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Trump: “Mojtaba Khamenei probabile successore ma inaccettabile”

today6 Marzo 2026

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Scritto da Daniele Biacchessi

Il presidente americano, Donald Trump, afferma – in un’intervista ad Axios – che “Mojtaba Khamenei è molto probabilmente il successore”, ma definisce l’esito “inaccettabile”.

Secondo il media americano, il capo della Casa Bianca vorrebbe avere voce nel capitolo della scelta del prossimo leader iraniano. “Stanno sprecando tempo. Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina, come con Delcy Rodriguez in Venezuela”, ha detto il presidente americano. “Qualsiasi tentativo di nominare un successore della Guida Suprema è destinato a fallire. Chiunque venga nominato, che sia Mojtaba o Hassan, mancherà di legittimità e sarà considerato complice del sanguinoso passato di questo regime e dei suoi leader criminali, Khomeini e Khamenei”, sostiene Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià, in esilio all’estero che si è proposto per guidare la transizione in Iran.

L’Iran avverte gli Stati Uniti: se entrate nel paese uccideremo migliaia di soldati

Il segretario del Consiglio di Sicurezza iraniani, Ali Larijani, ha messo in guardia gli Stati Uniti rispetto ad un’operazione militare con truppe sul territorio iraniano, affermando che in questo caso i soldati verrebbero catturati e uccisi a migliaia. “Alcuni funzionari americani hanno dichiarato di voler entrare in territorio iraniano via terra con diverse migliaia di soldati. Vi aspettiamo, pronti a disonorare quei corrotti funzionari americani uccidendo e catturando migliaia di persone”, ha scritto Larijani.

Trump offre copertura aerea ai curdi

Donald Trump ha offerto ampia copertura aerea e altri aiuti ai curdi iraniani anti-regime per conquistare parti dell’Iran occidentale. Lo riferisce il Washington Post. “La richiesta americana ai curdi iracheni è di aprire la strada e non di ostacolare i gruppi curdi iraniani che si mobilitano in Iraq, fornendo al contempo supporto logistico”, ha affermato un alto funzionario dell’Unione Patriottica del Kurdistan, uno dei due principali partiti politici che governano la regione curda semi-autonoma dell’Iraq.

Farnesina: “8.900 turisti italiani ancora nella regione”

Sono circa 8.900 i turisti italiani ancora in Medio Oriente: 92 in Bahrein, 948 in Qatar, 6.536 negli Emirati Arabi Uniti e 1.386 in Oman. Sono in partenza ulteriori voli per i connazionali rimasti bloccati per via del conflitto, rende noto la Farnesina, e da Muscat, in Oman, partiranno due voli diretti a Fiumicino, con a bordo un totale di circa 350 italiani.

E’ prevista inoltre la partenza da Malè, capitale delle Maldive, di due aerei diretti rispettivamente a Fiumicino e Malpensa facilitati dalla Farnesina con a bordo circa 60 passeggeri, principalmente persone fragili. Questi si sommano ai voli commerciali organizzati autonomamente dalle compagnie aeree, al fine di favorire il rimpatrio degli oltre 6.000 turisti italiani in Thailandia e alle Maldive.

Meccanismo istituzionale con cui viene scelto il nuovo leader supremo

Secondo la Costituzione della Repubblica islamica, la scelta del successore spetta all’Assemblea degli Esperti, un organismo composto da 88 religiosi sciiti eletti formalmente dal popolo ma filtrati da organi vicini al potere. Questo organismo ha il compito di selezionare la Guida Suprema quando la carica diventa vacante e, in teoria, anche di supervisionarne l’operato e rimuoverla se non più idonea. Tuttavia, nella pratica politica iraniana, l’assemblea ha quasi sempre agito come un organo che ratifica equilibri di potere già stabiliti all’interno dell’establishment religioso e militare.

Il ruolo reale nella scelta del successore, infatti, è spesso attribuito a un complesso equilibrio tra clero conservatore, apparati di sicurezza e Guardia Rivoluzionaria (IRGC). Quest’ultima, nata dopo la rivoluzione del 1979 per difendere il sistema islamico, è diventata negli anni uno dei centri di potere più influenti del paese, con un peso determinante sia nella sicurezza sia nell’economia nazionale. In situazioni di forte instabilità politica o militare, analisti ritengono che proprio la Guardia Rivoluzionaria possa influenzare in modo decisivo la successione per garantire la continuità del regime.

In teoria, il leader supremo deve possedere specifiche credenziali religiose: deve essere un mujtahid, cioè un teologo capace di interpretare autonomamente la legge islamica, e avere un’autorità riconosciuta nel clero sciita. Questi requisiti rendono complesso il processo di selezione, perché limitano il numero dei candidati realmente eleggibili. Alcuni osservatori sottolineano che proprio la mancanza di tali qualifiche religiose complete è uno dei motivi per cui la possibile successione di Mojtaba Khamenei è considerata controversa. Mojtaba possiede infatti il titolo di hojjatoleslam, inferiore a quello di ayatollah, e questo potrebbe sollevare obiezioni da parte di parte del clero.

Un altro elemento delicato è il rischio di trasformare la Repubblica islamica in una sorta di successione dinastica, cosa che molti esponenti del sistema politico iraniano considerano incompatibile con i principi originari della rivoluzione del 1979. La prospettiva che il figlio di un leader supremo succeda al padre potrebbe essere interpretata come una trasformazione dell’ordine politico rivoluzionario in una forma quasi monarchica, alimentando tensioni tra le diverse fazioni interne al regime.

In momenti di crisi nazionale, inoltre, la Costituzione prevede l’istituzione di una direzione temporanea dello Stato, composta dal presidente della Repubblica, dal capo della magistratura e da un membro del Consiglio dei Guardiani. Questo organismo assume provvisoriamente alcune funzioni finché l’Assemblea degli Esperti non riesce a nominare il nuovo leader supremo. In una fase di conflitto o forte pressione internazionale, come quella attuale, questo periodo di transizione può allungarsi e diventare terreno di competizione politica tra le varie fazioni del sistema.

Scritto da: Daniele Biacchessi


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