L'apertura di Giornale Radio

Ue lancia l’allarme austerity: prepariamoci a ridurre i consumi

today1 Aprile 2026

Sfondo
share close
Scritto da Daniele Biacchessi

La chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz risveglia in Europa l’austerità energetica, come effetto dello choc petrolifero. Il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen invita gli Stati membri a valutare misure di riduzione della domanda, in particolare nel settore dei trasporti.

“Dipendiamo dai mercati globali per il nostro approvvigionamento di combustibili fossili, in diretta concorrenza con altri consumatori. L’intensificarsi della concorrenza globale per le forniture disponibili potrebbe introdurre una maggiore volatilità nei mercati europei”, sostiene Jorgensen.

“A breve termine desta particolare preoccupazione la dipendenza dell’Ue dalla regione del Golfo Persico per i prodotti petroliferi raffinati, aggravata dalla limitata disponibilità di fornitori alternativi e di capacità di raffinazione per prodotti specifici all’interno dell’Ue”, avverte il commissario. “Gli Stati membri sono pertanto «incoraggiati a prepararsi tempestivamente in previsione di una potenziale interruzione prolungata degli approvvigionamenti di petrolio.

Oltre al rilascio di scorte di emergenza, le misure volontarie di riduzione della domanda rappresentano un ulteriore strumento di risposta essenziale”, aggiunge Jørgensen. La Commissione europea sta lavorando a un insieme di misure per sostenere gli Stati membri nel proteggere le famiglie e le imprese dai rincari energetici.

Panetta vede rischi di crescita

La relazione del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta è in gran parte incentrata sulla guerra in Medio Oriente. “L’effetto più immediato del conflitto è stato un forte aumento dei prezzi del gas e del petrolio, con un conseguente indebolimento delle prospettive di crescita e nuove pressioni inflazionistiche”.

Secondo Panetta, l’impatto non rientrerà nell’immediato, neanche se il conflitto dovesse fermarsi nei prossimi giorni: anche a causa dei danni rilevanti alle infrastrutture di produzione e raffinazione. “Il ritorno alla normalità nel mercato dell’energia richiede tempi non brevi. E dunque, si consolida un contesto di elevata incertezza destinato verosimilmente a protrarsi oltre la fase acuta del conflitto. Dall’aumento dell’inflazione, potrebbe innescarsi anche «un circolo vizioso tra prezzi e salari”, mette in guardia il governatore.

Austerità energetica: effetti strutturali della crisi

La crisi dello Stretto di Hormuz rischia quindi di produrre effetti strutturali anche sulle catene logistiche e industriali europee, andando ben oltre il solo aumento dei prezzi energetici. La quasi paralisi del traffico marittimo, con un crollo fino al 70% e centinaia di petroliere ferme o deviate verso rotte alternative, ha già determinato un aumento significativo dei costi di trasporto e dei premi assicurativi, trasferendo nuove pressioni sui prezzi finali di beni e servizi.

Ciò si traduce in un effetto a cascata sull’intero sistema produttivo: industrie energivore, manifattura e logistica vedono comprimersi i margini, mentre le imprese più piccole risultano particolarmente esposte alla volatilità dei costi. Allo stesso tempo, emergono criticità anche per la transizione energetica: ritardi nelle forniture di componenti e materiali, spesso prodotti o transitanti nell’area del Golfo, stanno rallentando lo sviluppo di progetti rinnovabili strategici in Europa.

Questo elemento introduce una tensione ulteriore tra sicurezza energetica immediata e obiettivi di decarbonizzazione, spingendo alcuni governi a riconsiderare tempistiche e priorità delle politiche climatiche . Sul piano macroeconomico, il rischio è quello di una frammentazione crescente tra Stati membri, con risposte nazionali differenziate che potrebbero compromettere il coordinamento europeo e il funzionamento del mercato unico dell’energia.

In prospettiva, la crisi potrebbe accelerare alcune trasformazioni già in atto, come la diversificazione delle rotte di approvvigionamento, il rafforzamento delle infrastrutture strategiche e una maggiore attenzione alla resilienza delle filiere. Ma, nel breve periodo, prevale un contesto di elevata instabilità, in cui l’Europa si trova a gestire simultaneamente shock geopolitici, pressioni inflazionistiche e vincoli strutturali nella propria autonomia energetica, con il rischio concreto che tali dinamiche incidano in modo duraturo sulla competitività del sistema economico continentale. Si affaccia inoltre il rischio di un riassetto geopolitico delle alleanze energetiche, con nuovi accordi bilaterali emergenziali e maggiore competizione tra economie avanzate.

Scritto da: Daniele Biacchessi


GIORNALE RADIO

Giornale Radio, la radio libera di informare.

Notizie del giorno: notizie di cronaca, di politica,notizie dal mondo, notizie sportive, di economia, di salute e tecnologia. Notizie di oggi in radio streaming, in WEB TV e in podcast.

AD
AD
AD