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Trump firma lo Statuto del Board of Peace di Gaza

today23 Gennaio 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Davos, Trump lancia il Board of Peace su Gaza: pace annunciata e progetto di ricostruzione tra polemiche, l’Italia resta fuori.

Trump dà il via libera allo Statuto del Board of Peace e invita sul palco del World Economic Forum di Davos i 19 rappresentanti dei paesi che hanno aderito al Consiglio. Sono presenti, tra gli altri, il presidente argentino Javier Milei, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, il primo ministro della Bulgaria Rosen Zeljazkov, il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orban, il presidente indonesiano Prabowo Subianto.

L’Italia non aderisce al Board of peace. Secondo Trump, “la guerra a Gaza sta andando verso la conclusione, al momento ci sono ancora piccole schermaglie, piccoli focolai”, ha affermato Trump, secondo cui “se Hamas abbandona le armi sarà la fine della guerra”.

Un progetto controverso

“Sono un esperto di immobiliare e per me la posizione è tutto, e ho pensato: guardate questa posizione sul mare, guardate questo splendido pezzo di proprietà, cosa potrebbe rappresentare per così tante persone. Sarà davvero, davvero fantastico. Le persone che vivono così male vivranno così bene”, annuncia Donald Trump. Il genero del presidente americano, Jared Kushner, ha illustrando il progetto di ricostruzione della Striscia di Gaza al Forum di Davos.

Su un grande schermo è stata proiettata prima una mappa della Striscia con le infrastrutture previste e poi delle immagini di ‘New Gaza’ e ‘New Khan Younis’ che mostrano città futuristiche piene di grattacieli simili a Dubai e Doha. “Il Board of Peace non è solo un Consiglio di Pace ma è un Consiglio di Azione”, ha sottolineato il segretario di Stato americano, Marco Rubio.

Critiche e preoccupazioni 

Molte delle critiche si concentrano sul modo in cui questo nuovo organismo rischia di sovrapporsi o addirittura sostituirsi alle strutture multilaterali già esistenti, in particolare alle Nazioni Unite. Organizzazioni come Amnesty International hanno definito l’istituzione del Board of Peace come un possibile “palese disprezzo per il diritto internazionale e per i diritti umani”, sostenendo che la creazione di un organismo guidato da un singolo paese, e dai suoi alleati potrebbe minare i meccanismi internazionali esistenti e indebolire il sistema di regole globale che da decenni regola i conflitti e la protezione delle popolazioni civili.

Secondo Amnesty, un’iniziativa di questo tipo rappresenta uno sconvolgimento dell’ordine internazionale, rischiando di promuovere accordi ad hoc basati su interessi politici ed economici piuttosto che sul rispetto dei diritti fondamentali e delle norme condivise tra gli Stati. Un’altra preoccupazione significativa è quella espressa da alcune capitali occidentali: diversi paesi europei, in particolare Regno Unito, Francia e Germania, hanno scelto di non aderire alla firma del Board of Peace a Davos, citando dubbi sulla governance dell’organismo e sulla sua compatibilità con la Carta delle Nazioni Unite.

Il ministro degli Esteri del Regno Unito ha esplicitamente dichiarato che non partecipare alla firma rifletteva preoccupazioni legate alla partecipazione di leader coinvolti in altri conflitti irrisolti e alla mancanza di segnali concreti da parte di questi sulla pace duratura. Allo stesso modo, il presidente del Consiglio europeo ha espresso dubbi sulla governance e sulla coerenza del Board of Peace con le strutture internazionali tradizionali, mettendo in evidenza che l’iniziativa potrebbe entrare in conflitto con le competenze e il ruolo riconosciuto alle Nazioni Unite nel mediare e sostenere la pace in situazioni di conflitto.

Queste critiche si inseriscono in un dibattito più ampio: mentre la Casa Bianca e i sostenitori del Board descrivono l’organismo come uno strumento pragmatico e innovativo per accelerare la pace e la ricostruzione, i critici vedono in esso una forma di leadership unilaterale che potrebbe avere effetti destabilizzanti a lungo termine. Alcuni analisti temono che un organismo impostato attorno a una leadership forte di un singolo paese possa creare nuove dinamiche di influenza geopolitica, con potenziali ripercussioni sulla sovranità dei paesi coinvolti e sul ruolo delle istituzioni multilaterali consolidate.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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