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“Ammazziamolo, c’è Di Benedetto”: il racconto shock del capogruppo Lega inseguito da 50 persone a Bologna

today22 Luglio 2026

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“Ammazziamolo, c’è Di Benedetto”: il racconto shock del capogruppo Lega inseguito da 50 persone a Bologna

Bologna è diventata il teatro di una tensione istituzionale e sociale senza precedenti. Tutto ha avuto inizio con il tragico decesso di un uomo durante un intervento delle forze dell’ordine, un evento che ha immediatamente attivato i protocolli di verifica della magistratura per accertare ogni eventuale responsabilità. Tuttavia, la risposta politica dell’amministrazione locale è stata fulminea: il Sindaco ha convocato una piazza di protesta a meno di ventiquattro ore dal fatto. Di questo scenario inquietante ha parlato Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale, intervenuto durante Italia No Limits con Roberto Poletti, la trasmissione di Giornale Radio che analizza con rigore i fatti della giornata attraverso il confronto diretto con i protagonisti. Per Di Benedetto, la scelta del primo cittadino è stata una provocazione pericolosa: «Se tu chiedi giustizia e verità, stai dicendo implicitamente che giustizia non sta venendo ricercata e che l’autorità non sta indagando».

Una città a ferro e fuoco tra agenti feriti e distruzione

La manifestazione, annunciata come un momento di pacifica richiesta di trasparenza, si è trasformata rapidamente in un teatro di scontri violenti che hanno messo a dura prova la tenuta della città. Secondo Di Benedetto, i centri sociali hanno preso il sopravvento, trasformando il centro storico di Bologna in una zona di conflitto aperto.

«I centri sociali hanno messo a ferro e fuoco la città. 70 agenti feriti mandati in ospedale. Vi sembra il bilancio normale di una manifestazione pacifica? A me no», denuncia il capogruppo della Lega. Nel suo racconto, Bologna è stata teatro di auto incendiate, biciclette distrutte, locali vandalizzati e segnaletica danneggiata, fino a configurare una vera e propria «città in stato d’assedio».

L’agguato in Piazza Maggiore e i 300 metri di terrore

Di Benedetto racconta di essere rimasto in centro per manifestare vicinanza alle forze dell’ordine e di essere stato riconosciuto mentre stava rientrando a casa.

«Uno mi ha riconosciuto e si è messo a urlare: “Ragazzi, c’è Di Benedetto”. Si sono voltati in 50 verso di me», racconta. Da quel momento, secondo la sua ricostruzione, sarebbe iniziato un inseguimento culminato con minacce di morte: «Hanno attaccato a correre dicendo: “Ammazziamolo, c’è Di Benedetto, ammazziamolo”».

Lo scudo della polizia contro la furia della folla

Il capogruppo della Lega spiega di essere riuscito a raggiungere il presidio delle forze dell’ordine dopo una corsa di circa 300 metri.

«Per loro sfortuna vado tre volte a settimana a correre, per cui mi sono fatto quei 300 metri che mi distanziavano dal blocco di polizia», racconta. Una volta raggiunti gli agenti, sarebbe stato protetto dal cordone di sicurezza, evitando che la situazione degenerasse ulteriormente.

Di Benedetto si interroga quindi sul clima vissuto nel centro cittadino: «È normale che nella principale piazza della città, Piazza Maggiore, una persona non possa girare liberamente perché rischia di essere inseguita da un gruppo?».

Dalla piaga del Pilastro alla lotta per la legalità

Nel corso dell’intervista, Di Benedetto amplia il ragionamento alla situazione del quartiere Pilastro, indicandolo come una delle aree più complesse della città, segnata da problemi di spaccio, criminalità e degrado.

Pur riconoscendo i risultati ottenuti grazie all’apertura di una caserma dei Carabinieri, il consigliere sostiene che la risposta dell’amministrazione comunale sia stata controproducente. «Aizzare la folla contro le forze dell’ordine perché il risultato concreto che ha ottenuto l’amministrazione per la manifestazione di ieri non è una soluzione intelligente», afferma.

Il silenzio del sindaco e la sfida dello Stato di diritto

Secondo Di Benedetto, il dibattito pubblico avrebbe dovuto attendere gli accertamenti della magistratura prima di attribuire responsabilità agli agenti coinvolti.

«Se domani l’autorità giudiziaria dice che è stata seguita la procedura e non ci sono responsabili, io voglio sentire il sindaco Lepore dire: abbiamo sbagliato», dichiara.

Il capogruppo della Lega conclude ribadendo la necessità di sostenere le forze dell’ordine e di evitare che il confronto politico contribuisca ad alimentare ulteriormente le tensioni sociali.

In sintesi

  • Matteo Di Benedetto denuncia di essere stato inseguito e minacciato da un gruppo di circa 50 persone durante gli scontri avvenuti a Bologna.
  • Secondo il consigliere, la manifestazione si è conclusa con 70 agenti feriti e ingenti danni al patrimonio urbano.
  • La Lega accusa l’amministrazione comunale di aver convocato la protesta prima della conclusione delle indagini, delegittimando il lavoro delle forze dell’ordine.
  • Di Benedetto chiede al sindaco Lepore di riconoscere pubblicamente un eventuale errore qualora l’inchiesta dovesse escludere responsabilità degli agenti.

FAQ

Cosa è successo a Matteo Di Benedetto durante la notte degli scontri?

Il capogruppo della Lega racconta di essere stato riconosciuto da un gruppo di manifestanti, inseguito per circa 300 metri e minacciato di morte prima di trovare protezione dietro un cordone della polizia.

Qual è la critica principale rivolta al sindaco Matteo Lepore?

Secondo Di Benedetto, il sindaco avrebbe convocato una manifestazione a meno di 24 ore dai fatti, contribuendo ad alimentare tensioni politiche e sociali prima della conclusione delle indagini della magistratura.

 


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