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Fakir e No Tav, perché le rivolte sono diverse? “In Val di Susa un’azione organizzata da settimane”

today27 Luglio 2026

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Fakir e No Tav, perché le rivolte sono diverse? “In Val di Susa un’azione organizzata da settimane”

Il ciclo infinito della protesta violenta in Italia
Le immagini di fumo e sassaiole che ciclicamente tornano a colpire la cronaca nazionale non sono semplici coincidenze temporali, ma il frutto di condizioni strutturali che si ripetono in modo quasi rituale. Giovanni Bianconi, esperto analista del Corriere della Sera, sottolinea come la violenza sia diventata una sorta di routine che si ripresenta puntualmente in occasione di raduni tradizionali. Dell’analisi di questi fenomeni si è discusso diffusamente durante L’Attimo Fuggente con Luca Telese e Giuliano Guida Bardi su Giornale Radio, dove il giornalista ha evidenziato come la politica spesso rischi di interpretare questi fatti andando oltre la loro reale natura. Secondo Bianconi, ci troviamo di fronte a manifestazioni organizzate sistematicamente contro le divise, simbolo dello Stato, in un contesto che le nuove norme di prevenzione non sono ancora riuscite ad arginare del tutto.
Val di Susa: la guerriglia pianificata nei dettagli
La situazione in Val di Susa si distingue nettamente da altri focolai di tensione per la sua profonda componente organizzativa. Non si tratta di esplosioni improvvise di rabbia, ma di azioni studiate accuratamente. “Quella della Val di Susa è un’azione organizzata da giorni o se non da settimane” spiega Bianconi, tracciando una linea netta rispetto ai disordini urbani. In questo scenario, il territorio impervio dei boschi complica ulteriormente il lavoro delle forze dell’ordine, rendendo la prevenzione un compito arduo nonostante i servizi di sicurezza dispongano già di ampi elenchi di sospettati. La difficoltà risiede nel trasformare le informazioni di intelligence in prove giudiziarie che possano reggere nei tribunali, evitando che le operazioni repressive si traducano in scarcerazioni immediate o assoluzioni.
Il trapasso generazionale degli sfasciatutto
Un aspetto cruciale evidenziato dal giornalista riguarda l’evoluzione dei gruppi coinvolti, che molti identificano ancora con il termine storico di Black Block. Sebbene siano passati venticinque anni dai fatti di Genova, il nucleo ideologico è sopravvissuto grazie a un passaggio di consegne tra padri e figli. “Certamente c’è un trapasso generazionale che porta con sé anche una sorta di patrimonio che si eredita” afferma Bianconi, riferendosi a tecniche di aggressione e preparazione che vengono tramandate nel tempo. Si tratta di gruppi anarco-insurrezionalisti che, pur cambiando sigle e nomi, mantengono intatta la propria struttura e la capacità di studio delle tattiche di scontro, rendendo impossibile azzerare il fenomeno solo attraverso la repressione.
Bologna: l’assalto estemporaneo che sfrutta la piazza
A differenza dell’assedio sistematico della Val di Susa, i fatti di Bologna legati al caso Fakir mostrano una dinamica differente, definita come estemporanea. In questo caso, i violenti hanno approfittato di una cornice civile e politica per innescare lo scontro. “Poche ore dopo un evento si sono radunate delle persone che hanno approfittato di una manifestazione civile, civica e politica come quella convocata dal sindaco per trasformarla in un’occasione di assalto alle forze dell’ordine” osserva Bianconi. Nonostante l’area ideologica possa essere la stessa, accomunata dall’odio per le divise viste come nemico dello Stato, l’approccio tattico a Bologna è stato dettato dall’opportunismo del momento piuttosto che da una lunga pianificazione militare.
Il ruolo della comunità marocchina e il rischio Garlasco
Un elemento di novità emerso negli scontri più recenti a Bologna è stata la capacità della comunità marocchina di isolare i violenti durante le commemorazioni per Fakir. Bianconi spiega che questa scelta è stata dettata sia dalla volontà di non passare dalla parte del torto, sia dalla consapevolezza di una polizia molto più organizzata rispetto ai giorni precedenti. Tuttavia, il giornalista esprime forte preoccupazione per il modo in cui l’indagine viene trattata mediaticamente, con una sovrabbondanza di video e accuse reciproche quotidiane. “Sembra l’anticipo di un caso Garlasco veramente impressionante” avverte Bianconi, criticando il voyeurismo giudiziario che rischia di inquinare la ricerca della verità su un episodio ancora poco chiaro.
Prevenzione e intelligence contro le derive repressive
Davanti all’insufficienza delle attuali norme, il dibattito si è spostato su possibili innovazioni tecnologiche e tattiche, come l’uso di lacrimogeni più potenti o proiettili di gomma. Bianconi boccia fermamente queste ipotesi, richiamando la sua esperienza giovanile come cronista dei Riot in Irlanda del Nord, dove tali strumenti causarono numerosi morti. La soluzione, secondo l’esperto, non risiede in strumenti più letali ma nel potenziamento costante del lavoro informativo. “La prevenzione è l’unico antidoto rispetto a un fenomeno che esiste” conclude Bianconi, ribadendo che l’intelligence deve fare di più per anticipare gruppi che, pur essendo monitorati, riescono ancora a mettere in atto devastazioni significative.

In sintesi
* La Val di Susa è teatro di una guerriglia organizzata da settimane, mentre Bologna è stata un evento estemporaneo.
* Esiste un trapasso generazionale nei gruppi anarco-insurrezionalisti che ereditano tattiche e ideologia dai Black Block.
* L’indagine sul caso Fakir a Bologna rischia di diventare un circo mediatico simile al caso Garlasco per l’abuso dei video.
* Bianconi avverte: i proiettili di gomma sono pericolosi; l’unico vero rimedio contro i disordini è l’intensificazione dell’intelligence.
FAQ
Perché i gruppi violenti della Val di Susa non vengono fermati prima se sono già monitorati? Perché avere un’informazione di intelligence o di polizia è molto diverso dal possedere prove di reati specifici che possano reggere in un tribunale per ottenere condanne.
Che differenza c’è tra i manifestanti di Bologna e quelli della No Tav? Sebbene condividano l’opposizione alle divise come simbolo dello Stato, i No Tav pianificano gli scontri per settimane, mentre a Bologna i gruppi hanno sfruttato una piazza pacifica per un attacco improvviso.

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Meta Description Giovanni Bianconi analizza a Giornale Radio le differenze tra gli scontri in Val di Susa e il caso Fakir a Bologna. Tra pianificazione e rabbia estemporanea.


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