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“Biden era imbarazzante”: Rampini accusa i media di omertà e avverte: “Non sottovalutate Trump”

today8 Giugno 2026

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“Biden era imbarazzante”: Rampini accusa i media di omertà e avverte: “Non sottovalutate Trump”

Federico Rampini, editorialista del Corriere della Sera, è intervenuto ai microfoni di Giornale Radio durante il programma Domenica Specialmente, condotto da Lapo De Carlo, Maurizio Mannoni e Antonella Zangaro, in onda ogni domenica dalle 10 alle 12. Al centro della conversazione, le tesi del suo ultimo libro Pane e cannoni e una lucida analisi sulla salute dei leader mondiali. Rampini non ha usato mezzi termini nel denunciare quello che definisce un vero e proprio “patto di silenzio” dei media internazionali riguardo alle condizioni cognitive di Joe Biden, svelando retroscena vissuti in prima persona come corrispondente dalla Casa Bianca.

Quel silenzio assordante su Joe Biden

L’accusa di Rampini è diretta e documentata. Ricordando un vertice a Ginevra nel giugno del 2017, l’editorialista descrive una scena che all’epoca passò sotto silenzio: “Era una cosa imbarazzante, perdeva gli appunti e i foglietti che gli avevano preparato i suoi, non sapeva neanche più di che cosa stava parlando“.

Eppure, nonostante la gravità della situazione, “nessuno lo scriveva all’epoca“. Per Rampini, il mondo dell’informazione, a partire dai media americani, è stato colpevole di una “distrazione collettiva o peggio forme di omertà“. Un atteggiamento che ha impedito all’opinione pubblica di comprendere la reale fragilità del Presidente prima che diventasse un tema elettorale ineludibile.

Non scambiate Donald Trump per un catorcio

Passando allo sfidante repubblicano, Rampini invita a una lettura più profonda rispetto alle ironie sulla sua presunta narcolessia. “Stiamo sempre attenti a non scambiare i nostri desideri per realtà, a non pensare che lui sia ormai una specie di rottame, di catorcio incapace di intendere e di volere“.

Secondo il giornalista, l’anomalia di Trump non ne cancella l’impatto politico: egli ha il “pregio di gettare la maschera” e di urlare “delle verità che altri praticavano in modo soltanto un pochino più elegante e cortese”. La geopolitica, ricorda Rampini, resta una questione di rapporti di forza che vanno oltre lo stile sguaiato dei protagonisti.

La Cina e il modello del Tecnosecurity State

Il cuore dell’analisi economica di Rampini si sposta sulla fusione indissolubile tra benessere e difesa. Se un tempo si sceglieva tra burro o cannoni, oggi la congiunzione è “e”. In Cina, spiega l’autore, “non c’è distinzione tra pane e cannoni“.

Pechino opera come un “Tecnosecurity State”, uno stato fondato sulla tecnosicurezza dove non esiste separazione tra l’industria civile che produce beni di consumo e l’apparato militare. L’esempio più calzante è Huawei, fondata e diretta da un colonnello delle forze armate: “Per loro l’economia è una cosa sola“.

Il paradosso dell’Ucraina e la nuova difesa europea

L’Ucraina sta riscrivendo le regole della guerra moderna attraverso la tecnologia. “Ormai è decisivo l’uso dei droni e dell’intelligenza artificiale“. Rampini evidenzia un paradosso storico: se prima era Kiev ad aver bisogno dell’Occidente, oggi “l’Europa, se si vuole difendere, ha bisogno dell’Ucraina“.

Persino la Germania sta acquistando tecnologia ucraina per i droni, e lo stesso Pentagono guarda con interesse a un’industria nata sotto le bombe che ha saputo creare gli strumenti più avanzati al mondo per fermare “l’armata più potente del continente“.

Elon Musk e la conquista dei dati nello spazio

Infine, lo sguardo di Rampini si posa su Elon Musk, prossimo a diventare il “primo trilionario nella storia umana“. La sfida tra America e Cina non si gioca solo sul campo, ma attraverso colossi capitalistici che controllano tecnologie strategiche.

Musk, con SpaceX, punta a “portare nello spazio i data center dell’intelligenza artificiale per andare a captare l’energia solare dove è ancora più forte“. È questa la vera gara del presente: il controllo delle risorse strategiche e dei flussi finanziari, una guerra che, come conclude Rampini, “si è sempre combattuta“.

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