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Guerra fuori controllo. Ancora tre settimane, dicono gli israeliani

today16 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Israele prevede almeno altre tre settimane di guerra in Iran, con “migliaia di obiettivi” ancora da colpire. Lo ha confermato l’esercito israeliano alla Cnn. E il ministro degli Esteri di Israele Gideon Saar si rivolge al Libano. “Ci aspettiamo che il governo libanese adotti misure serie per impedire a Hezbollah di sparare contro Israele.

Non intendiamo tenere colloqui diretti con il governo libanese nei prossimi giorni”. Intanto il presidente americano Trump annuncia che non intende fare accordi con Teheran. “L’Iran vuole fare un accordo e io non voglio farlo perché i termini non sono ancora abbastanza buoni”. Trump a Nbc news, non è entrato nel merito di cosa intenda per termini non sufficientemente buoni.

I pasdaran puntano a colpire Netanyahu

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane, cioè i pasdaran, minacciano di colpire Netanyahu. “L’incertezza sul destino del primo Ministro israeliano e la possibilità della sua morte o della sua fuga con la famiglia dai territori occupati rivelano la crisi e l’instabilità di Israele. Se Netanyahu è ancora vivo, continueremo a dargli la caccia e a ucciderlo con tutte le nostre forze”.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, ha risposto alle notizie sull’assenza di Khamenei dalla vita pubblica e in tv da quando è stato eletto la scorsa settimana. “La Guida Suprema Mojtaba Khamenei gode di buona salute e governa pienamente il Paese. “La situazione nel Paese è stabile. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di non sapere nemmeno se Mojtaba Khamenei sia vivo. Anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva affermato che Khamenei è ferito e probabilmente sfigurato”.

Papa Leone all’Angelus: “Mi appello ai responsabili di questo conflitto: cessate la guerra”

Papa Leone ha lanciato un accorato appello per un cessate il fuoco immediato nella guerra in Iran, deplorando l'”atroce violenza” che ha ucciso migliaia di civili e causato sofferenze in tutta la regione. Leone ha sottolineato che la violenza non porterà la giustizia, la stabilità e la pace che i popoli della regione desiderano ardentemente.

Da due settimane, i popoli del Medio Oriente soffrono l’atroce violenza della guerra. Migliaia di persone innocenti sono state uccise e molte altre sono state costrette ad abbandonare le proprie case. Rinnovo la mia vicinanza a tutti coloro che hanno perso i propri cari negli attentati”, ha detto il Papa durante la sua preghiera settimanale all’Angelus in Piazza San Pietro.

Conflitto in Iran

Il conflitto non nasce improvvisamente nelle ultime settimane, ma è l’esito di una lunga escalation fatta di operazioni clandestine, guerre per procura e scontri indiretti tra Israele e l’asse regionale guidato da Teheran. Negli ultimi anni l’Iran ha consolidato una rete di alleanze militari e politiche nella regione  che comprende organizzazioni armate e governi alleati in Libano, Siria, Iraq e Yemen.

Questa rete ha permesso a Teheran di esercitare influenza strategica senza entrare direttamente in guerra con Israele. Tuttavia, gli attacchi coordinati condotti da Stati Uniti e Israele contro infrastrutture militari e nucleari iraniane hanno trasformato uno scontro indiretto in un conflitto aperto su larga scala, con bombardamenti reciproci e l’utilizzo massiccio di missili e droni.

Uno degli elementi più destabilizzanti di questa guerra è la sua dimensione regionale. Le ostilità non sono limitate al territorio iraniano o israeliano, ma si sono rapidamente estese al Libano, dove Hezbollah ha ripreso a lanciare razzi contro il nord di Israele, provocando ritorsioni militari e aumentando il rischio di un nuovo fronte di guerra lungo il Mediterraneo orientale. Allo stesso tempo, attacchi missilistici e operazioni militari hanno coinvolto basi statunitensi e infrastrutture energetiche nel Golfo, contribuendo a trasformare il conflitto in una crisi internazionale che coinvolge numerosi attori statali e non statali.

L’Iran ha risposto agli attacchi con centinaia di missili balistici e droni, mentre Israele e i suoi alleati hanno intensificato le operazioni aeree contro centri di comando e installazioni militari iraniane. La dimensione economica del conflitto è altrettanto rilevante. Il Medio Oriente resta il cuore della produzione mondiale di petrolio, e ogni escalation militare nella regione ha effetti immediati sui mercati energetici globali. La guerra ha già provocato tensioni nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il trasporto di petrolio.

Interruzioni o minacce alla navigazione hanno fatto impennare i prezzi del greggio e messo sotto pressione l’economia internazionale, alimentando il timore di una nuova crisi energetica globale. Quando Washington e Tel Aviv affermano di voler continuare le operazioni militari fino al raggiungimento dei propri obiettivi strategici, intendono soprattutto impedire all’Iran di ricostruire la propria capacità nucleare e di mantenere la propria rete di milizie nella regione. Dall’altra parte, la leadership iraniana interpreta la guerra come una battaglia esistenziale contro quella che considera una coalizione ostile guidata dagli Stati Uniti.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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