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“Il turismo è un’industria che non si può delocalizzare”: perché l’Italia vince la sfida contro le crisi geopolitiche

today10 Luglio 2026

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“Il turismo è un’industria che non si può delocalizzare”: perché l’Italia vince la sfida contro le crisi geopolitiche

Il settore turistico nazionale sta affrontando una stagione decisiva, agendo come un vero e proprio scudo contro le incertezze globali. Nonostante le pesanti tensioni geopolitiche internazionali che hanno frenato i flussi a lungo raggio, l’accoglienza tricolore dimostra una solidità insospettabile. “La stagione turistica 2026 si sta rivelando un banco di prova importante per la resistenza dell’ospitalità di casa nostra”, spiega Antonio Zacchera, Vicepresidente Vicario di Confindustria Alberghi. Questa capacità di adattamento è stata l’argomento centrale dell’ultima puntata di Next Economy con Manuela Donghi, il programma in onda dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 13 su Giornale Radio, dove è emerso come il dinamismo dei mercati europei e la crescita della domanda interna stiano salvando i bilanci delle nostre imprese.

La materia prima che nessuno può portarci via
Il segreto della vittoria italiana risiede nella natura stessa del comparto, inteso non solo come servizio ma come asset strategico permanente. Per gli operatori del settore, il territorio è un giacimento economico che non teme la concorrenza degli impianti industriali mobili. “La prima materia prima che noi di Confindustria diciamo che è il turismo e l’altro tema è che il turismo è un’industria che non si può delocalizzare”, sottolinea Zacchera con fermezza. Questo connubio tra risorse naturali uniche e l’impossibilità di spostare la produzione all’estero rappresenta una garanzia per il futuro dell’economia nazionale. Valorizzare questa particolarità significa proteggere un patrimonio che, a differenza di altri settori produttivi, rimane saldamente ancorato ai confini del Paese.

I numeri del successo tra Europa e mercato interno
I dati del primo semestre 2026 confermano un trend estremamente positivo, smentendo i timori di un rallentamento dei consumi. La spinta arriva da un doppio binario che vede l’Italia come meta preferita dai vicini di casa e dagli stessi italiani. “Risulta un dinamismo interno abbastanza importante, pari all’1,97%, però calcoliamo che gli arrivi dall’estero sono sempre predominanti al 6,45%”, rivela il vicepresidente. La combinazione di questi fattori porta a una crescita complessiva del +4,5%, una cifra definita “molto confortante” che premia la qualità dell’offerta ricettiva. Nazioni come Francia, Germania, Paesi Bassi e Polonia si confermano i motori principali che alimentano l’industria delle vacanze, dimostrando che l’attrattività del brand Italia resta ai vertici mondiali.

Il primato dei congressi e la sfida di settembre
L’Italia non vive di solo sole e mare, ma sta imparando a spalmare i profitti su tutto l’arco dell’anno attraverso nicchie ad alto valore aggiunto. Un esempio eclatante arriva dal settore business, dove i risultati sono senza precedenti. “Ci sono dei dati sul congressuale pazzeschi: l’Italia è la prima destinazione in Europa per il turismo congressuale e la seconda al mondo dopo gli Stati Uniti”, dichiara Zacchera. Questo primato permette di allungare la stagionalità, rendendo settembre e ottobre mesi in forte ascesa grazie anche all’enogastronomia. L’obiettivo dichiarato è quello di “spalmare” le presenze non solo nel tempo, ma anche nello spazio, portando i viaggiatori a scoprire i borghi e le aree meno affollate per evitare concentrazioni eccessive e garantire una qualità del servizio sempre altissima.

L’ombra della Bolkestein e le infrastrutture carenti
Non mancano però le preoccupazioni che agitano il sonno degli albergatori, prime tra tutte le incertezze legislative e i limiti dei trasporti. La direttiva europea sulle spiagge rappresenta attualmente il timore principale per la stabilità degli investimenti. “Abbiamo un tema molto caldo che è la Bolkestein, dove tutti gli alberghi sono un po’ spaventati in quanto le spiagge andranno a bando”, avverte Zacchera, aggiungendo che “andiamo a distruggere quello che abbiamo costruito con fatica in molti anni” se non ci sarà un’attenzione politica particolare. A questo si aggiunge la necessità di un potenziamento infrastrutturale: estendere la stagione è impossibile se, ad esempio, in Sardegna a metà settembre “gli aerei si dimezzano e le navi diventano un terzo”. Serve quindi un gioco di squadra tra politica, logistica e imprese per non sprecare l’enorme potenziale di un settore che attende anche interventi sul costo del lavoro e sulla tassa di soggiorno.

In sintesi
* Il turismo italiano cresce del +4,5% nel primo semestre 2026 nonostante le crisi internazionali.
* L’Italia conquista il primo posto in Europa e il secondo al mondo nel settore congressuale.
* Confindustria Alberghi lancia l’allarme sulla direttiva Bolkestein: rischio distruzione per anni di lavoro.
* Settembre e ottobre sono in forte crescita grazie a strategie di destagionalizzazione e borghi.

FAQ
Perché il turismo è considerato un’industria non delocalizzabile?
Perché si basa sulle bellezze naturali e artistiche del territorio italiano, che costituiscono una materia prima immobile e permanente.

Quali sono i mercati esteri che trainano maggiormente il turismo italiano?
I flussi principali arrivano da Germania, Francia, Paesi Bassi e Polonia, con una crescita degli arrivi internazionali del 6,45%.

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