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Scuola. Il Governo commissaria quattro regioni di centrosinistra

today13 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Scuola: Il provvedimento riguarda il dimensionamento scolastico legato al Pnrr: nessuna chiusura di plessi, ma scontro con le opposizioni.

Il Governo commissaria le Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, tutte con governatori di centrosinistra, perché non avrebbero approvato i rispettivi piani di dimensionamento per il prossimo anno scolastico. Secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara «si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico».

Il provvedimento riguarda la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici. Le quattro Regioni erano state convocate dal Consiglio dei ministri sul taglio dei dirigenti scolastici previsto per ogni regione riguardante progetti del Pnrr. E nella lettera di invito veniva annunciato il commissariamento. L’obiettivo, si legge nella nota del Cdm, è quello di adeguare la rete scolastica alla popolazione studentesca. «E il mancato rispetto di questo adempimento mette a rischio le risorse già erogate».

Le opposizioni: un fatto grave

Le opposizioni protestano e affermano che la decisione del Governo rappresenta un fatto grave. Per il Partito democratico «la convocazione degli assessori all’istruzione di quattro regioni amministrate dal centrosinistra, con l’intento di imporre dall’alto scelte che riguardano direttamente il futuro delle scuole, è una manovra inaccettabile». «Ci siamo opposti a tagli ulteriori delle autonomie scolastiche nelle cosiddette aree interne, dove tagliare la scuola significa togliere un pezzo di comunità», sostiene la presidente dell’Umbria Stefania Proietti presente alla riunione a Palazzo Chigi.

Cornice giuridica e istituzionale

 In Italia, la materia scolastica è in larga parte regolata dallo Stato, ma le Regioni hanno poteri amministrativi significativi in relazione all’attuazione delle norme nazionali, alla programmazione territoriale e alla gestione di alcune funzioni delegate. Il dimensionamento scolastico, pur essendo collegato a direttive nazionali, richiede dunque una cooperazione tra Stato e Regioni, come previsto dal Titolo V della Costituzione che disciplina la decentramento amministrativo e l’autonomia regionale.

Ma, quando le Regioni non adempiono a obblighi normativi, come l’adozione dei piani di dimensionamento entro termini stabiliti, lo Stato può intervenire per assicurare la piena efficacia delle norme nazionali e degli impegni internazionali, come quelli assunti nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In questo caso, come ha ricordato il ministero dell’Istruzione, la Corte costituzionale si è già pronunciata più volte sulla legittimità dell’azione governativa in materia di dimensionamento scolastico, confermando che il commissariamento rientra nei poteri dello Stato quando è necessario garantire l’uniforme applicazione delle normative e tutelare l’interesse pubblico all’avvio dell’anno scolastico.

La giurisprudenza citata dal ministero fa riferimento a pronunce della Corte costituzionale, del Tar e del Consiglio di Stato che hanno respinto i ricorsi delle Regioni contro i criteri nazionali di dimensionamento e hanno affermato la legittimità degli interventi statali in questione. Le sentenze dei tribunali amministrativi, secondo le fonti ufficiali, hanno confermato la correttezza dell’azione governativa, evidenziando che lo Stato può fissare i criteri generali di riorganizzazione della rete scolastica e richiedere alle Regioni l’adozione di piani conformi.

In termini costituzionali, la questione si inserisce nel più ampio dibattito sull’equilibrio tra autonomia regionale e unità normativa dello Stato. Il Titolo V della Costituzione attribuisce alle Regioni competenze legislative in alcune materie, ma la normativa scolastica fondamentale, inclusi i criteri generali di ordinamento, resta di competenza statale.

Gli interventi di commissariamento, nelle ipotesi di inadempimento, trovano un fondamento giuridico nell’articolo 120 della Costituzione: questo articolo consente al Governo di sostituirsi alle autorità regionali quando esse non garantiscono l’attuazione delle leggi o degli obblighi internazionali e comunitari. La situazione attuale, con l’Italia impegnata a rispettare scadenze e obiettivi legati ai fondi europei del Pnrr, è stata giudicata dal Governo come rientrante in questa fattispecie, giustificando l’intervento straordinario.

Le Regioni, da parte loro, sostengono che i criteri di dimensionamento non tengono adeguatamente conto delle specificità territoriali e che il commissariamento rappresenta un’ingerenza politica piuttosto che un semplice atto amministrativo. Questa tensione solleva interrogativi importanti sulla leale collaborazione istituzionale tra Stato e Regioni, principio che dovrebbe caratterizzare l’attuazione delle politiche pubbliche in un sistema decentralizzato. La necessità di evitare conflitti istituzionali e di trovare soluzioni negoziate, pur nel rispetto della normativa, sarà quindi un tema centrale nei prossimi mesi, soprattutto se si considerano anche i potenziali ricorsi giurisdizionali e le conseguenze politiche di un intervento percepito come eccessivo dalle amministrazioni regionali interessate.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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