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Instagram e Friendflation, il narcisismo che svuota il portafoglio: “Se non posso fotografarmi nel locale alla moda non mi sento vivo”

today24 Luglio 2026

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Instagram e Friendflation, il narcisismo che svuota il portafoglio: “Se non posso fotografarmi nel locale alla moda non mi sento vivo”

La pressione economica non bussa più soltanto alla porta di casa sotto forma di bollette, ma si insinua nelle pieghe della nostra vita sociale. Il fenomeno, battezzato come Friendflation, descrive quella crasi tra amicizia e inflazione che spinge migliaia di persone a partecipare a cene, weekend e riti collettivi sempre più costosi pur di non sentirsi escluse dal gruppo. Di questa deriva dei consumi e del bisogno di inclusione si è discusso durante Next Economy, il programma di Giornale Radio, con il professor Stefano Gnasso, docente di Sociologia dei consumi all’Università Cattolica.

Quando il bisogno di sentirsi vivi vale più del risparmio

Secondo Stefano Gnasso, il problema non riguarda soltanto l’inflazione o il costo crescente delle attività sociali, ma il valore simbolico che oggi viene attribuito alle esperienze.

«Io mi devo sentire vivo, mi devo sentire a mio agio, mi devo rappresentare in un certo modo e quindi per fare questo devo anche partecipare a certi rituali sociali», osserva il sociologo.

In questa prospettiva, il prezzo dell’esperienza passa in secondo piano rispetto al beneficio identitario che essa produce.

Si risparmia sulla spesa, non sulle esperienze

Gnasso evidenzia un cambiamento nei comportamenti di consumo: molte persone preferiscono rinunciare ad acquisti quotidiani piuttosto che sacrificare occasioni di socialità considerate importanti.

«A fronte del mio sentirmi vivo il prezzo da pagare è un qualcosa che non considero, che magari posso considerare dopo a fine mese, ma certamente non andrò a risparmiare lì, andrò a risparmiare al supermercato sull’insalata che non ha un valore simbolico», spiega.

Per il docente, la logica dei consumi si è spostata dal soddisfacimento dei bisogni materiali alla ricerca di esperienze che rafforzano la percezione della propria identità.

Instagram e la costruzione dell’identità

Secondo Gnasso, i social network hanno modificato profondamente il significato stesso della socialità.

«Io adesso ho bisogno di andare in un determinato contesto, anche perché mi voglio fotografare, mi voglio riprendere in un certo modo, mettere questa cosa su Instagram», afferma.

Il locale alla moda diventa così non soltanto un luogo di incontro, ma uno scenario attraverso cui costruire e raccontare pubblicamente la propria identità. Senza questa possibilità di rappresentazione, l’esperienza perde parte del suo valore simbolico.

Perché il fenomeno pesa soprattutto sui giovani

La Friendflation interessa trasversalmente tutte le generazioni, ma secondo Gnasso colpisce con particolare forza Gen Z e Millennials, ancora impegnati nella costruzione della propria identità personale e sociale.

In un contesto caratterizzato da redditi limitati, precarietà lavorativa e aumento del costo della vita, il desiderio di partecipare ai rituali collettivi entra spesso in conflitto con le possibilità economiche.

«Chiaramente per le giovani generazioni è qualcosa di più rilevante», sottolinea il docente.

Il rischio di sentirsi cittadini di Serie B

Per Stefano Gnasso, il problema non è soltanto economico, ma anche sociale.

Chi non riesce a sostenere i costi della socialità contemporanea rischia infatti di sentirsi escluso e marginalizzato.

«Se non vado al locale tutti i giorni e non mi sento vivo, non mi sento incluso in questo assetto sociale e io mi sento un cittadino di Serie B e questa frustrazione la dovrò pure sfogare in qualche modo», conclude.

Secondo il sociologo, la Friendflation rappresenta quindi il sintomo di un disagio più profondo, in cui consumo, identità e appartenenza sociale finiscono per sovrapporsi.

In sintesi

  • La Friendflation descrive la pressione economica che spinge molte persone a spendere per partecipare alla vita sociale e non sentirsi escluse.
  • Secondo Stefano Gnasso, oggi il valore simbolico dell’esperienza prevale sul costo economico, portando spesso a risparmiare su altre spese quotidiane.
  • Instagram e gli altri social alimentano il bisogno di frequentare contesti considerati prestigiosi per costruire il proprio racconto identitario.
  • Il fenomeno colpisce soprattutto Gen Z e Millennials, aumentando il rischio di esclusione sociale e frustrazione in chi non riesce a sostenere questi standard.

FAQ

Perché le persone continuano a spendere nonostante l’inflazione?

Secondo Stefano Gnasso, il bisogno di sentirsi vivi, riconosciuti e inclusi nel proprio gruppo sociale viene percepito come un’esigenza identitaria profonda, spesso più importante del costo economico dell’esperienza.

Qual è il rischio sociale della Friendflation?

Il rischio è che chi non riesce a partecipare ai rituali della socialità contemporanea sviluppi un forte senso di esclusione, sentendosi un cittadino di Serie B e accumulando frustrazione.


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