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Libano. In corso la missione di terra di Israele

today17 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

L’esercito israeliano ha avviato un’operazione di terra “mirata” contro obiettivi chiave nel Libano meridionale, spingendo ulteriori forze più in profondità nell’area, nell’ambito di una zona cuscinetto ampliata.

In particolare, le truppe della 91ª Divisione Regionale ‘Galilea’ avanzano nella loro incursione nel settore orientale del Libano meridionale, durante la quale avrebbero individuato e ucciso diversi membri di Hezbollah. “Siamo profondamente preoccupati per l’escalation di violenza in Libano e chiediamo un impegno concreto da parte dei rappresentanti israeliani e libanesi per negoziare una soluzione politica sostenibile. Sosteniamo con forza le iniziative volte a facilitare i colloqui e sollecitiamo un’immediata de-escalation”.

Lo scrivono in una nota congiunta i leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito che condannano gli attacchi di Hezbollah contro Israele e sottolineano al contempo come “un’offensiva di terra israeliana di rilievo” in Libano “avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato. Questo va scongiurato”.

Detriti contro la base Unifil italiana

Sulla base Unifil di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani. Un militare italiano, soccorso e assistito dal personale sanitario della base, lamenta dolore a un occhio ma non presenta ferite. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi) e con il comandante del contingente italiano di Unifil per ricevere continui aggiornamenti sulle condizioni del personale militare.

Riavviati i canali di comunicazione tra Stati Uniti e Iran per porre fine alla guerra

Un canale di comunicazione diretto fra Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è stato riattivato negli ultimi giorni. Araghchi avrebbe inviato messaggi a Witkoff incentrati sulla fine della guerra. Mentre si tratta in segreto, il viceministro degli Esteri iraniano ha lanciato un duro monito agli Stati Uniti di Donald Trump affermando che gli americani affronteranno un altro Vietnam nel caso di invio di truppe di terra nel conflitto in Medio Oriente. E il presidente iraniano, Masoud Pezeskhian, nella sua telefonata con il presidente francese, Emmanuel Macron, ha “sottolineato che l’Iran non ha iniziato questa atroce guerra “che “difendersi da un’invasione è un diritto naturale”.

Avvio operazione in Libano

Fino a oggi, infatti, lo scontro si era sviluppato prevalentemente attraverso bombardamenti aerei, attacchi mirati e lanci di razzi lungo la linea di confine, mantenendo una certa ambiguità strategica. L’ingresso delle truppe di terra, anche se definito “mirato”, indica invece un cambio di strategia: l’obiettivo non è più soltanto contenere o dissuadere Hezbollah, ma colpire in profondità la sua infrastruttura militare e ridurne la capacità operativa sul territorio. L’operazione comporta rischi elevatissimi, perché espone i soldati a combattimenti diretti e aumenta la probabilità di un’escalation incontrollata.

Un elemento spesso sottovalutato è il significato della cosiddetta “zona cuscinetto” che Israele sta cercando di ampliare nel sud del Libano. Non si tratta solo di una misura difensiva, ma di un tentativo di modificare gli equilibri sul terreno, creando una fascia di sicurezza che tenga Hezbollah lontano dal confine israeliano. Esperienze passate  dimostrano che questo tipo di strategia può trasformarsi in un impegno militare prolungato e difficile da sostenere, con costi elevati sia in termini umani sia politici. È proprio questo scenario che preoccupa la comunità internazionale, che teme un conflitto lungo e destabilizzante per tutta la regione.

Le conseguenze sono già evidenti. Le operazioni militari e i bombardamenti hanno provocato un numero crescente di vittime e un’ondata massiccia di sfollati, con centinaia di migliaia di civili costretti ad abbandonare le proprie case. Questo dato è cruciale perché evidenzia come il conflitto non sia più confinato a uno scontro tra eserciti o milizie, ma stia colpendo direttamente la popolazione civile, aggravando una situazione già fragile dal punto di vista economico e sociale in Libano.

In questo contesto si inserisce il ruolo della missione UNIFIL, spesso citata ma raramente compresa nella sua funzione reale. Si tratta di una forza di interposizione delle Nazioni Unite incaricata di monitorare la cosiddetta “Blue Line”, la linea di demarcazione tra Israele e Libano, e di contribuire alla stabilità dell’area. La missione non ha però un mandato offensivo e non può impedire direttamente le operazioni militari delle parti in conflitto. Il che la rende particolarmente vulnerabile: come dimostra l’episodio dei detriti caduti sulla base di Shama, anche le forze internazionali rischiano di essere coinvolte indirettamente nei combattimenti. La presenza di contingenti stranieri, tra cui quello italiano, aggiunge un ulteriore livello di complessità, perché ogni incidente può avere ripercussioni diplomatiche significative.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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