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Trump annuncia l’intervento militare in Iran con una grande armata

today29 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Escalation tra Washington e Teheran: Trump minaccia l’uso della forza e nuove sanzioni, l’Iran si dice pronto a difendersi ma apre al dialogo.

Trump annuncia che un’imponente armata si sta dirigendo verso l’Iran. “Si muove rapidamente, con grande potenza, entusiasmo e determinazione. È una flotta più grande di quella inviata in Venezuela, guidata dalla grande portaerei Abraham Lincoln. Come per il Venezuela, è pronta, disponibile e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario”, spiega il presidente americano che rilancia la trattativa.

“Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo giusto ed equo – niente armi nucleari – che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo stringe, è davvero essenziale“, sostiene Trump. Saranno invece annunciate “altre sanzioni” nei confronti di Teheran, colpendo anche i Pasdaran, per la violazione dei diritti umani.

Teheran pronta a colpire, ma anche a negoziare

Alle minacce di Trump, risponde la missione iraniana. “L’ultima volta che gli Stati Uniti sono entrati in guerra in Afghanistan e Iraq, hanno sperperato oltre 7 trilioni di dollari e perso più di 7.000 vite americane. L’Iran è pronto al dialogo basato sul rispetto reciproco e sugli interessi comuni, ma se spinto all’angolo, si difenderà e risponderà come mai prima d’ora”, afferma Teheran.

Il governo iraniano ha dichiarato che con gli Stati Uniti è più probabile uno scontro militare di negoziati. “Consideriamo la guerra più probabile dei negoziati. Ci stiamo preparando allo scenario peggiore. La priorità è difendere il paese“, dice il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Ghariabadi.

Contesto storico-diplomatico

La relazione tra Stati Uniti e Iran è stata segnata da oltre quarant’anni di conflitti, incomprensioni e rotture diplomatiche che risalgono almeno alla Rivoluzione islamica del 1979, quando il regime filo-occidentale dello Scià fu spodestato e sostituito da una Repubblica islamica guidata dalla leadership religiosa. Da allora, i due paesi non intrattengono relazioni diplomatiche formali e sono spesso su fronti opposti in questioni strategiche regionali e globali.

Uno dei momenti chiave di questa relazione è stato l’accordo noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il patto nucleare siglato nel 2015 tra Iran, Stati Uniti, Unione Europea e altre potenze mondiali. L’accordo prevedeva la riduzione e il controllo del programma nucleare iraniano in cambio dell’allentamento di gran parte delle sanzioni economiche internazionali. Tuttavia, nel 2018 l’amministrazione Trump decise di ritirarsi unilateralmente dal JCPOA, reimponendo sanzioni economiche molto dure contro Teheran e segnando una forte erosione della fiducia tra le parti.

La rottura del JCPOA ha avuto ripercussioni profonde. Le sanzioni hanno colpito settori chiave dell’economia iraniana, in particolare petrolio e finanza, contribuendo a una forte recessione economica e a un aumento delle tensioni interne, incluse proteste e malcontento sociale. Questo clima di pressione esterna e instabilità interna ha radicalizzato alcune frange della politica iraniana, rafforzando le posizioni di chi vede nei negoziati una forma di resa piuttosto che di dialogo.

In parallelo, la storia recente delle relazioni bilaterali è punteggiata da incidenti militari e confronti indiretti. Un episodio emblematico fu il raid statunitense del 2020 che uccise il generale iraniano Qassem Soleimani, uno dei comandanti più influenti della Guardia Rivoluzionaria Islamica. Questo attacco, deciso dall’allora amministrazione Trump, rappresentò un’escalation significativa che portò a una serie di risposte iraniane a catena e a un drastico peggioramento delle relazioni diplomatiche.

C’è anche un quadro giuridico internazionale complesso di cui spesso si parla poco: l’Iran ha portato casi contro gli Stati Uniti davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, contestando la legittimità di alcune sanzioni e violazioni di trattati come il Trattato di Amicizia del 1955. Queste dispute legali mostrano come parte delle tensioni sia stata affrontata non solo sul campo politico-militare, ma anche nei fori legali internazionali.

Questa storica mancanza di fiducia, combinata con un ciclo di accordi infranti e rappresaglie reciproche, ha reso estremamente fragile qualsiasi prospettiva di negoziazione duratura. Per Teheran, ogni proposta di dialogo viene spesso percepita alla luce di passate delusioni e pressioni esterne, mentre da Washington, settori della politica estera statunitense vedono l’Iran come una minaccia persistente, soprattutto per le sue ambizioni nucleari e il supporto a gruppi armati regionali.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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