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Giubilei e il caso Picierno: “Il PD rischia di diventare un doppione del M5S”

today4 Giugno 2026

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Giubilei e il caso Picierno: “Il PD rischia di diventare un doppione del M5S”

Il Partito Democratico si trova di fronte a una crisi d’identità che rischia di trasformarsi in un vicolo cieco elettorale. Francesco Giubilei, editore e saggista, intervenuto ai microfoni de L’Attimo Fuggente, con Luca Telese e Giuliano Guida Bardi, dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 9 ed il sabato dalle 8 alle 10, ha delineato uno scenario impietoso per il futuro del Nazareno. Al centro della tempesta c’è il caso di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, che ha ufficialmente deciso di lasciare il partito dichiarando con amarezza: «Questo non è più il mio partito, non lo riconosco più». Per Giubilei, lo strappo non è un evento isolato, ma il segnale di un’emorragia che sta svuotando l’ala moderata a favore di posizioni sempre più radicali.

L’emorragia dei riformisti: non solo un caso isolato

“Il PD sta perdendo tutti i riformisti”, attacca Giubilei, sottolineando come la segreteria Schlein stia progressivamente alienando le figure storiche dell’area moderata. Non è solo la Picierno: l’elenco dei nomi in bilico, secondo l’editore, è destinato ad allungarsi. “C’è stata la Gualmini e la Picierno e probabilmente da qua ai prossimi mesi potrebbero esserci la Madia, magari un Del Rio, tutto quel mondo più riformista”. La Picierno, dal canto suo, ha denunciato una campagna social orchestrata internamente per spingerla all’uscita, un clima che ha reso ormai impossibile la convivenza.

La deriva a sinistra e lo spettro del “doppione”

Il rischio principale evidenziato da Giubilei è la perdita di una funzione specifica nel panorama politico italiano. “La forza del PD è sempre stata quella di essere un partito che al suo interno aveva varie anime, varie correnti”, spiega l’ex consigliere del Ministero della Cultura. Se questa pluralità viene sacrificata sull’altare di una maggiore coerenza ideologica a sinistra, il risultato è l’irrilevanza strategica: “Se si schiaccia troppo a sinistra rischia poi di fare un doppione del Movimento 5 Stelle”. Questo riposizionamento minaccia la soglia psicologica del 20%, un bacino che finora era garantito proprio dalla presenza della componente riformista.

Il peso elettorale e il progetto della “tenda riformista”

Mentre si consuma lo strappo, resta aperta la questione del peso elettorale reale di chi lascia il partito. Il conduttore radiofonico Luca solleva una provocazione diretta: “Voglio vedere quando si peserà Pina Picierno quanti zero elettorali metterà insieme”. Eppure, nonostante i dubbi sul consenso individuale fuori dall’apparato, Giubilei vede una destinazione politica già tracciata per i fuoriusciti: la “tenda riformista” a cui lavora Matteo Renzi. La Picierno, forte dei suoi 125 mila voti presi nel 2024 e dei solidi rapporti con Roberta Metsola, sembra già pronta a cercare la riconferma alla vicepresidenza dell’Europarlamento dai banchi di Renew Europe.

La mina Vannacci: l’assalto al bacino di Fratelli d’Italia

L’analisi di Giubilei non risparmia le turbolenze nel campo opposto, concentrandosi sulla figura del generale Vannacci. A suo avviso, il generale non è una minaccia solo per la stabilità della Lega, ma punta direttamente al cuore del consenso della premier Meloni. “Il vero obiettivo di Vannacci, dove andrà realmente ad aggredire, è Fratelli d’Italia anche da un punto di vista numerico”, spiega Giubilei, precisando che il generale ambisce a quel “28-30%” che oggi sostiene la leadership di Giorgia Meloni.

Il rischio del caos e la fine dell’unità nel centrodestra

L’inserimento di Vannacci nella coalizione di governo presenta, per Giubilei, due criticità letali. Da una parte, rischia di “spolpare i partiti stessi perché viene meno il discorso del voto utile”, un tema a cui l’elettorato di destra è storicamente sensibilissimo. Dall’altra, mina la compattezza dell’esecutivo: “Rischi di fare una campagna elettorale caotica e a rilancio costante”, in cui alleati come Forza Italia saranno costretti a smarcarsi continuamente dalle posizioni esplosive del generale.

Il mito dei fondi UE e il nodo della sovranità economica

Infine, l’intervento tocca la postura dell’Italia in Europa, ribaltando la narrazione sui finanziamenti comunitari. Giubilei è netto: l’Italia non vive di regali da Bruxelles. “L’Italia è un contributore netto: i soldi che noi diamo sono più rispetto a quelli che noi riceviamo dall’Unione Europea”. Anche sul PNRR, il giudizio è severo, ricordando che si tratta per due terzi di un debito che le generazioni future dovranno restituire. La domanda finale di Giubilei suona come un monito per l’intero arco costituzionale: “Qual è la nostra sovranità come Stato se ogni volta in cui dobbiamo fare delle spese dobbiamo sempre chiedere all’Europa il permesso?”.

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