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Indagini per insider trading su un dirigente del Mef e consigliere di Mps

today10 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

La Procura di Milano indaga Stefano Di Stefano per presunti acquisti di titoli Mediobanca e Mps prima dell’Ops, nell’ambito dell’inchiesta sul risiko bancario.

La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati, con l’ipotesi di insider trading, Stefano Di Stefano, alto dirigente del ministero dell’Economia e delle Finanze e consigliere di amministrazione di Mps dal 2022. Di Stefano ricopre l’incarico di responsabile della Direzione Partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici, ora è finito sotto inchiesta per l’analisi del suo cellulare, sequestrato lo scorso novembre dalla Gdf nell’ambito del controverso caso sul risiko bancario. Dalle recenti indagini è emerso che Di Stefano avrebbe acquistato azioni di Mediobanca e Mps, per circa 100mila euro, a cavallo della Ops su piazzetta Cuccia.

Le indagini sul risiko bancario Mps

L’atto giudiziario contro Stefano Di Stefano è l’ultimo di inchiesta che prosegue da molti mesi. Nel novembre 2025, Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Milano per aggiotaggio e ostacolo alle Autorità di vigilanza. L’ipotesi dei magistrati è che Caltagirone, Delfin e Mps si siano mossi in maniera coordinata per conquistare la maggioranza di Mediobanca.

Chi è Stefano Di Stefano

Stefano Di Stefano è laureato in Economia presso alla Luiss di Roma, dopo alcune esperienze bancarie e nell’Iri, dal 2000 al 2009 ha lavorato in Invitalia occupandosi della valutazione di progetti di investimento per l’assunzione di partecipazioni in imprese, del monitoraggio e controllo di gestione delle partecipate, della gestione del Fondo per il salvataggio e ristrutturazione imprese in crisi. E’ consigliere di amministrazione di Mps dal 2022.

Ruolo e influenza delle grandi famiglie imprenditoriali italiane

L’operazione di risiko bancario che ha portato Monte dei Paschi di Siena (MPS) a ottenere il controllo di Mediobanca non è stata una semplice transazione tra due istituti: è stata una partita complessa di potere economico che ha visto protagonisti attori con interessi incrociati in più società e settori strategici dell’economia italiana.

Innanzitutto, va sottolineato che società come Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio) e il gruppo Caltagirone non sono meri investitori finanziari, ma gruppi con partecipazioni strategiche in vari settori chiave dell’economia italiana. Delfin detiene quote significative non solo in MPS, ma anche in Mediobanca e nella compagnia assicurativa Generali, mettendo così in gioco una vasta rete di interessi interconnessi. Lo stesso Caltagirone, attraverso le sue partecipazioni, detiene quote che gli conferiscono peso sia in ambito bancario sia in altri settori industriali.

Tale convergenza di interessi crea dinamiche complesse nelle decisioni di governance e nelle strategie di mercato. Ad esempio, Mediobanca è storicamente un attore chiave nel settore bancario italiano con importanti posizioni in Generali, uno dei maggiori gruppi assicurativi europei. L’ingresso di MPS nel suo capitale non solo ha modificato gli equilibri di potere interni a Piazzetta Cuccia, ma ha potenzialmente influenzato anche le decisioni strategiche relative a Generali, a sua volta centrale nel mercato dei servizi finanziari. Tali interconnessioni sollevano questioni di trasparenza e conflitti di interesse, soprattutto quando gli stessi attori detengono posizioni in più società partecipanti allo stesso mercato o a mercati correlati.

In aggiunta, non vanno sottovalutati i ruoli svolti dagli investitori istituzionali e dalle casse di previdenza (come Enasarco, Enpam e Cassa Forense), che secondo alcune ricostruzioni avrebbero effettuato acquisti di azioni Mediobanca in momenti chiave dell’operazione. Questa partecipazione di fondi destinati alla previdenza solleva ulteriori interrogativi su come vengano prese decisioni di investimento per strumenti che dovrebbero servire alla tutela del risparmio a lungo termine di categorie professionali e non solo agli obiettivi di breve periodo del mercato azionario.

Dal punto di vista normativo e di vigilanza, l’operazione ha posto sotto i riflettori anche il ruolo delle autorità di controllo, come la Consob e la Banca Centrale Europea (BCE), che devono garantire che tali transazioni non violino le regole sulla trasparenza del mercato e sulla concorrenza. In questa vicenda, la Consob ha affermato in un documento di vigilanza che non risultano sufficienti elementi per provare l’esistenza di un’azione di concerto tra i principali attori della scalata, mettendo in discussione alcune delle ipotesi contenute nelle indagini giudiziarie.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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