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L’Europarlamento congela l’accordo commerciale con gli Stati Uniti

today22 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Europarlamento reagisce alle minacce di nuovi dazi di Washington: stop ai regolamenti sull’export Usa e avvertimento politico dell’Ue sulla necessità di un’azione più ferma e unitaria.

L’Unione europea ha deciso un primo atto di ritorsione contro gli Stati Uniti, dopo le clamorose minacce di nuovi dazi provenienti dall’amministrazione Trump. I grandi gruppi politici presenti a Strasburgo hanno raggiunto l’accordo per sospendere l’iter di due regolamenti attuativi per abolire una serie di dazi sui beni industriali Usa e migliorare l’accesso al mercato europeo per una serie di prodotti agricoli provenienti dagli Stati Uniti.

Il compromesso raggiunto l’estate scorsa era parso poco equilibrato agli occhi di molti osservatori, ma i governi europei lo avevano fatto proprio perché sembrava il modo migliore per placare gli animi del presidente Donald Trump. Alla luce degli ultimi sviluppi, così non è stato. In un vertice oggi i Ventisette saranno chiamati a dibattere del futuro delle relazioni transatlantiche.

Il monito di Ursula von der Leyen

“L’Europa abbandoni la sua prudenza tradizionale”, dice Ursula von der Leyen al Parlamento europeo, riunito a Strasburgo in sessione plenaria. “Certamente, l’Europa dà sempre priorità al dialogo e alle soluzioni, ma è pienamente pronta ad agire, se necessario, senza indugio, in modo unito e determinato”, ha evidenziato la presidente della Commissione Ue.

Sulla Groenlandia von der Leyen ha ribadito che il suo futuro può essere deciso solo dai groenlandesi. «Concordiamo con i nostri amici americani sulla necessità di garantire la sicurezza della regione artica. Non solo siamo sulla stessa lunghezza d’onda in questo senso, ma stiamo lavorando insieme, in particolare nell’ambito della Nato», ha rimarcato.

Europarlamento: implicazioni economiche e politiche 

Oltre alla decisione immediata di congelare la ratifica del pacchetto commerciale con Washington, quest’episodio segna un punto di svolta più profondo nella relazione economica tra Unione europea e Stati Uniti, che è da tempo la più grande al mondo in termini di scambi di beni e servizi e investimenti reciproci. Il rapporto transatlantico rappresenta quasi il 30% del commercio globale e più del 40% del PIL mondiale, suggerendo che ogni frizione significativa tra le due parti può avere ripercussioni globali rilevanti per mercati, catene del valore e fiducia degli investitori.

Uno degli elementi chiave di questa relazione è l’integrazione delle catene di approvvigionamento: dalle automobili ai macchinari, dai prodotti chimici ai beni agricoli, molte imprese europee e americane dipendono da scambi fluidi e da un regime tariffario prevedibile. In un contesto di incertezza normativa, come quello creato dalla sospensione della ratifica, le imprese possono trovarsi costrette a rivedere piani di investimento, strategie di produzione e rotte logistiche, aumentando i costi e frenando la crescita.

Bruxelles ha negli ultimi anni dotato se stessa di un cosiddetto “strumento anti-coercizione”: un meccanismo pensato per proteggere gli interessi europei in caso di pressioni economiche ingiustificate da parte di paesi terzi, come l’uso di dazi punitivi o misure non tariffarie per ottenere concessioni politiche. Questo strumento permette all’UE di reagire non solo con contromisure tariffarie, ma anche con restrizioni su investimenti o accesso a contratti pubblici, rendendo visibile una strategia più assertiva nel difendere la propria sovranità economica.

La sospensione del negoziato commerciale quindi non è solamente una mossa tattica legata alle recenti provocazioni legate alla Groenlandia, ma riflette una evoluzione della posizione europea verso una maggiore autonomia strategica. I leader di Bruxelles sembrano determinati a non accettare strumenti di pressione — come minacce tariffarie legate a questioni politiche — dagli Stati Uniti, storicamente considerati partner e alleati piuttosto che avversari economici. Questo cambio di paradigma potrebbe avere ripercussioni sulla fiducia reciproca, rendendo più difficile ripristinare uno spirito cooperativo se non vengono ristabilite regole chiare e reciprocamente rispettate.

Sul fronte politico interno all’UE, la decisione di congelare l’accordo affronta anche critiche e aspettative contrastanti. Alcuni gruppi politici europei temono che un irrigidimento eccessivo possa danneggiare esclusivamente l’economia europea, priva di strumenti equivalenti per far fronte a shock esterni. Altri invece vedono nella decisione una affermazione dell’autonomia europea, una risposta alla percepita imprevedibilità delle politiche commerciali americane sotto l’amministrazione Trump e un passo verso l’adozione di una posizione più strategica e meno subordinata nel commercio internazionale.

Sul piano globale, la sospensione del processo di ratifica rischia di dare segnali contrastanti ai partner commerciali extra-UE e di rafforzare l’idea che gli accordi multilaterali e i meccanismi basati sulle regole possano essere messi in discussione da pressioni politiche bilaterali. Questo potrebbe incentivare altri paesi a riconsiderare le loro strategie commerciali facendo emergere nuovi blocchi o dinamiche competitive alternative. In questo senso, l’effetto della decisione europea si estende oltre l’Atlantico, influenzando l’intero sistema commerciale mondiale in un momento di crescenti tensioni geopolitiche.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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