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Askatasuna: informativa del ministro Piantedosi alla Camera

today4 Febbraio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Scontri a Torino, scontro politico alla Camera: Piantedosi difende l’operato del Viminale e chiede una condanna unanime delle violenze, ma le opposizioni contestano la ricostruzione del Governo e accusano il ministro di strumentalizzazione.

Il ministro dell’Interno Piantedosi ha riferito alla Camera sugli scontri di sabato a Torino. “Il grande lavoro svolto ha evitato che si verificassero danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti, riducendo, altresì, il fronte degli aggressori violenti“, ha detto Piantedosi.

“Il ministero dell’Interno aveva disposto l’invio di una rilevante aliquota di rinforzo – circa 1.000 unità dei reparti delle forze di polizia – e, nello stesso tempo, sono state disposte attente misure di controllo del territorio e monitoraggio delle stazioni ferroviarie, dell’aeroporto, dei caselli autostradali e dei valichi di frontiera proprio per intercettare, con il supporto delle attività informative delle autorità di polizia dei luoghi di partenza, l’arrivo di soggetti noti per precedenti specifici”, ha spiegato Piantedosi che ha rivolto un appello all’opposizione.

“Credo che l’unanime condanna alle aggressioni e alle violenze viste a Torino rappresenti un indispensabile segnale di responsabilità e di moderazione, senza il quale si rischia solo di inasprire il confronto e offrire il pretesto a chi vuole alimentare lo scontro”, ha affermato Piantedosi.

Le opposizioni contestano la versione del Governo

Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi moderati fanno quadrato sulla posizione di Piantedosi. Il responsabile della sicurezza del Pd Matteo Mauri ha duramente contestato la versione del ministro, invitando il Governo a non strumentalizzare le violenze. “Ho sperato fino all’ultimo che avrei sentito parole di responsabilità dal ministro Piantedosi.

Ma quello che ho sentito ancora una volta mi ha completamente disilluso. E’ venuto qui ancora una volta non a richiamare a unità di intenti, se non in modo ipocrita, ma per fare propaganda e strumentalizzare un fatto gravissimo”, ha detto Mauri. “La violenza fa ribrezzo, ma rimando al mittente le accuse contro il M5s. La piazza non era quella che ha dipinto il ministro. C’erano migliaia di persone pacifiche. Smettetela di fare propaganda”, ha sostenuto Chiara Appendino, ex sindaco di Torino. Per Ettore Rosato di Azione non c’è un’emergenza della violenza di piazza.

Vicende legali legate ad Askatasuna

Nel corso degli anni il centro sociale è stato oggetto di numerose indagini giudiziarie che ne hanno messo in discussione la natura di semplice aggregatore di iniziative culturali. Tra queste, una delle più rilevanti fu avviata nel 2009 dalla Procura di Torino, che, dopo aver analizzato migliaia di intercettazioni, portò al rinvio a giudizio di alcuni militanti con l’accusa di associazione a delinquere. Tuttavia, la vicenda si concluse nell’aprile del 2025 con una sentenza che scagionò gli imputati stabilendo che “il fatto non sussiste”, evidenziando le difficoltà della giustizia nel distinguere tra attività politiche radicali e vere e proprie condotte criminali.

Indagini che non sono state isolate, ma si inseriscono in un quadro più ampio di osservazione da parte delle forze dell’ordine su gruppi autonomi e antagonisti presenti sul territorio italiano. Askatasuna è stata infatti spesso associata, almeno per quello che riguarda l’attenzione investigativa, ad ambiti di protesta più conflittuali, come il movimento No Tav nella Val di Susa e altre mobilitazioni che hanno visto scontri con la polizia. Anche se non sempre vi sono state condanne, queste dinamiche hanno contribuito a costruire una narrazione pubblica che tende a connettere il centro sociale a episodi di violenza e disordini urbani, soprattutto agli occhi di una parte dell’opinione pubblica e delle forze politiche conservatrici.

La stessa decisione di sgomberare definitivamente l’edificio nel dicembre 2025 è stata giustificata in parte dalle autorità come un atto legato a questi contesti giudiziari e di ordine pubblico piuttosto che soltanto a questioni di occupazione edilizia: secondo la versione ufficiale, lo sgombero sarebbe stato motivato anche da violazioni del patto di utilizzo con il Comune e da un collegamento con manifestazioni di piazza conflittuali, tra cui l’assalto alla redazione di La Stampa e gli attacchi a sedi e strutture pubbliche e private in città.

Questo intreccio tra dinamiche politiche, sociali e giudiziarie ha un peso significativo sul modo in cui diversi attori interpretano la protesta e la risposta delle istituzioni. Per i sostenitori di Askatasuna e molti gruppi di sinistra antagonista, l’azione giudiziaria e lo sgombero rappresentano una forma di criminalizzazione del dissenso politico, in cui la magistratura e le forze di polizia vengono viste come strumenti di una strategia più ampia di repressione dei movimenti sociali radicati. Per i critici, invece, l’attenzione giudiziaria e le operazioni di ordine pubblico riflettono la necessità di contrastare fenomeni associativi che superano la soglia della legalità e che possono trasformarsi in centri di organizzazione di proteste violente.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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