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A Roma si cercano i resti del magistrato Adinolfi, scomparso nel 1994

today14 Novembre 2025

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Scritto da Daniele Biacchessi

Nuove ricerche nelle gallerie sotto la Casa del Jazz: gli inquirenti riaprono il caso del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel 1994, tra le ombre della Banda della Magliana e interessi economici criminali.

Gli investigatori sono al lavoro nelle gallerie sotto la Casa del Jazz di via Cristoforo Colombo a Roma, un locale nato su un bene confiscato alla Banda della Magliana utilizzato da Enrico Nicoletti, cassiere del gruppo criminale. Tra le ipotesi che i resti del giudice Paolo Adinolfi scomparso nel ’94 possano trovarsi proprio in quel tunnel.

“Questa attività non è solo sul giudice Adinolfi” afferma l’ex giudice Guglielmo Muntoni, ora presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma, da cui è partita la richiesta di effettuare verifiche all’interno della Casa del Jazz.

Dietro al rapimento c’è l’ombra della Banda della Magliana

Il giorno della scomparsa, il 2 luglio 1994, Paolo Adinolfi aveva detto alla moglie Nicoletta che sarebbe tornato per pranzo, ma nella sua abitazione non è più tornato. Adinolfi era stato appena nominato giudice della corte d’appello, dopo aver trattato casi importanti, passati per la sezione fallimentare, l’ufficio che decide anche su questioni che incrociano gli affari della criminalità. Quel giorno, dopo aver ricevuto segnalazioni, aveva accettato di collaborare con il magistrato di Milano Paolo Nocerino per un’inchiesta sulla Ambra Assicurazioni.

La Fiscom, la finanziaria che il giudice aveva seguito da vicino, era legata a uomini vicini all’ambiente frequentato da Enrico Nicoletti. La Casina Valadier incrociava personaggi in odore di Magliana. Gli atti della Procura di Perugia che ha svolto le prime indagini descrivono Adinolfi come il giudice che aveva toccato interessi economici rilevanti, aveva suscitato reazioni aspre, si era trovato in contrasti con colleghi e soggetti esterni dotati di capacità criminale. Da oltre trent’anni i familiari del giudice aspettano che si arrivi alla verità per quello che considerano un rapimento-omicidio.

Rapimento Adinolfi: la Casa del Jazz

L’edificio, un tempo Villa Osio, fu costruito tra la fine degli anni ’30 su progetto dell’ingegnere Cesare Pascoletti, collaboratore di Marcello Piacentini, e immerso in un vasto parco ideato dal paesaggista Pietro Porcinai. Dopo decenni di decadimento quando la proprietà passò nelle mani di esponenti della Banda della Magliana, la villa venne confiscata nel 2001 e restituita alla collettività.

Nel 2005 la struttura è stata inaugurata come Casa del Jazz, diventando un polo culturale di grande rilievo per la città. Il complesso è composto da tre edifici immersi nel verde: la villa padronale ospita un auditorium da circa 150 posti, una biblioteca, una mediateca audiovisiva, un bookshop e una caffetteria; gli altri edifici accolgono sale prova, studi di registrazione, una foresteria per musicisti e un ristorante.

L’auditorium è dotato di un sistema di registrazione professionale, che permette di immortalare le esibizioni: ogni concerto può così essere salvato, archiviato e condiviso, contribuendo a costruire un patrimonio musicale vivo e fruibile. Questo non è solo un luogo di spettacolo, ma anche di memoria sonora: la biblioteca e l’archivio multimediale offrono agli appassionati la possibilità di esplorare la storia del jazz, consultare registrazioni, libri e documenti, in un percorso culturale che unisce rigore e passione.

Il parco che circonda la villa, di grande valore naturalistico, diventa durante la stagione estiva il palcoscenico ideale per concerti all’aperto. È uno spazio aperto alla città, un punto di incontro tra musica, natura e comunità, dove la fruizione culturale si intreccia con la socialità: frequentatori di tutte le età possono ascoltare concerti, partecipare a workshop, fare una passeggiata o semplicemente rilassarsi nella quiete del verde cittadino.

Un altro elemento significativo è la stele commemorativa all’ingresso della Casa del Jazz, realizzata in collaborazione con l’associazione Libera. Su di essa sono incisi i nomi delle vittime delle mafie, un gesto simbolico che trasforma lo spazio in luogo di memoria civile e impegno culturale. Questo rende la Casa del Jazz non solo un centro dedicato alla musica, ma anche un monumento vivente di resistenza culturale e rigenerazione, capace di restituire bellezza e utilità sociale a un bene confiscato.

Nel suo uso quotidiano, la Casa del Jazz è un laboratorio: qui si organizzano concerti, conferenze, proiezioni, workshop, incontri formativi. È uno spazio poliedrico, pensato per favorire non solo la fruizione passiva, ma anche la partecipazione attiva, soprattutto fra giovani musicisti che possono utilizzare le sale prove e gli studi di registrazione per crescere e sperimentare.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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