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Il vertice dei volenterosi a Parigi: garanzie di sicurezze per Kiev saranno vincolanti

today7 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Kiev: impegni militari, intelligence e sanzioni nel documento finale della Coalizione: Zelensky annuncia una nuova epurazione ai vertici dei servizi segreti ucraini.

Si è discusso di Russia e Ucraina al vertice della Coalizione dei volenterosi di Parigi, a cui hanno partecipato la premier Meloni, l’inviato Usa Witkoff, il genero di Trump, Kushner, la Commissaria europea von der Leyen, il segretario Nato Rutte, il cancelliere tedesco Merz, il presidente francese Macron e l’inglese Starmer.

“Le garanzie di sicurezza per l’Ucraina includeranno impegni vincolanti a sostenere il Paese in caso di un futuro attacco armato da parte della Russia al fine di ripristinare la pace“, scrivono i leader europei. “Tali impegni potrebbero includere l’uso di capacità militari, intelligence e supporto logistico, iniziative diplomatiche, adozione di ulteriori sanzioni”, sostiene il documento finale.

A Parigi era presente anche il presidente ucraino Zelensky. “Questi colloqui mirano a garantire maggiore protezione e forza all’Ucraina. Contiamo sul sostegno dei nostri partner e su misure che possano garantire una reale sicurezza al nostro popolo”, afferma il leader ucraino.

Zelensky rimuove il generale Malyu

Prosegue l’opera di bonifica dei corrotti in Ucraina. L’ultima vittima dell’epurazione è il generale Malyuk costretto da Zelensky a dimettersi dal vertice del servizio segreto interno Sbu. Malyuk si è insediato nel luglio del 2022. L’esordio è stato il camion bomba esploso nel giorno del compleanno di Putin sul viadotto che unisce Crimea e Russia.

Poi ha organizzato l’operazione Spiderweb che ha colpito dozzine di bombardieri nucleari in aeroporti lontanissimi dal confine. Malyuk ha ordinato gli omicidi di ufficiali nelle strade di Mosca e i raid dei droni in cielo e in mare contro le raffinerie e le petroliere russe. Alcuni ufficiali di prestigio e deputati hanno preso posizione sui media in suo sostegno. Si è temuto uno scontro che avrebbe lacerato le istituzioni in una fase critica della guerra e delle trattative. Questo pericolo avrebbe spinto Malyuk a farsi da parte, rimanendo comunque nei ranghi dell’intelligence.

Garanzie di sicurezza offerte a Kiev

Dal 1994, era già esistito un tentativo di mettere sul piatto garanzie di sicurezza per l’Ucraina con il Memorandum di Budapest, un accordo firmato da Stati Uniti, Regno Unito e Russia in cambio dell’abbandono da parte di Kiev delle armi nucleari. Quel documento prometteva che la Russia non avrebbe minacciato né usato la forza contro l’Ucraina e che gli altri firmatari avrebbero rispettato la sua indipendenza e integrità territoriale. Ma gli eventi successivi hanno evidenziato i limiti di quel tipo di impegni basati su garanzie politiche piuttosto che su impegni legalmente vincolanti e meccanismi di attuazione efficaci.

Questa esperienza ha profondamente influenzato la percezione ucraina e di molti dei suoi partner circa la necessità di un nuovo modello di sicurezza internazionale. A differenza del Memorandum di Budapest, la dichiarazione di Parigi e le garanzie discusse al vertice dei Volenterosi tentano di costruire un quadro complesso e articolato che non si limiti a enunciare promesse generiche, ma che includa meccanismi concreti di monitoraggio, risposta e cooperazione pratica.

Nel documento di Parigi si parla infatti non solo di deterrenza e difesa ma anche di strutture organizzate per monitorare un ipotetico cessate il fuoco e di una forza multinazionale da impiegare solo dopo la fine formale delle ostilità, con la partecipazione dei paesi membri disposti a contribuire.

Un altro elemento nuovo è il tentativo di combinare garanzie tradizionali di assistenza militare (forniture, cooperazione logistica, hub di supporto) con strutture internazionali e multilaterali che si ispirano alla logica dell’impegno reciproco e della responsabilità condivisa. In passato molte delle forme di sostegno all’Ucraina erano state negoziate attraverso forniture di armamenti o aiuti economici ad hoc, senza un quadro istituzionale definito che potesse garantire persistenza e coordinamento a lungo termine.

Il vertice di Parigi rappresenta quindi un tentativo di superare questa lacuna normativa e strategica, tracciando un percorso verso un sistema di garanzie che sia politicamente e giuridicamente vincolante, attivabile al verificarsi di determinate condizioni (come l’entrata in vigore di un cessate il fuoco reale) e non soltanto sulla base di dichiarazioni politiche o promesse unilaterali. Parte di questo impegno prevede anche la creazione di istituti formali che non avevano equivalenti concreti nei precedenti accordi di sicurezza post-guerra fredda.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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