Natura geologica del territorio di Niscemi La cittadina di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, sorge su un versante collinare che scende verso la vasta piana di Gela, nella Sicilia meridionale. Secondo analisi e dati tecnici, l’area è notoriamente instabile dal punto di vista geologico, caratterizzata da terreni permeabili con forti componenti di argille e sabbie che poggiano su livelli più deboli e facilmente erodibili. Tali condizioni naturali fanno sì che, in presenza di piogge intense e prolungate, come quelle associate al recente ciclone Harry, il terreno perda rapidamente coesione e capacità portante, favorendo lo scivolamento di grandi masse di terra verso valle. Il fronte di frana che si è formato a Niscemi si estende per circa quattro chilometri e la collina continua a muoversi in modo attivo, con cedimenti progressivi che mettono in pericolo ulteriori edifici e infrastrutture. In termini di rischio, l’area non è una sorpresa per gli esperti: già le mappe ufficiali di pericolosità idrogeologica (PAI) indicavano vaste porzioni del territorio urbano e periurbano come zone ad alto e molto alto rischio di frana. Ciò significa che, ben prima dell’evento recente, le autorità tecniche avevano identificato la fragilità del suolo e la probabilità di movimenti franosi in presenza di condizioni climatiche avverse. La vulnerabilità strutturale non è nuova nella storia di Niscemi: il comune subì una significativa frana anche il 12 ottobre 1997, quando vaste porzioni di colline franano verso il basso causando danni, evacuazioni e interventi di emergenza. Dopo quell’episodio furono avviati numerosi studi, monitoraggi e piani di consolidamento, ma molte delle misure preventive non sono state pienamente mantenute o aggiornate negli anni successivi. Sebbene nel passato siano stati installati strumenti di monitoraggio per rilevare movimenti del terreno, non sempre sono stati mantenuti o utilizzati in maniera efficace, riducendo così la capacità di prevedere e mitigare nuovi cedimenti. Un altro elemento critico è l’impatto del cambiamento climatico, che ha determinato un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteorologici estremi come i cicloni mediterranei (i cosiddetti “medicane”), i quali scaricano enormi quantità di pioggia in brevi periodi. Le precipitazioni intense saturano rapidamente i suoli già fragili, aumentando il rischio di dissesti idrogeologici. I geologi e gli enti per la protezione civile ricordano che fenomeni di questo tipo, in futuro, potrebbero non essere più sporadici ma diventare parte di un nuovo quadro climatico più instabile e gravoso per i territori.
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