truffa aggravata nei confronti dei consumatori. Secondo gli inquirenti, Ferragni e i suoi collaboratori avrebbero ottenuto un “ingiusto profitto” stimato in oltre 2,2 milioni di euro, anche considerando benefici non strettamente patrimoniali derivanti dall’aumento di visibilità e ritorno d’immagine.

Nel gennaio 2025 la Procura notificò la citazione diretta a giudizio con rito abbreviato, fissando le udienze per l’autunno, con una richiesta di condanna a un anno e otto mesi di reclusione avanzata dal pubblico ministero. I legali della influencer, tra cui gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, sostennero fin dall’inizio che non esistesse dolo e che l’unico elemento fosse un problema di comunicazione, per il quale già erano stati fatti i necessari risarcimenti.

Il processo si è protratto per diversi mesi, con Ferragni sempre presente in aula, sostenendo la propria innocenza e ribadendo di aver agito in buona fede. Alla fine, il 14 gennaio 2026 il giudice della terza sezione penale del Tribunale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, ha disposto il proscioglimento di Ferragni per estinzione del reato, in quanto l’aggravante che rendeva il reato procedibile d’ufficio non è stata riconosciuta, e le querele di parte erano state ritirate dopo gli accordi risarcitori. Senza quell’aggravante, il reato si configurava come truffa semplice, procedibile solo su querela, che non sussisteva più.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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