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I pasdaran annunciano la guerra contro i paesi del Golfo

today19 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Escalation nel Golfo: i pasdaran minacciano, raid e tensioni nucleari accendono la crisi.

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno emesso un avviso di evacuazione per gli impianti petrolchimici in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’avvertimento è giunto dopo che raid israeliani hanno colpito alcune parti degli impianti di gas di South Pars, in Iran. La Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha diffuso un messaggio di condoglianze in cui ha espresso “profondo dolore” per l’uccisione del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani, morto in un raid israeliano.

“Era un uomo saggio, intelligente e impegnato, con una vasta esperienza in diversi settori”, ha dichiarato Khamenei, evidenziando di Larijani “i quasi 50 anni di lavoro a vari livelli del sistema islamico che hanno contribuito a renderlo una figura di spicco”. Il portavoce dell’Idf annuncia l’uccisione del ministro dell’intelligence iraniano Ismail Khatib in un attacco mirato dell’aviazione israeliana a Teheran. Teheran e Mosca affermano che un attacco ha colpito ieri una zona vicino alla centrale nucleare iraniana di Bushehr, sul Golfo Persico, senza causare rilascio di materiale atomico né feriti.

La direttrice dell’intelligence americana smentisce Trump

La direttrice dell’intelligence americana Tulsi Gabbard ha smentito la tesi ufficiale della Casa Bianca sulla guerra in Iran in una dichiarazione scritta presentata alla commissione del Senato, ma poi nella sua testimonianza ha aggiustato il tiro. “Prima dell’operazione Epic Fury, l’Iran stava cercando di riprendersi dagli attacchi di giugno e continuava a rifiutarsi di rispettare gli obblighi dell’Aiea”, ha dichiarato.

Alla domanda se fosse vero che l’Iran potrebbe avere un missile in grado di minacciare gli Stati Uniti entro sei mesi, John Ratcliffe, direttore della Cia, non ha fornito ai senatori della commissione una tempistica su quando l’Iran potrebbe sviluppare un’arma del genere. Ratcliffe, però, ha affermato che c’è un buon motivo per essere preoccupati per il programma missilistico iraniano, perché Teheran sta “acquisendo esperienza” nei missili a più lungo raggio.

Intanto, il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi ha confermato che le riserve di uranio arricchito al 60% dell’Iran non sono state spostate dall’inizio dell’attacco di Israele e Usa alla Repubblica Islamica. “La nostra impressione, e credo che altri osservatori condividano questa opinione, è che l’uranio non si sia mosso”, ha insistito Grossi.

Le minacce dei pasdaran contro gli impianti energetici dei Paesi del Golfo

Non si tratta soltanto di dichiarazioni propagandistiche: negli ultimi giorni l’Iran ha già dimostrato di essere disposto a colpire infrastrutture energetiche oltre i propri confini, prendendo di mira hub strategici come quelli in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti. Questo tipo di obiettivi non è casuale: petrolio e gas rappresentano il vero cuore economico del Medio Oriente e, colpirli, significa esercitare pressione non solo sui Paesi coinvolti, ma sull’intero sistema economico mondiale.

La logica che guida Teheran appare sempre più chiara: se le proprie infrastrutture vengono attaccate, allora anche quelle dei vicini, spesso alleati degli Stati Uniti, diventano bersagli legittimi. È una strategia di deterrenza asimmetrica che punta a rendere il costo della guerra insostenibile per tutti gli attori coinvolti. In altre parole, l’Iran non cerca necessariamente una vittoria militare convenzionale, ma vuole dimostrare che nessuno nella regione può considerarsi al sicuro. Questo approccio era già emerso nelle prime fasi del conflitto, con attacchi a raffinerie, porti e petroliere, e ora viene esteso in modo esplicito a tutta l’area del Golfo.

Un elemento spesso sottovalutato è l’effetto domino che queste azioni possono generare. Il Golfo Persico non è solo un teatro di guerra regionale, ma uno snodo fondamentale per il commercio globale: da qui passa una quota enorme del petrolio e del gas destinati a Europa e Asia. Anche un’interruzione parziale delle attività — come evacuazioni di impianti o sospensioni della produzione — può provocare aumenti significativi dei prezzi dell’energia e destabilizzare i mercati finanziari. In effetti, i primi segnali sono già visibili, con forti oscillazioni dei prezzi e timori di una crisi energetica su scala globale.

Parallelamente, le dichiarazioni contrastanti provenienti dagli Stati Uniti riflettono un’incertezza strategica interna. Da un lato, figure come Tulsi Gabbard hanno messo in discussione la narrativa di una minaccia immediata iraniana; dall’altro, i vertici dell’intelligence continuano a sottolineare i rischi legati allo sviluppo missilistico di Teheran.

Questa ambivalenza è significativa perché evidenzia come, anche all’interno dell’apparato americano, non esista una visione univoca sulla natura del pericolo rappresentato dall’Iran. Il fatto che non sia stata fornita una tempistica chiara sulla capacità iraniana di colpire direttamente gli Stati Uniti indica che il quadro informativo resta incerto e aperto a interpretazioni politiche. La conferma da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica che le scorte di uranio arricchito iraniano non sono state spostate suggerisce che, nonostante i bombardamenti, il cuore del programma nucleare non è stato neutralizzato. Ciò significa che, anche in caso di tregua militare, resterebbe irrisolto uno dei principali motivi di tensione tra Iran e Occidente.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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