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Stati Uniti verso il conflitto con l’Iran

today30 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Escalation in Medio Oriente: rafforzata la presenza militare degli Stati Uniti, mentre l’Ue designa i Pasdaran come terroristi e cresce lo scontro diplomatico con Teheran.

Un’altra nave da guerra statunitense è arrivata in Medio Oriente, come mostrano i dati di tracciamento delle navi, mentre continua a crescere la tensione su un possibile nuovo attacco degli Stati Uniti contro l’Iran. Il cacciatorpediniere lanciamissili USS Delbert D Black naviga attraverso il Canale di Suez verso il Golfo.

Si ritiene che almeno 10 navi da guerra statunitensi si trovino ora in Medio Oriente, tra cui la portaerei USS Abraham Lincoln. Un aereo Osprey della Marina statunitense è avvistato nel Golfo, diretto verso l’Oman. Gli Osprey sono velivoli da trasporto convertiplani in grado di decollare e atterrare verticalmente come un elicottero, ma di volare come un aereo, e sono noti per operare dall Abraham Lincoln.

Ok della Ue ai Pasdaran nella lista dei terroristi

“I ministri degli Esteri dell’Ue hanno designato la Guardia rivoluzionaria iraniana come organizzazione terroristica”. Lo annuncia l’Alta rappresentante dell’Ue, Kaja Kallas. “La repressione non può restare senza risposta. Ogni regime che uccide migliaia di suoi concittadini sta lavorando per la propria rovina”, sostiene la Kallas.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, accusa l’Europa di contribuire all’escalation delle tensioni regionali e ha definito la decisione un grave errore strategico. “Diversi Paesi stanno attualmente cercando di evitare lo scoppio di una guerra totale nella nostra regione. Nessuno di loro è europeo. L’Europa è invece impegnata ad alimentare il fuoco”, afferma il capo della diplomazia di Teheran.

Stati Uniti: proteste interne in Iran

La recente ondata di manifestazioni antigovernative, iniziate alla fine del 2025 a causa dell’aggravarsi della crisi economica e della crescente insoddisfazione sociale, ha travolto tutto il paese, trasformandosi nelle proteste più ampie e intense dalla Rivoluzione del 1979. Tali manifestazioni, che hanno visto scioperi, blocchi stradali e grandi cortei in molte città iraniane, non sono state solo un’espressione di malcontento economico ma si sono trasformate in un’opposizione politica più ampia al regime clericale.

Le autorità hanno risposto con una repressione molto dura: arresti di massa, arresti domiciliari per figure chiave della società civile e un blackout quasi totale di internet in varie regioni, in un tentativo di isolare i manifestanti e bloccare la diffusione delle informazioni sulle proteste. La dinamica interna ha doppie implicazioni per l’attuale escalation internazionale. Da un lato, spiega in parte perché il governo iraniano appare particolarmente vulnerabile e al tempo stesso rigido: di fronte a disordini interni viene meno la capacità di trattare da una posizione di forza negli affari esteri.

Tali proteste mettono sotto pressione il Consiglio dei Guardiani e le élite politiche vicine al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), l’istituzione ora designata come “terroristica” dall’UE e già da tempo dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali. Dall’altro lato, la repressione brutale ha fornito a Washington e Bruxelles argomentazioni aggiuntive per giustificare imposizioni di sanzioni, pressioni e, nel caso dell’UE, persino la designazione del IRGC come organizzazione terroristica. La narrazione di chi sostiene queste misure è che, di fronte alla violenza usata contro civili — con migliaia di morti segnalati da varie fonti — la comunità internazionale non può restare inerte e deve segnalare chiaramente un “costo politico” per tali azioni.

Ma l’efficacia reale di queste designazioni e sanzioni nel modificare il comportamento del governo iraniano è molto dibattuta tra gli analisti. Alcuni osservatori ritengono che tali misure siano largamente simboliche, con impatti economici e politici marginali sul regime, che già opera in una condizione di relativa isolazione economica e politica. Altri sottolineano che la repressione interna e la designazione esterna come “terrorista” possono rafforzare il sentimento di accerchiamento tra le élite iraniane, portando a una maggiore radicalizzazione delle loro politiche tanto interne quanto esterne.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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